domenica 9 dicembre 2007
Interventi.
di Andrea Falqui
Alcune considerazioni a margine dell'articolo di Giorgio Melis di giovedì 6 dicembre, titolato “Il sonno di politica e giustizia complice l'informazione ha generato il mostro-Regione”, che sconsolatamente condivido.
La prima è una dichiarazione di pessimismo: la classe politica regionale non sembra, allo stato attuale, seriamente riformabile. E lavora alacremente per riassorbire il fenomeno Soru. Nonostante alcune critiche che possono essere mosse alla persona e al fare non di rado monocratico col quale riveste la sua carica, Renato Soru era e resta, ai miei occhi, la sola speranza che questa Regione ha di voltare pagina rispetto ad un modo di intendere la politica e la presenza nelle istituzioni che è andato sempre più distorcendosi e svuotandosi negli anni. Fino al buco nero segnato dai cinque anni di centro-destra, durante i quali il centro-sinistra - nonostante la sconfitta voluta e cercata con determinazione nel tristissimo quinquennio di giunte Palomba - non seppe e non volle rinnovarsi, si distinse per la cattiva qualità della sua opposizione a Floris, Pili e Masala fino ad arrivare al coinvolgimento di alcuni suoi esponenti nello scandalo da basso impero delle pensioni d'oro.
Il centro-sinistra di oggi, ancora molto in linea con quello moralmente compromesso di ieri e avantieri, come è dimostrato dai nomi sempre uguali che ne compongono la classe dirigente, è al governo dell'isola grazie esclusivamente alla candidatura di Renato Soru, a meno che non si pensi che l'incredibile ipotesi di affidarsi a Giacomo Sanna avrebbe avuto chances di riuscita. Ma, oggi come ai tempi di Palomba, i suoi dirigenti l'hanno già dimenticato e si dimostrano disposti a giocarsi quest'ultima occasione, insieme a quella della Regione, pur di non rinunciare alle proprie posizioni di privilegio.
La seconda è relativa alla capacità che una o più inchieste giudiziarie hanno di mutare il corso della politica. Tenendo presente che è doveroso che esse siano condotte fino a loro completa conclusione, quantomeno perché resti scritto nero su bianco chi ha fatto cosa, è illusorio pensare che da esse possa venire una spinta politica al cambiamento in meglio, come a livello nazionale il decennio berlusconiano post Mani Pulite dimostra in tutta la sua gravità.
Ciò a cui assistiamo è infatti una crisi morale vasta, profonda e tuttora dilagante, che dura da più di dieci anni e che ha portato ad una classe politica regionale che nella sua stragrande maggioranza si è ridotta ad intersezione sistemica di interessi privati - economici, familistici, di clan o di loggia - e ha trovato i suoi protagonisti in una sfilza di mediocrità tanto irrimediabili quanto inamovibili.
Se questa crisi non fosse così spaventosa e pervasiva, oggi assisteremmo a ben altra difesa di Renato Soru da parte della sua stessa maggioranza verso una campagna di stampa che ogni giorno cerca di bloccarne l'azione, in sinistra ma chiara sintonia con le battaglie condotte da un centro-destra del tutto immemore di cosa sono stati i suoi cinque anni di giunte, capeggiato dall'uomo che fornì un biglietto da visita di politico regionale che ne segnalò subito l'alto livello: il neoeletto Mauro Pili che copiò di sana pianta il programma del suo governo per la Sardegna da quello di una regione tanto affine come la Lombardia. Madre di tutte le battaglie è quella per la pronta riconsegna delle coste dell'isola alla frotta di aspiranti cementificatori.
Da una crisi morale di questa portata non si esce con le inchieste giudiziarie ma con un rinnovamento radicale del modo di intendere la politica e, per conseguenza, degli uomini che l'incarnano: rinnovamento di cui non mi pare vi siano grandi segnali e che non credo possa essere testimoniato da Antonello Cabras, Paolo Fadda e compagni vari di Partito democratico.
La terza e ultima osservazione è relativa alla complicità dell'informazione regionale nella crisi morale, anche se mi pare che ormai non si tratti neppure di complicità quanto di piena corresponsabilità: non vedo infatti più alcun confine tra lotta politica e schieramento mediatico. Quest'ultimo è parte di un circolo dove l'appoggio che dispensa senza sosta alla cattiva politica e ai suoi protagonisti è dispiegato per essere prontamente ripagato con concessioni e partecipazioni ad affari pagati con fiumi di denaro pubblico, denaro che rafforzerà il potere mediatico suddetto, quindi di nuovo quello politico da lui benedetto in un crescendo di cui non si riesce a vedere la fine: è il berlusconismo in salsa isolana.
Ma, questo è l'unico punto in cui non mi ritrovo appieno nell'analisi di Giorgio Melis, questa brutta storia di pessima politica e informazione asservita e complice inizia molto prima di Soru, e neppure nel 1999 con l'oscenità del voto dietro la tenda con cui Efisio Serrenti consegna la Regione al centro-destra. Questa brutta storia - di cui è stata, è e sarà solo la Sardegna a pagare il conto salato - inizia prima: è il 1994 e, poco dopo la vittoria di Berlusconi a livello nazionale, a Cagliari l'intero gruppo direttivo del principale quotidiano sardo viene raso al suolo dal suo editore, Nicola Grauso, che fino ad allora aveva mantenuto una certa autonomia dal potere politico e si era circondato di persone di persone di buon livello (un nome valga per tutti: Alberto Rodriguez).
S'insedia allora alla direzione de L'Unione Sarda, per volontà di Grauso, un personaggio di cui non so più nulla e di cui mi piacerebbe scoprire come è andata a finire, se le patrie galere l'hanno o meno tra i propri ospiti - probabilmente no - per anni di diffamazione a mezzo stampa e reati più comuni di frode e truffa. Si chiamava, mi pare, Antonangelo Liori, e cosa accadde in quegli anni al più importante giornale dell'isola forse, prima o poi, sarà il caso di ricordarlo. Dalla storia di Lombardini a quella del Nuovo Movimento, in un intreccio che vide affacciarsi sul proscenio isolano personaggi come Vittorio Sgarbi e Paolo Liguori.
Per quanto tempo ancora i frutti avvelenati di quella brutta storia continueranno a contrastare e a minare la possibilità di un rinnovamento morale dell'isola e della sua politica?
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