giovedì 6 dicembre 2007
di Daniela Paba
Vincenzo Flore, ingegner sottile, ha vinto la prima causa per “mobbing” intentata contro la Regione. Quattro anni fa, chiamato a dirigere il Servizio di promozione turistica dell'assessorato regionale, si rifiuta di firmare un appalto che ritiene irregolare. Due milioni e mezzo di euro (cinque miliardi di lire) per un portale da piazzare in rete. Una cifra spropositata se si pensa che altri - specie nel settore privato - hanno costruito analoghe strutture virtuali con molto meno.
Ne nasce un contenzioso che porta al trasferimento repentino di Flore, voluto dall'ex assessore Roberto Frongia e dall'allora direttore del personale Giorgio Valdès. Ma Flore non si dà per vinto, con «pacatezza e precisione» - doti che si riconosce da sé, insieme all'abitudine di studiare tutte le norme - si rivolge al giudice del lavoro, che gli dà ragione. Un modo di procedere che lui stesso definisce «legittimo e inattaccabile, sempre nell'interesse della collettività, ma secondo legge. Perché altrimenti anche l'interesse della collettività può essere inteso in modo troppo ristretto». La sentenza del tribunale è ora definitiva e in tempi di polemiche sugli appalti di oggi e di ieri la storia di Vincenzo Flore diventa più che interessante, emblematica.
Ingegner Flore, può ripercorrere la sua storia di mobbizzato?
«Ero allora direttore del Servizio di promozione turistica dell'assessorato, e come dirigente dovevo firmare il contratto d'appalto per un'associazione d'imprese, la VisitSardinia, per circa 5 miliardi di vecchie lire, già predisposto da altri prima di me. Come responsabile del servizio, ero incaricato della sottoscrizione del contratto. Feci le mie osservazioni, sia nel merito della spesa che del tipo di appalto. Ne nacquero diverse discussioni che si trasformarono in note scritte con l'assessore Roberto Frongia, il direttore generale che allora era Giorgio Valdés».
Cosa l'aveva insospettito?
«Avevo notizie di altre cifre rispetto a quelle del bando. Comunque dopo molti passaggi e molte note sono stato sollevato dall'incarico. Ma le norme di allora non consentivano lo spostamento di un dirigente da un servizio all'altro prima di cinque anni, proprio per evitare ricatti. La norma era chiarissima. Cosa accadde? Il provvedimento di trasferimento venne messo in essere dal venerdì al lunedì, tre giorni compresi i festivi. I tempi della causa sono stati ben più lunghi… È seguito un periodo di pressioni e censure, una vicenda lunghissima. Sono ricorso al giudice il quale ha nominato un perito di parte, due mesi fa è arrivata la sentenza che da qualche giorno è definitiva, anche perché la Regione non ha fatto ricorso. Il giudice mi ha dato ragione al mille per mille, riconoscendo che il mio spostamento è stato fatto in concomitanza con la volontà di non sottoscrivere la gara. Mi ha riconosciuto il danno biologico per 11.600 euro, più gli interessi legali, le spese per i consulenti eccetera».
Scusi, ma chi paga in questo caso?
«La Regione: mi ha già liquidato il mese scorso, ora mi deve dare gli interessi».
Dunque non pagano i politici che “sbagliano”, paga l'ente pubblico, cioè noi?
«Esatto. Per questo motivo ho già denunciato il danno erariale: finora la collettività ha pagato queste spese. Ho appena presentato ricorso alla Corte dei conti, in modo che per la illeicità delle azioni debba rispondere chi le ha prodotte. Il procuratore dovrà valutare se quei soldi siano da imputare agli attori, perché sono soldi pubblici».
Come si sente oggi che ha ottenuto giustizia?
«Come dirigente sono stato messo da parte, mi hanno mandato inizialmente all'Agricoltura, sa che ci fa un ingegnere all'agricoltura… Oggi sono all'Ufficio di presidenza, con un incarico ispettivo e uno stipendio più basso di quello che avevo allora. Infatti ho altri due ricorsi che andranno avanti: uno per la retribuzione e uno per la posizione».
Nella dialettica tra politici e personale amministrativo, chi difende i dipendenti regionali?
«Il dirigente è il più esposto, quello che ha meno protezione. Ha la responsabilità totale e diretta degli atti di spesa che l'assessore pone in essere. Nel momento in cui la spesa non è fatta in modo perfetto ne risponde direttamente. Non ne risponde né il presidente, né l'assessore. Se pure uno fa presente queste cose… Basta vedere i movimenti dei dirigenti in questi anni: vieni invitato a lasciare l'incarico, vieni sospeso, trasferito d'ufficio. I funzionari possono rivolgersi a un garante, noi non abbiamo nessuna copertura se non il tribunale, quello è l'unico spazio in cui possiamo farci valere».
Come si lavora e si vive in queste condizioni?
«Io lavoro in Regione dal 1980, 27 anni. Certo, essere un dirigente senza incarico non fa piacere a nessuno, ma di questa sentenza io ero sicuro. Sapevo che sarebbe arrivata, che in quegli atti vi fossero degli illeciti era talmente evidente. Ho iniziato la causa quattro anni fa, i tempi sono questi, e non sempre si hanno la voglia, la pazienza e le finanze per andare dal giudice. Gli avvocati si devono pagare e con lo stipendio da dipendente non tutti hanno la possibilità di andare avanti per tanto tempo».
Ha più incontrato Frongia e Valdés?
«Sì, certo. Valdés è andato in pensione, Frongia come si dice in gergo politico è stato trombato alle ultime elezioni, è tornato normale cittadino, almeno non fa danni. Le sembra che oggi le cose siano cambiate? Io ho potuto fare ricorso perché c'era una norma - quella che non ammetteva trasferimenti prima dei cinque anni- pensata per evitare che il dirigente fosse costretto a firmare. Questa norma è sparita. Vada a vedere i movimenti dei dirigenti: stanno quattro-cinque mesi e poi vengono trasferiti. Tragga lei le conclusioni. Oggi una sentenza come la mia sarebbe più difficile da ottenere».
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