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martedì 4 dicembre 2007

Il panico delle tv locali nella trappola
del digitale terrestre: hanno capito
che l'affare è solo tra Rai e Mediaset

di Alessandro Alfonso

Tra le 100 “buone notizie” che il governo comunica agli italiani nella finanziaria, che abbiamo letto per intero scoprendo cose quasi clamorose che nessuno ci aveva raccontato, vediamo che venti milioni di euro in risorse aggiuntive vanno al Fondo per il passaggio al digitale istituito con la manovra Finanziaria dello scorso anno. Il decreto legge correlato alla Finanziaria pone il limite di 18 mesi alla commercializzazione di televisori analogici. Inoltre, è fissata al 2012 la nuova data per lo switch off del sistema digitale (il termine precedente era il 2008), armonizzando il termine con quello degli altri Paesi.

In questa buona notizia del governo in realtà ne troviamo due, di notizie. E una omissione francamente inspiegabile.

La prima buona notizia: le risorse aggiuntive vanno al fondo per il passaggio al digitale, senza specificare digitale terrestre o digitale satellitare. Dunque, i finanziamenti sono validi anche per chi vuole passare al digitale satellitare. Cosa a dire il vero non nuovissima, anche i precedenti finanziamenti erano validi allo stesso modo per il digitale satellitare, peccato che tutta la comunicazione fosse concentrata sul digitale terrestre.

La seconda buona notizia, che va a confermare ampiamente tutte le nostre perplessità su questo dirigismo tecnologico, è la nuova data fissata per lo switch off, rinviato al 2012. Che, è il caso di notarlo, arriverà sicuramente durante il successivo governo, anche se questo dovesse durare tutta la legislatura. Ricorda molto il gioco del cerino acceso che viene passato di mano in mano. Qualcuno si brucerà.

L'omissione davvero inspiegabile sta nell'obbligo della commercializzazione dei televisori digitali, laddove il governo non spiega, ed è un fatto molto preoccupante, se i produttori di televisori dovranno installare decoder per il digitale terrestre o per il digitale satellitare. Prevediamo a breve altri richiami e multe UE.

Detto questo, e arrivando in Sardegna, non si capisce il motivo per cui la nostra isola debba fungere da cavia per una tecnologia che il governo, l'opposizione, oltre alla stragrande maggioranza degli italiani, hanno dimostrato e dimostrano giorno per giorno di non apprezzare.

Non stiamo neanche a sottolineare i problemi tecnologici ampiamente spiegati dalle pagine di AltraVoce. Sarebbe invece il caso di prendere atto anche da noi - le tv locali lo stanno facendo, dopo un primo momento di entusiasmo - del motivo per cui c'e' stata tutta questa “fretta”, diventata nel tempo “strategia a medio termine”, che diventerà “argomento ormai superato dalla tecnologia”: gli interessi economici di Rai e Mediaset e la loro ricerca spasmodica di non perdere un euro della torta pubblicitaria accumulata in anni di duopolio.


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