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giovedì 13 dicembre 2007

Il partito della Tirrenia in Sardegna:
Cisl, Unione Sarda, parlamentari
vergognosa battaglia anti-sardi e Soru

di Giorgio Melis

Oggi L'Unione Sarda, nella sua ossessione anti-Soru, si supera. Per reazione alla battaglia che da anni la Regione conduce contro il miserabile monopolio della compagnia borbonica che da mezzo secolo sfrutta le Indie sarde e tratta gli “indigeni” come carne da macello, i dipendenti della società hanno proclamato una specie di sciopero selettivo, razziale, etnico: il 21 dicembre, nel bel mezzo delle feste natalizie, negheranno informazioni e biglietti ai passeggeri sardi in partenza o in arrivo dalla Sardegna. Una misura non solo illegale ma vergognosa, da parte del personale di una società che è integralmente mantenuta dai traffici da e per l'isola, che rappresentano il 90 per cento del fatturato Tirrenia. Sapete come presenta il fatto L'Unione?: “Soru proclama guerra alla Tirrenia e le conseguenze le pagano i sardi… L'ennesima presa di posizione del presidente della Regione ha provocato l'immediata reazione del personale”. Poi, nel sottotitolo: “Ancora una volta pagano gli utenti”.

Il quotidiano di Cagliari, grande difensore alla rovescia dei diritti dei sardi, non commenta e non giudica l'incredibile presa di posizione (tutto fa brodo contro Soru) ma lascia passare una dichiarazione di Enzo Mormile, segretario nazionale della Federmar-Cisal (sindacato autonomo), che ha dello stupefacente: «Soru e i suoi seguaci ignorano sessant'anni di storico e quotidiano servizio prestato alla sua Regione da Tirrenia, mette irresponsabilmente a rischio l'occupazione di terra e di mare di quest'azienda e offende la dignità di questi lavoratori».

Per riassumere i termini della vicenda, va ricordato che la Regione chiede da anni la fine del monopolio della Tirrenia, che incassa aiuti pubblici per 200 milioni di euro, soprattutto per garantire le tratte di basso traffico, in particolare la Cagliari-Civitavecchia. Da sottolinerare che l'Unione eEuropea si è ripetutamente espressa contro gli aiuti di Stato alla Tirrenia, sostenendo in pieno la posizione regionale. Ancora, la Cgil sarda si è schierata apertamente contro la posizione pro-Tirrenia dei sindacati nazionali. Altrettanto hanno fatto la Cna, Confartigianato, Confindustria. La Cisl, col suo segretario Mario Medde è invece dalla parte della Tirrenia, affermando che l'abolizione del monopolio «sarebbe un salto nel buio».

Da notare che questa misura era stata proposta nella Finanziaria in corso di esame alla Camera con un emendamento del capogruppo del Pd, Antonello Soro, bloccato in commissione e che a questo punto potrebbe essere solo ripescato in aula dal governo. Improbabile, perché anche Soru si è reso conto - e lo ha dichiarato a Repubblica - che Prodi e D'Alema, pur essendosi impegnati con lui a sostenerlo, si stanno defilando per le pressioni della pontisssima lobby della Tirrenia: che include - magari per assurda convinzione - diversi parlamentari sardi. L'anno scorso, ad esempio, nella stessa circostanza che ricorre oggi, anche Federico Palomba aveva votato contro la richiesta di Soru, sostenendo che il taglio degli aiuti a Tirrenia avrebbe potuto provocare gravi conseguenze.

Ora si è aggiunta al fronte, puntualissima, L'Unione Sarda. Se i passeggeri sardi fossero vittima dell'odiosa discriminazione annunciata - roba da denuncia penale - la colpa sarebbe di Soru in danno degli incolpevoli utenti che pagano. Rinnegando battaglie serie e forti, con enorme sostegno di tutti i sardi, odiatori motivatissimi del monopolio arrogante e inefficiente della Tirrenia, che la stessa Unione ha condotto per decenni quando era davvero dalla parte dei sardi.

