sabato 15 dicembre 2007
di Elvira Corona
Sono 11.226 le vittime della tratta scoperte in Italia fra il 2000 e il 2006: 619 erano bambini o adolescenti. Cifre ufficiali ma sicuramente sottostimate, dicono da Save the Chidren, che pochi giorni fa ha presentato a Roma i risultati di una ricerca, “La tratta di persone in Italia. Evoluzioni del fenomeno e ambiti di sfruttamento”, realizzata all'interno del progetto Equal - Osservatorio Tratta e coordinato dall'associazione On the Road.
«La tratta costituisce una gravissima violazione dei diritti di migliaia di adulti e di minori: diritto alla vita, all'integrità fisica e psichica, alla salute», spiega Carlotta Sami, direttore dei programmi di Save the Children Italia. «Chi è vittima di tratta, tanto più se è un bambino, vive una tale condizione di segregazione e violenza da diventare invisibile e difficilmente raggiungibile e identificabile anche da parte di chi - polizia, autorità giudiziarie, operatori sociali - è chiamato ad aiutarlo. È quindi necessario promuovere la massima collaborazione fra tutti gli attori coinvolti in questo delicatissimo compito e che siano stabiliti degli standard condivisi per la identificazione e il supporto delle vittime di tratta».
Si tratta di un fenomeno molto complesso e sempre più organizzato e articolato, trasversale oltre che transnazionale. Ormai gestito in maniera “professionale”, prevede ambiti di sfruttamento sempre più differenziati: da quello sessuale a quello in attività illegali come furti, borseggio, mendicità, dal mercato del lavoro nero al traffico d'armi o di organi.
Secondo Isabella Orfano, componente di Osservatorio Tratta, «è fondamentale prima di tutto approfondirne la conoscenza, essendo in gran parte un fenomeno sommerso e che sfugge alle statistiche ufficiali. In secondo luogo bisogna rendere omogenee e pienamente operative le norme già esistenti a tutela delle vittime di tratta, partendo dall'applicazione sul territorio italiano del permesso di soggiorno per motivi umanitari. Uno strumento all'avanguardia nel panorama europeo ed internazionale ma la cui efficacia rischia di essere compromessa dalle interpretazioni notevolmente diversificate che ne danno gli organi competenti: questure in primo luogo, ma anche prefetture e procure della Repubblica».
Il coinvolgimento dei minori in questo traffico è la parte più triste e allo stesso tempo allarmante del fenomeno: bambini che non hanno ancora compiuto 14 anni - e per questo non sono perseguibili penalmente - spinti a compiere furti o borseggi, o a spacciare droga. Sono per la maggior parte di sesso femminile invece le vittime della tratta per sfruttamento sessuale, e arrivano per lo più da Romania, Bulgaria, Moldavia, Ucraina, ma anche dall'Africa: Nigeria, Gabon o Senegal.
A proposito di sfruttamento sessuale, nella ricerca si mette in evidenza come a partire dagli anni '90 ci sia stato un graduale aumento del numero di paesi di origine coinvolti (oltre all'Est europeo e all'Africa è comparsa nelle statistiche anche la Cina) ma anche sia cresciuto lo sfruttamento in appartamenti e locali notturni oltre a quello per strada. Sono poi cambiati l'organizzazione delle reti criminali e i metodi di reclutamento, controllo e sfruttamento, con un passaggio da gruppi criminali improvvisati a strutture fortemente organizzate, con collegamenti transnazionali, e con il passaggio da forme coercitive particolarmente violente a strategie più sottili, basate anche sulla concessione alle vittime di un margine di contrattualità.
Non solo tratta ai fini dello sfruttamento sessuale, si diceva: in questi ultimi anni si è assistito a una diversificazione dei campi e al progressivo abbinamento della tratta ad altre attività illecite - traffico di migranti, di droga e di armi- ma anche apparentemente lecite, come attività commerciali regolari che nascondono il riciclaggio di denaro sporco. Ancora non dimostrabile invece - secondo l'indagine - l'esistenza in Italia di tratta finalizzata all'espianto di organi (nonostante sia ormai provata l'esistenza di un commercio internazionale di organi e di tessuti, sia sotto forma di compravendita di organi tra adulti consenzienti che di viaggi della speranza in paesi in via di sviluppo per effettuare un trapianto illegale).
Per quanto riguarda la tratta finalizzata al mercato delle adozioni internazionali illegali, infine, lo studio sottolinea come le adozioni illegali, gli abusi e le pratiche irregolari compiute in vari momenti del percorso di adozione internazionale riguardano anche l'Italia, ma il collegamento con la tratta sembra ancora molto incerto.
In Italia la legge 228/2003, “Misure contro la tratta di persone”, frutto di anni di lavoro e di faticosi compromessi, viene applicata in modo disomogeneo. In particolare per quanto riguarda il riconoscimento alle vittime del permesso di soggiorno per motivi umanitari. Secondo un'indagine condotta su 65 delle 103 questure italiane, oltre la metà tende a subordinare il riconoscimento del permesso alla collaborazione della vittima al procedimento penale, secondo una logica “premiale” che prevale sui requisiti della “violenza e grave sfruttamento” e del “pericolo grave, attuale e concreto” di cui parla la norma. Inoltre restano lunghi i tempi della procedura di rilascio del permesso di soggiorno stesso.
Per quanto riguarda invece specifiche tutele riservate ai minori, uno degli ostacoli è ancora l'identificazione di coloro che sono vittime di tratta, spesso confusi e trattati alla stregua di minori dediti ad attività criminali. Allo scopo di facilitare questa importante distinzione, Save the Children ha coordinato la redazione del primo “Protocollo di identificazione e supporto dei minori vittime di tratta e di sfruttamento”, uno strumento a disposizione di forze dell'ordine, magistrati, operatori, dove sono indicati in modo molto schematico i profili dei gruppi a rischio di tratta e sfruttamento. Il documento fornisce la prima lista esaustiva sviluppata in Italia di indicatori per la identificazione dei minori vittime di questo terribile traffico. Come dice Carlotta Sami, «ci auguriamo contribuisca alla loro individuazione e protezione».
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