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giovedì 27 dicembre 2007

All'ombra della privacy, nessuno tocchi
le nefandezze della Casta: educazione
all'illegalità, routine da non disturbare

di Cristina Lavinio

In questa nostra società dell'apparire, anche le ultime vicende (telefonata Berlusconi - Saccà) sembrano scandalizzare più per la forma con cui emergono che non per la sostanza. La forma è l'intercettazione telefonica, giudicata come gravemente lesiva della privacy, la sostanza è una raccomandazione caldeggiata per minare la già risicatissima maggioranza di centrosinistra in Senato, unita alla servilità ossequiosa di un dirigente RAI nei confronti di un Caimano.

Ma il prevalere della difesa della privacy a tutti i costi la dice lunga sul mondo in cui viviamo, almeno da queste parti, nella nostra vecchia e “depressa” Italia, malata - è vero - di una depressione catatonica e non reattiva, ormai mitridatizzata rispetto ad avvelenamenti politico-mediatici quotidiani, specchio a loro volta della crisi di valori che sembra coinvolgere l'intera società.

Sembra infatti generalmente accettato che le nefandezze siano normali, e dunque non sconvolgono più di tanto; almeno finché si tratta di raccomandazioni, di corruzione, di svendita dell'interesse pubblico per fini privati, di favori da fare come investimento perché prima o poi saranno resi ecc. ecc. Lo scandalo, intriso però di voyeuristico compiacimento, nasce semmai per delitti misteriosi che occupano per mesi o per anni (si pensi a Cogne) l'informazione cartacea e televisiva, contendendo lo spazio ai pettegolezzi della politica, in un rincorrersi di dichiarazioni non meditate (“voci dal sen fuggite”) che rimbalzano ogni giorno dall'uno all'altro dei nostrani massimi esponenti della Casta.

E giù a commentare, interpretare, puntare sul toto-governo che cade o no, e quant'altro, per dirla con una orrenda e diffusa formula che ormai imperversa assieme al piuttosto che. E quest'ultimo, il piuttosto che, ormai unisce e non oppone; esemplificando, si può dire che nel dibattito sulle inezie tutti sono coinvolti: Fini piuttosto che Veltroni, Casini piuttosto che Pecoraro Scanio, piuttosto che Bertinotti e così via.

Ma ci si rende conto che, di questo passo, in questa società dell'indifferenza, sarà percepito come violazione della privacy chiamare i carabinieri quando si sente il vicino di casa che massacra di botte la moglie? O quando si assiste per caso a uno stupro o a un furto? È già, spesso, per rispetto della privacy che si chiude un occhio, se non due, quando non si denuncia chi approfitta della propria posizione di potere per ottenere favori (sessuali e non) e, specularmente, chi ne fa per ottenere qualcosa, chi tarocca per fini privati i concorsi, chi corrompe o cerca di corrompere i membri di una commissione, chi scarica dalla rete la “propria” tesi di laurea oppure chi la fa per altri, a pagamento.

Chi non si rassegna a queste “piccole” (?) illegalità quotidiane, viene accusato di giustizialismo, chi cerca l'etica nei comportamenti - e soprattutto in quelli che incidono sulla amministrazione della cosa pubblica - o è un moralista, o, peggio, uno che non ha capito come ormai va il mondo; è uno attaccato a valori sorpassati, poco adatti all'innovazione, che non si sa adeguare alle leggi di un mercato che sembra sconfinare nel mercimonio…

E finisce, denunciando i misfatti o non rassegnandosi, per sentirsi chiedere di “abbassare i toni”, magari perché la denuncia è troppo indignata (comodo, ancora una volta, dirottare l'attenzione sulla forma glissando sulla sostanza). O, peggio, finisce per essere considerato il colpevole principe di quei misfatti. E in fondo è vero: quei misfatti non esistono finché qualcuno, violando la privacy, non ne parla…


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