Lasciar passare l'affermazione del sindacalista sui «60 anni di storico e quotidiano servizio prestato» alla Sardegna da Tirrenia è un'infamia imperdonabile. Tirrenia ha trattato - ovvero maltrattato, sfruttato e offeso i sardi come colonizzati presi a pesci in faccia - la Sardegna in modo abbietto, ha bloccato e ritardato di vent'anni il suo decollo turistico con servi marittimi da terzo mondo. Il nuovo presidente dell'Autorità portuale di Cagliari, Paolo Fadda, ha documentato che il porto del capoluogo sta crollando perché ha perso passeggeri e merci che preferiscono andare a Olbia e Portotorres per scansare i bassi servizi della Tirrenia.

Chiedete a qualunque compagnia privata se in cambio non del sostegno pubblico ma di semplici condizioni e parità di concorrenza non sarebbe disposta a correre per garantire un servizio competitivo sulla Cagliari-Civitavecchia: con traghetti all'altezza di quelli Moby Lines, Grimaldi, Corsica ferries, potrebbe rifiorire e avere grande sviluppo. Come è avvenuto per Olbia e Porto Torres da quando sulle tratte sono entrate alla grande le compagnie che non a caso stanno erodendo e spazzolando Tirrenia.

È quella stessa Tirrenia che, con la sua lobby nazionale e regionale, fu determinante nell'affossare un progetto straordinario. Fine anni sessanta e metà settanta, con i soldi della nazionalizzazione delle società elettriche (in Sardegna, la Ses), la Bastogi diede vita a una società marittima che mise in mare i traghetti “Canguro”. Navi d'avanguardia, con trent'anni di anticipo su quelli attuali, navigazione confortevole, spazi da nave di crociera, grande successo iniziale. Ma alla flotta dei Canguri fu negato ogni lira di sostegno pubblico, che restò tutto e solo a Tirrenia per la pressionbe dei suoi sostenitori. Tirrenia praticava prezzi bassi grazie ai contributi statali e alla lunga i Canguri non poterono reggere a una conccorrenza così sleale. Quella flotta trasmigrò in mezzo mondo e ancora ci sono molti traghetti in servizio. Canguri affondati e perdita irreparabile per la Sardegna, che avrebbe potuto anticipare di vent'anni il boom turistico, frenato appena si tornò al monopolio Tirrenia.

Ecco, la compagnia borbonica e i sindacati di servizio spacciano questo disservizio umiliante per i sardi (quasi zero assunzioni negli equipaggi, fra l'altro) per un merito storico, senza che il quotidiano di Cagliari gli ricacci in gola affermazioni vergognose, che offendono la nostra terra: mille volte ha maledetto nel tempo la compagnia napoletana-siciliana protetta dai ministri delle loro regioni e anche da qualcuno sardo. E ora accetta senza reagire, anzi colpevolizzando Soru, per uno sciopero odioso, razzista, discriminatorio, ritorsivo-estorsivo, illegale.

Pazzesco che la Cisl di Mario Medde sia sulla stessa linea e che il segretario Giovanni Mattana paventi «un caos annunciato e pagato solamente da utenti e lavoratori» in caso di cancellazione del monopolio Tirrenia, che peraltro sarà imposto dalla Ue. Medde e Mattana pensino a fare gli interessi dei lavoratori siculo-napoletani, senza spacciarsi per difensori della Sardegna: contro anche Cgil (ma cosa aspetta a rompere con questa Cisl di destra e anche tirrenide?), Confindustria, Cna e Confartigianato. Ma quale caos e salto nel buio: abbiamo realizzato la continuità territoriale aerea senza e contro Alitalia, quella marittima si può fare allo stesso modo e anche meglio. Contro Tirrenia e i suoi sostenitori, inclusi parlamentari come Antonio Attili che spara sulla Regione anziché sulla compagnia, e altri colleghi timidi, prudenti, ambigui e sospetti: ce ne rioccuperemo con più calma.


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