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martedì 4 dicembre 2007

Interventi.

Fallito il Dalemoni, ecco il Veltrusconi
Walter e Berlusca promessi sposi
l'inciucio incombe sempre: vittima Prodi

di Raffaele Deidda

Certo che se si azzeccasse così nel prevedere i numeri del Lotto, saremmo tutti ricchissimi.

Purtroppo, invece, non si vince nulla ad aver intuito che l'inciucio era dietro l'angolo e avrebbe trovato la sua genesi ufficiale nell'incontro di venerdì 30 ottobre fra Veltroni e Berlusconi.

Riconosciamolo, era davvero troppo facile indovinare come sarebbe andato il faccia a faccia dei capi dei due maggiori partiti italiani, l'ancora in fasce PD e il neonato PPL, acronimo questo tradotto da qualcuno come “Partito del Padrone delle Libertà”.In ogni caso è stato annunciato il gaudium magnum: habemus Veltrusconum!

Il termine Veltrusconi, il cui conio è attribuito all'ineffabile Presidente Emerito della Repubblica Cossiga, è ormai entrato di prepotenza sia nel lessico giornalistico che nel linguaggio comune per definire una unità di interessi politici fra le due maggiori forze politiche del paese.

Ad osservatori un po' smaliziati questa unità appare invece come un'unione di interessi strategici mirata al consolidamento dei rispettivi poteri, come dice la iena Barenghi su La Stampa: «Entrambi sono leader di due nuovi partiti, entrambi vogliono una legge elettorale su misura, entrambi sono stanchi dei loro alleati, entrambi non vedono l'ora di liberarsi di Prodi. In sintesi? Veltrusconi».

E dire che fino a non molto tempo fa i due si scambiavano delicatezze di questo tipo: «Berlusconi è il segno di un degrado morale e culturale, di un egoismo sociale ed etnico». E l'altro, più raffinato: «Veltroni è un coglione». I due adesso “dialogano”, si incontrano per concordare, da capi dei due principali partiti, il passaggio dal bipolarismo al bipartitismo.

Noi avremmo gradito molto che nell'incontro fra Veltroni e Berlusconi si fosse parlato, oltre che di riforme elettorali (siamo ormai frastornati dalla pletora di ipotesi di sistemi proporzionali e maggioritari, di modelli elettorali tedeschi, spagnoli, delle percentuali di sbarramento, dei bipolarismi forzosi e di quelli programmatici, di preferenze sì e preferenze no, di alleanze prima o dopo il voto etc.) anche di altre riforme, quali quelle delle leggi sulle televisioni e di quelle sui conflitti di interesse.

Avremmo gradito moltissimo che si fosse parlato soprattutto di questione morale.

Si, perché il dialogo sulle riforme, la nuova dimensione di rispetto e riconoscimento reciproco, di convergenza, di lavoro in comune, di condivisione, non deve autorizzare il Cavaliere ritenersi legittimato a farsi gli affari suoi più o meno sporchi in qualità di capo del “Partito dei Prescritti in Libertà”, come Beppe Grillo traduce il PPL di Berlusconi.

Non possiamo permettere che la lotta al conflitto d'interessi e la libertà d'informazione siano banditi dall'agenda programmatica del governo che verrà solo perché Berlusconi si dichiara disponibile al dialogo.

Vogliamo continuare a pensare che la politica nasca ancora dal confronto tra due o più grandi forze che si fronteggiano e si distinguono per attitudini sociali e cultura e non siamo disponibili a svolgere un ruolo di spettatori passivi di una nuova commedia degli inganni. Abbiamo già assistito al Dalemoni e sappiamo com' è andata a finire. Non vogliamo che la storia si ripeta con il Veltrusconi.


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