l'altra voce.net


sabato 1º dicembre 2007

L'esclusiva sui messaggi del terrore
per i soliti canali privilegiati
Visto si stampi, senza tante domande

di Paolo Maccioni

La notizia viene riportata dai media italiani, così come nel resto del mondo, con un titolo pressoché uguale per tutti: “Bin Laden minaccia l'Europa. Via dall'Afghanistan”. Stavolta si tratta di un messaggio audio e non di un video, ma non cambia molto, giacché quasi tutti i quotidiani riportano un frame di vecchi video e le emittenti nel dare la notizia mandano in onda i filmati di repertorio dello sceicco saudita. Il messaggio getta la sua lunga ombra sulla conferenza di Annapolis, ma nessuno o quasi sembra porsi le domande più banali: saranno autentici i messaggi di bin Laden? Qualcuno li esamina scientificamente? Chi li recepisce? Chi controlla la fonte? Eppure si può provare ad approfondire la questione in modo un po' meno acritico, anziché rilanciarla supinamente.

La notizia dell'imminente messaggio dello sceicco del terrore in verità era stata già anticipata da un lancio dell'agenzia Associated Press del 26 novembre, che comunicava: «As-Sahab, il braccio mediatico di Al-Qaeda, ha annunciato lunedì che presto uscirà un nuovo messaggio del leader della rete del terrore bin Laden. As-Sahab non dice quando il messaggio verrà rilasciato né se si tratta di un messaggio video o di un nastro audio. Ma IntelCenter, gruppo con sede negli Usa che monitora i siti web del terrore, ha affermato che il messaggio sarà un video e che verrà emesso nell'arco di 72 ore». Un'altra frase meritava attenzione: «La conferma indipendente dell'autenticità dell'annuncio di as-Sahab di lunedì non è stata possibile».

Prima di sapere chi sono e a chi fanno capo as-Sahab e IntelCenter, notiamo come le sinistre produzioni audio e video attribuite ad al-Qaeda siano sempre puntuali e tempestive come in una campagna di pianificazione di una major hollywoodiana. Allo stesso modo, a leggere bene due notizie Afp (Agence France-Presse) del 20 settembre si apprendeva che «il nuovo video di Al Zawahiri è stato reso pubblico dal gruppo di intelligence SITE, che monitora i siti islamici»; che «la registrazione audio di bin Laden è stata prodotta dal braccio mediatico as-Sahab: lo sostiene il gruppo di intelligence SITE» e infine che IntelCenter, gruppo “che monitora i siti islamici”, prevedeva l'uscita del video nelle ore successive.

Su SourceWatch si apprende che il SITE è diretto da Rita Katz, il cui padre fu ucciso in Iraq, accusato di essere una spia di Israele. Da dieci anni la signora Katz è emigrata negli Usa. Lo stesso SITE informa sul suo sito che lo staff consta di due (2!) persone: Rita Katz e Josh Devon. Il contractor privato IntelCenter invece fa capo a Ben N. Venzke e vende i suoi prodotti e servizi online. Come scrive Democratic Underground, «IntelCenter, gruppo che regolarmente “ottiene” i video di al-Qaeda, ha legami stretti col Pentagono. È un ramo della Idefense, diretta da Jim Melnick, ufficiale militare esperto in psy-op (operazioni psicologiche), che lavorò direttamente per Donald Rumsfeld».

Quanto ad as-Sahab, il braccio multimediale di al-Qaeda, ebbene è una creatura di Adam Gadahn, che è pure “interprete” di molti dei nastri e filmati prodotti da As-Sahab. Il vero nome di Adam Gadahn è Adam Pearlman (alias “Azzam l'americano”), ed è il nipote di Carl Pearlman, che fu prominente membro del consiglio della ADL (Anti-Defamation League) [ 1 ]. L'FBI elenca diversi pseudonimi di Gadahn: Abu Suhayb Al-Amriki, Abu Suhayb, Yihya Majadin Adams, Adam Pearlman e Yayah.

Già i ricercatori del Dalle Molle Institute for Perceptual Artificial Intelligence di Losanna alla fine del 2002, in uno studio commissionato loro dalla emittente France 2, ritenevano che l'allora ultimo messaggio audio di bin Laden fosse una patacca. Il nastro era falso, con appena il 5% di margine d'errore, affermò il professor Hervé Bourlard, direttore dell'istituto. Lo riferì il Guardian esattamente cinque anni fa, il 29 novembre del 2002. Tutto ciò al di là della facile speculazione per cui i messaggi di bin Laden, tenendo alto il senso di paura nel pianeta, sortiscono sempre l'effetto di fare quadrato intorno alla Casa Bianca e di fare terra bruciata intorno ai detrattori della politica estera di Bush.

Magari nessuno sul pianeta sa lavorare nel settore con la stessa affidabilità e con lo stesso rigore dei due unici membri dell'Intelligence Group SITE o di Ben Venzke. Democratic Underground si spinge più in là fino a malignare: «Provate a cercare su Google la pagina del presunto braccio mediatico di al-Qaeda “as-Sahab Institute for Media Production” e non riuscirete a trovarne la homepage sul web. Tuttavia al-Qaeda fa uscire regolarmente i suoi video presso il SITE o IntelCenter. Ha forse al-Qaeda firmato un contratto di licenza esclusiva con Katz e Venzke? Altrimenti come si spiega che questi video vengano consegnati a (o prodotti da) SITE e IntelCenter?».

