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domenica 23 dicembre 2007

La partecipazione informata dei cittadini
alle grandi scelte ambientali,
con dati corretti e comunicazione efficace

di Laura Monni

Nel dibattito sullo sviluppo sostenibile ha trovato spazio il concetto secondo il quale il diritto della partecipazione dei cittadini alle scelte pubbliche in materia ambientale non si esaurisce nel momento del voto, ma deve trovare applicazione in occasione delle fasi attraverso cui si articola il processo decisionale.

La Convenzione di Aarhus - firmata nel 1998 dalla Comunità europea e dai suoi Stati membri - recepisce tali principi e definisce un nuovo modello di governance ambientale, fondato su tre pilastri:

  1. l'accesso all'informazione ambientale,
  2. la partecipazione del pubblico ai processi decisionali,
  3. l'accesso alla giustizia in materia ambientale.

Accesso all'informazione ambientale, per cominciare. Il coinvolgimento dei cittadini si realizza, innanzitutto, mediante la conoscenza delle scelte che devono essere effettuate e degli elementi di valutazione delle stesse in termini di impatto ambientale, sanitario, economico e sociale; ed in secondo luogo mediante la possibilità di intervenire attivamente nel processo decisionale, con una partecipazione “informata”.

La Convenzione adotta una nozione di “informazione ambientale” assai ampia e garantisce ai cittadini l'accesso secondo due modalità:

Il diritto di accesso, per quanto esteso, non è comunque assoluto. Sono infatti previste alcune specifiche ipotesi di esclusione e vi è un bilanciamento fra diritto all'informazione e riservatezza.

Nell'attuale quadro normativo italiano risultano rilevanti sia la disciplina speciale sull'informazione ambientale (D. lgs. 195 del 19 agosto 2005) sia la legge 15 dell'11 febbraio 2005 che modifica la legge 241 del 1990 in materia di procedimento amministrativo e di diritto di accesso ai documenti amministrativi. La disciplina sull'informazione ambientale prevede, tra l'altro, che le autorità pubbliche siano tenute a rendere disponibili le informazioni relative all'ambiente a chiunque ne faccia richiesta, senza che questi debba dimostrare il proprio interesse. Introducendo una importante differenza rispetto alla disciplina più generale sull'accesso.

Per quanto riguarda le amministrazioni pubbliche, le banche dati ambientali rappresentano - soprattutto alla luce dell'evoluzione normativa degli ultimi anni - uno strumento fondamentale al fine di gestire in modo efficiente, condividere e mettere a disposizione del pubblico il patrimonio conoscitivo che le autorità pubbliche detengono in materia ambientale.

Tracciando, brevemente, il quadro della situazione sul possesso, l'accesso e la diffusione delle informazioni ambientali, emerge una situazione complessa e disomogenea. Le diverse banche dati contenenti informazioni ambientali, infatti, spesso non seguono un protocollo comune per quanto riguarda la struttura generale, i criteri di accessibilità, le procedure di aggiornamento dei dati e la diffusione delle informazioni.

Per garantire una diffusione efficace delle informazioni, non basta la creazione delle banche dati e la garanzia di accessibilità al pubblico: occorrono strumenti che permettano agli utenti di conoscere la precisa collocazione delle banche dati e le metodologie di utilizzo delle risorse.

I soggetti che richiedono le informazioni sono numerosi e hanno esigenze molto diverse tra loro, nonostante spesso interagiscano sulla stessa problematica ambientale e vi sia una forte trasversalità del fabbisogno di informazioni rispetto ai punti di vista settoriali.

Gli utenti possono essere distinti in due categorie:

  1. gli utenti esperti, o con esigenze particolari, che sono facilmente individuabili in professionisti, ricercatori, studenti universitari, singole aziende: cercano dati specifici, soprattutto per esigenze professionali, e di conseguenza hanno maggiore dimestichezza con i dati disponibili e con i mezzi di ricerca e supporto a disposizione;
  2. gli utenti generici, o con esigenze di carattere informativo o comportamentale, che si possono identificare con i cittadini.

Non tutti hanno la stessa facilità di accesso alle informazioni ambientali disponibili ed esiste una forte differenza tra le esigenze informative fra i due gruppi. Tenere conto di queste differenze permette di considerare gli utenti non solo come semplici fruitori di dati, ma come parte attiva nel processo di elaborazione e diffusione delle informazioni. La diffusione di dati completi, chiari e semplici da interpretare permette, dunque, ai cittadini/stakeholder di partecipare in maniera attiva e consapevole al processo decisionale.

Direttamente collegata è dunque la problematica legata agli strumenti di comunicazione utilizzati per diffondere le informazioni. Fare affidamento su Internet e sulle tecnologie informatiche risponde alla necessità di rendere disponibili le informazioni in modo facilmente consultabile e comprensibile anche ai meno esperti e di consentire l'accesso ai dati e alla documentazione senza lunghe trafile burocratiche. Ma occorre un'attenta analisi delle reali capacità che ha il sistema di raggiungere tutte le fasce sociali coinvolte. Internet e i mezzi di comunicazione elettronica garantiscono maggiore democraticità, ma non si deve dimenticare che parte della popolazione ha poca dimestichezza con i mezzi informatici o un accesso limitato.

Per valutare l'efficacia degli strumenti di comunicazione utilizzati si deve pensare di ricorrere anche ad altri canali di diffusione: gli uffici per le relazioni con il pubblico, i centri documentali, la diffusione a mezzo stampa degli estratti delle banche dati, la messa a disposizione di cd-rom con la raccolta delle informazioni, la diffusione nelle scuole tramite i corsi di educazione ambientale e l'organizzazione di convegni pubblici in maniera da incentivare e stimolare il ricorso e l'utilizzo dei sistemi informatici.

Il miglioramento della fruibilità delle informazioni può essere raggiunto attraverso diverse azioni e interventi specifici. Un ruolo centrale è assunto dalla creazione delle condizioni per realizzare un modello organizzativo basato su un'effettiva ed efficace cooperazione tra le diverse amministrazioni e gli enti interessati. Occorre sviluppare sistemi per l'automatizzazione dei processi di acquisizione dei dati che possano permettere di gestire in modo omogeneo il Catalogo ambientale e di perseguire sistemi per la semplificazione e la razionalizzazione dei processi di gestione dei datasets che porteranno all'effettiva armonizzazione dei database stessi già disponibili.

Un ruolo centrale deve essere assunto dalla semplificazione dell'accesso alle informazioni ambientali in modo che siano integrate, consistenti e orientate ai soggetti d'interesse. È anche importante che siano rappresentative dell'evoluzione temporale del fenomeno o del fatto osservato, per facilitare la comprensione e l'interpretazione dei dati. Si dovrà garantire la diffusione e la circolazione delle informazioni nel rispetto dei requisiti di interoperabilità, utilizzando sia i mezzi di comunicazione informatizzati che quelli più tradizionali.


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