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giovedì 13 dicembre 2007

Interventi.

Volontariato: accentramento e squilibrio
nella distribuzione delle risorse
Ma il Consiglio è ostaggio della piazza

di Mimmia Fresu

“Se la democrazia è una rivoluzione”: è il titolo di una precedente riflessione sulla modifica dell´articolo 45 della legge regionale 23/2005, da parte del Consiglio regionale, riguardo al Comitato di gestione del volontariato. Un provvedimento che decentrava nelle varie province della Sardegna il coordinamento e l´assegnazione dei contributi in favore delle associazioni. Una rivoluzione, appunto, che avrebbe messo la Sardegna al pari delle altre regioni che hanno decentrato questo compito verso le Province, allo scopo di avvicinare coordinamento e risorse ai luoghi dove nascono i bisogni e dove operano le associazioni di volontariato.

Qui da noi, questo ruolo resta ancora in mano a un'unica struttura regionale. Fu in difesa di questo anacronismo, e forse anche di particolari interessi, che scesero in piazza, allora e in ben due occasioni, molte associazioni con tutto l´armamentario disponibile, ambulanze comprese (in una manifestazione ne contammo 23), al grido di «Giù le mani della politica dal volontariato». Uno slogan populista, a cavallo fra il luogo comune di facile presa e la grossolana menzogna. I primi a cascarci furono proprio i consiglieri regionali. Gli stessi che prima avevano votato il provvedimento. Si precipitarono fuori dal Palazzo, non per spiegare ai manifestanti, dando prova di coerenza, le ragioni del loro voto, bensì e senza traccia di pudore, per giustificarsi dicendo di aver votato senza sapere. Anzi, qualcuno disse di essere stato tratto, dolosamente, in inganno.

Delle due una: o questi rappresentanti del popolo sardo esprimono i loro voti nella totale ignoranza sul merito e con l´identico distacco col quale decidono per un caffé o un aperitivo; oppure il coraggio delle loro scelte, la coerenza, la tenuta morale, sono ostaggio della piazza e di qualche calcolo elettorale. Più rozzamente, mi domando sotto quale voce di bilancio siano state scaricate le spese di quella giostra; chi avrebbe pagato i costi del carburante delle ambulanze, e quanti richiedenti aiuto, quel giorno, erano rimasti senza soccorso, perché quelle sirene non chiedevano strada per salvare una vita, ma ululavano a Cagliari sotto le finestre di pavidi consiglieri regionali.

A svelare l´arcano ci ha pensato la Corte dei conti che, nei vari passaggi della relazione, recita testualmente: «… promotore e coordinatore delle varie forme di protesta è stato il Centro di servizio di Sardegna Solidale, cioè proprio quel soggetto che con l´applicazione della nuova norma sarebbe stato ridimensionato dal livello regionale a quello provinciale e quindi maggiormente interessato a chiedere l´abrogazione della modifica …».

La Corte dei conti trova, per altro, infondate le accuse rivolte alla Giunta e Consiglio regionali di voler controllare il volontariato con logiche di lottizzazione. Anzi, «… le modifiche non spostavano il potere verso i rappresentanti politici, ma aumentavano il peso delle Associazioni di volontariato…». Aggiunge che «… l´istituzione di Centri di Servizio almeno provinciali e ripartire i fondi spendibili, avrebbe sminuito il ruolo di Sardegna Solidale…» e sottolinea: «Hellip; quella articolazione provinciale avrebbe tutelato ancor più le Associazioni meno forti e lontane dal Centro decisionale», considerando che «come rilevato nell´indagine, i fondi non sempre sono stati erogati alle Associazioni… ».

In sostanza, il comma 4 dell´articolo 45 mirava a garantire equa distribuzione, nel territorio regionale, dei fondi disponibili e dei servizi attivabili, senza dare spazio a intromissioni della politica. Di disparità di trattamento fra i territori e le varie associazioni, la Corte dei conti ne rileva più d´una. Si sostiene, infatti che nel biennio 2005/2006, a fronte di 11 interventi disposti in favore di associazioni comprese nella fascia centrale dell´isola, Nuoro-Oristano-Ogliastra, l´area di Cagliari ne ha ricevuto 64. Nel 2004 gli interventi di finanziamento furono 34 per l´area Sud della Sardegna; 18 per Sassari e Gallura; 7 interventi per l´area Nuoro-Oristano-Ogliastra. Il valore percentuale delle risorse finanziarie distribuite mostra questo divario: 41% per la provincia di Cagliari e soltanto il 7% per le associazioni dell´area del centro Sardegna, il cui peso organizzativo è però del 20%.

La Corte dei conti avanza anche dubbi sulla legittimità operativa del Comitato di gestione, in quanto, così scrive, «… il 4 agosto 2002 sarebbe scaduto il mandato, non rinnovabile oltre due nomine, invece gli stessi rappresentanti hanno continuato a far parte dei successivi Comitati di gestione, applicando un regime di prorogatio che non trova alcun fondamento nella norma…». E non solo: rileva anche «… la forte irregolarità che ha viziato le deliberazioni che nel 2002/2004 sono state decise con il voto di 4 componenti su 13, e nel biennio 2004/2006 col voto di 4 componenti su 10, senza per giunta possedere alcun diritto di rappresentanza…».

Conoscendo bene il mondo del volontariato, certe manipolazioni dei valori della solidarietà che muove migliaia di volontari in tutta la Regione, si prova imbarazzo e irritazione. Ho salutato come provvidenziale quella innovazione dell´incriminato comma 4 dell´articolo 45: se la democrazia è una rivoluzione. Ma tutto è come prima, perché il Consiglio regionale, travolto da quelle proteste, ha votato in tutta fretta per la cancellazione della norma approvata pochi giorni prima. Ai nostri rappresentanti regionali, ora, è meglio non fare domande, potrebbero rispondere di non saperne niente. Umanamente si dev´essere dalla loro parte: è vero, niente sanno.


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