domenica 9 dicembre 2007
Interventi.
di Pierluigi Leo
La recente decisione del Tribunale di Cagliari, per la quale la Regione deve sospendere i dirigenti esterni assunti alcuni mesi fa, segue una decisione simile dello stesso Tribunale adottata l'anno scorso, decisione alla quale l'Amministrazione regionale non avrebbe ottemperato. Si pone un serio problema, che non è di questi giorni, ma risale all'inizio di questa legislatura.
Sin dall'inizio della sua attività, l'attuale Amministrazione aveva mostrato una certa diffidenza nei confronti dei dirigenti regionali, verosimilmente per due ordini di considerazioni: erano ritenuti troppo organici alla precedente Giunta o non adeguati per il raggiungimento degli obiettivi che l'Esecutivo si era dato, per molti versi di rottura con il passato. Tant'è vero che furono adottati dei provvedimenti che incentivavano l'esodo dei dirigenti e si provvedeva a chiamare a dirigere alcune branche importanti dell'Amministrazione professionisti esterni al ruolo organico della Regione. A questo, bisogna aggiungere l'atto di indirizzo interpretativo con il quale la Giunta regionale ha ritenuto di dover superare il limite del 20 per cento fissato in legge per il ricorso a dirigenti esterni.
Tutto ciò premesso, occorre fare alcune considerazioni. È certamente condivisibile il fatto che la Giunta regionale si possa scegliere i dirigenti più omogenei ai propri obiettivi o ritenuti più preparati di altri. Così come, per alcune attività, possa ricorrere a figure dirigenziali esterne. Ma questo deve avvenire rispettando delle procedure previste in legge, in taluni casi più formali che sostanziali, pena l'illegittimità degli atti adottati.
E le procedure non vengono rispettate quando non si dispone l'informazione preventiva dei sindacati prima della nomina o della revoca del dirigente, e si opera la scelta di dirigenti esterni oltre il limite invalicabile previsto dalla legge, senza peraltro indicare il processo logico attraverso il quale si è pervenuti a quella scelta, che deve presupporre che tra i dirigenti regionali non esista la particolare figura dirigenziale per ricoprire un determinato incarico. Questo anche perché l'incarico esterno spesso è più oneroso per l'Amministrazione regionale o determina un nuovo costo aggiuntivo, come quando si affidano incarichi di assistenza legale, nonostante esista una avvocatura regionale.
Ma a questo punto c'è da chiedersi come mai l'Amministrazione vada incontro molto spesso a queste censure, così come in altre attività ben più delicate, nonostante abbia cambiato molti dei suoi dirigenti ricorrendo alle professionalità esterne. Delle due l'una: o i nuovi dirigenti estranei all'Amministrazione regionale non sono migliori dei dirigenti interni, oppure esiste una interferenza sull'attività dei nuovi dirigenti che, essendo più sodali degli altri, sono probabilmente meno portati a dissentire su scelte non proprio condivisibili.
Probabilmente è vera l'una e l'altra cosa. L'Amministrazione regionale, a mio avviso, per uscire da questa situazione dovrebbe recuperare il proprio rapporto con i dirigenti e con tutto il personale, oltre che con i sindacati, perché la sensazione che si trae dall'esperienza di questi ultimi tre anni e mezzo è che essa abbia creato un solco nei confronti di coloro che dovrebbero portare avanti la quotidiana azione amministrativa ed i processi di riforma, con dei provvedimenti che sono apparsi come punitivi nei confronti della burocrazia, specialmente quella di alto livello, e che comunque quest'ultima ha percepito come tali.
Lo spoils system è una buona pratica amministrativa se viene applicata come nel sistema anglosassone, dove al mutare dell'amministrazione vengono modificati tutti gli staff di supporto politico dell'amministratore, ma non certamente i direttori dei Ministeri ed dirigenti che devono assicurare la continuità dell'azione amministrativa, salvo casi eccezionali. Un bravo funzionario non lo si inventa dall'oggi al domani, e spesso gli esterni, pur essendo professionisti di grande levatura nell'attività di provenienza, trovano grandi difficoltà ad operare in una struttura burocratica che deve seguire regole molto rigide e dove la forma spesso è sostanza.
Moltissimi provvedimenti della Pubblica Amministrazione sono censurati e devono essere riadottati per banalissimi vizi di forma che, a chi proviene da una esperienza di direzione in una azienda privata o da una struttura pubblica più elastica, appaiono inconsistenti o dei cavilli giuridici ma, per chi proviene da una esperienza burocratica sono la prima regola da osservare, come in tutte le liturgie, laiche o religiose che dir si voglia.
C'è una certa schizofrenia nel comportamento dell'Amministrazione regionale: da un lato si è fatto di tutto per sfoltire la vecchia dirigenza e per sostituirla, oltre ogni limite, con una dirigenza esterna; dall'altro essa stessa ha fatto ricorso a vecchi dirigenti regionali per incarichi di grande responsabilità, quali assessori, menager di aziende ospedaliere, amministratori di enti, etc.: tutte persone di notevole professionalità ed affidabilità che si sono formate e sono stati formate nell'ambito della tanto vituperata Regione.
Mi rendo conto che il mio giudizio è di parte, per la mia esperienza pregressa in Regione, ma sono fermamente convinto che la burocrazia regionale ed i suoi dirigenti non siano secondi a nessuno, sia nell'Isola che nel resto d'Italia. Oggi ha solo bisogno di essere incoraggiata, motivata e coinvolta nelle scelte, pena lo scadimento dell'azione amministrativa, specialmente in un momento estremamente delicato e di congiuntura non favorevole per l'economia isolana.
Piaccia o non piaccia, la Regione - con tutti i suoi difetti e i suoi limiti - è la più grande azienda che opera nel nostro territorio. Se essa è virtuosa ed operosa, anche tutto il sistema regionale gira nel verso giusto; in caso contrario tutto il sistema Sardegna ne risente e tutti ne soffrono: gli enti locali, le imprese, i cittadini. Si parta dal potenziamento e dalla riqualificazione dalla burocrazia regionale per far ripartire tutto il sistema ed attuare le riforme, e al più presto. Perché come dice la spietata legge di Murphy, se qualcosa può andar male, la burocrazia lo farà in triplice copia. Sei copie, aggiungo io.
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