Ma al di là di questi maliziosi sospetti, non risulta comunque che alcun giornale o emittente del mainstream mass-mediatico nostrano abbia precisato - né oggi, né allora, né mai - come siano pervenuti il video di Al Zawahiri o i nastri di bin Laden, e chi sembra avere l'esclusiva mondiale di raccoglierli, tradurli e diffonderli. Eppure non si direbbe un dettaglio secondario, in una notizia pure essa tutt'altro che secondaria. Il pubblico non dovrebbe ignorare come funziona e per quali canali passa la catena di questo tipo di informazioni in occidente, vista la posta in palio (influenza sull'opinione pubblica, politiche estere… vite umane!).

Allo stesso modo, come già notò sul New York Times Robert Worth, i reporter occidentali a Baghdad raramente hanno notizia di prima mano su attentati o nuovi video di gruppi di insorti. Né ne hanno notizia dai traduttori iracheni. «Poiché molti giornalisti ritrasmettono le sue [della Katz] informazioni», scriveva su The New Yorker Benjamin Wallace-Wells nell'articolo dal titolo “Jihad privata” «ecco che queste riescono a raggiungere il pubblico prima che il governo abbia l'opportunità di analizzarle».

Al di là del fatto che il SITE è amministrato da due cittadini israeliani, Rita Katz e Josh Devon (e quando mai una nazione come gli USA può affidare il controllo dell'afflusso di minacce nemiche all'operato di due cittadini stranieri, per quanto di un paese amico?), il sito web del SITE Institute è prodotto da WebStationONE.com, che produce anche i siti del Memri, l'istituto che - per chi non lo sapesse - ha l'esclusiva mondiale (quanto meno nel mondo occidentale) di tradurre qualsiasi discorso ufficiale dei vertici iraniani. Niente o quasi di ciò che leggiamo dei virgolettati di Ahmadinejad sulla stampa occidentale è stato tradotto da altri all'infuori del Memri. Dobbiamo insomma fare un costante atto di fede verso il Memri: non esistono traduzioni alternative dalla lingua farsi che entrino nel grande circuito massmediatico. Eppure i cittadini di origine iraniana da me interpellati (che per inciso detestano Ahmadinejad come il sottoscritto) osservano che i proclami in lingua farsi dei vertici iraniani, una volta tradotti in inglese e poi via via nelle altre lingue, subiscono puntualmente tagli, fraintendimenti, fuorvianti estrapolazioni dal contesto.

Già nel 2002 Brian Whitaker su The Guardian sottolineava il suo disagio nel ricevere i dispacci del Memri, che traduce dai quotidiani arabi e fa trovare il lavoro già bell'e pronto ai redattori occidentali. «Le storie che il Memri seleziona per poi tradurle seguono un modello conosciuto: o screditano il carattere degli arabi o in qualche modo promuovono l'agenda politica di Israele». Non sono il solo ad avvertire questo disagio. Ibrahim Hooper del Consiglio delle Relazioni Americane-Islamiche ha affermato al Washington Times: «L'intento del Memri è scovare i peggiori brani possibili dal mondo musulmano e disseminarli il più diffusamente possibile». Il cofondatore e presidente del Memri - rivelava ancora Whitaker - è l'ex colonnello dei servizi israeliani Yigal Carmon. Tre dei sei membri dello staff del Memri, nominati in una pagina degli archivi ora rimossa, hanno lavorato per l'intelligence israeliana».

Per fortuna ci sono Al-Jazeera e parecchi quotidiani reperibili in rete, come Dar al-Hayat e Asharq al-Awsat, che pubblicano direttamente in inglese e permettono ai giornalisti occidentali di bypassare il filtro tutt'altro che disinteressato del Memri e di istituti analoghi. In conclusione, le fonti e le organizzazioni che veicolano le notizie, se pubbliche e non riservate come nel caso degli istituti sopra nominati, non andrebbero taciute. Per completezza. E per rispetto: della notizia e del lettore.


[ 1 ] L'Anti-Defamation League è l'istituto, con sede a New York, nato nel 1913 con l'intento originario di contrastare i pregiudizi antisemiti. Negli ultimi decenni è diventato un gruppo molto controverso: negli anni '90 esplose negli USA il caso dell'attività di spionaggio della ADL (per cui fu condannata nel 1999); più di recente ADL è stata al centro di una accesa polemica per il suo rifiuto di riconoscere il genocidio armeno.

ADL il 23 settembre del 2003 conferì a Silvio Berlusconi un'onorificenza riservata «ai leader mondiali che mostrano impegno per favorire il raggiungimento della pace regionale e mondiale, e che manifestano uno speciale impegno per la promozione dei diritti umani e civili».

Fra coloro che si sono attirati gli strali dell'ADL, il celebre intellettuale ebreo Noam Chomsky, che afferma: «L'ADL ha abbandonato l'originario ruolo di organizzazione per i diritti civili per diventare uno dei pilastri della propaganda pro-Israele negli Usa, uno dei peggiori e più potenti gruppi di pressione negli Stati Uniti». Così pure il rabbino Michael Lerner, esponente di spicco della sinistra: «Presso di me l'ADL ha perso gran parte della credibilità come organizzazione per i diritti civili da quando ha cominciato a identificare le critiche allo stato di Israele con l'antisemitismo. Ancora di più da quando ha evitato di difendermi in occasione delle minacce di morte che ho ricevuto da gruppi ebraici di destra per le mie critiche alle politiche di Israele nei confronti dei palestinesi».


Google
 


© 2007 Nesos Editoriale Indipendente srl - Cagliari