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sabato 1º dicembre 2007

Maninchedda: impegno per la trasparenza
Tre ipotesi per le aree industriali
ma nessuna nel segno dell'accentramento

di Paolo Maninchedda

Egregio direttore,

sull'affaire consorzi lei si chiede quale sia la mia posizione e la semplifica nei termini “pro o contro Soru”. Io ho una mia posizione, illustrata in tutte le sedi, che le semplifico. Se la Regione fa partire Sardegna promozione, i consorzi non possono che divenire delle agenzie, con assemblee di amministratori che eleggono e controllano il management, ma senza consigli di amministrazione.

Se invece Sardegna promozione non decolla, i consorzi possono continuare a svolgere funzioni di promozione e allora andrebbero sensibilmente ridotti di numero, gestiti da assemblee e Cda, nei quali però, per le retribuzioni, si dovrebbero applicare le norme contenute nell'articolo 14 della finanziaria nazionale attualmente in discussione in Parlamento relative alla diminuzione dei costi della politica.

Se infine, come io auspico, essi dovessero divenire aree di vantaggio fiscale, dovrebbero essere gestiti da un'Autority regionale, con assemblee degli amministratori locali in funzione di controllo.

Sono contrario a qualsiasi forma di centralizzazione di poteri di gestione in capo alla Giunta regionale o ai presidenti delle Province, come pure a norme inserite frettolosamente in finanziaria, magari facendo finta di dimenticare che la stessa Giunta sulla questione ha cambiato posizione tre volte (atti alla mano) costringendo per tre volte la Commissione a ricominciare da capo.

Quanto all'affaire Mazzella, esso va inquadrato nel sistema più vasto dei rapporti tra politica, banche e affari in Ogliastra e in Sardegna, includendovi la vicenda di Janas e la vicenda dell'acquisto all'asta delle aree dell'ex cartiera da parte della Sfirs. Il mio impegno per la trasparenza in questi atti è stato costante, ne trova traccia oltre che negli interventi in Consiglio e in Commissione industria anche nel sito di Sardegna e Libertà.


Prendo atto della messa a punto di Paolo Maninchedda. Perfettamente d'accordo, da qualche decennio, sul rifiuto di centralizzazione (di tutto: incluse le agenzie culturali, bibliotecarie, museali e quelle per lo spettacolo) nelle mani della Regione. Resto dell'avviso che il governo dell'autonomia debba essere la sede della programmazione e del coordinamento strategico: ma con l'obbiettivo istituzionale e fondamentale del decentramento o federalismo interno. Dunque, delegando la gestione a enti locali e specializzati: purché mai carrozzoni inutili, parassitari, inefficienti e retrobottega dei partiti e boss.

Riconcentrando la gestione negli assessorati, si rischia di tornare al brutto tempo che fu. Quando anche le licenze di pesca venivano rilasciate da viale Trento e l'assessore di turno le inviava a domicilio come memento per il destinatario all'atto del voto, trasformando in “privilegio octroyé”, concesso dal satrapo, un semplice diritto amministrativo del suddito: chiamato a sdebitarsi nelle urne.

Però Maninchedda non ha rispoto su un punto. Qui non è in ballo la trasformazione dei Consorzi in agenzie: la disposizione è stata espunta dalla Finanziaria come norma intrusa. Resta il quesito ineludibile, non pro-contro Soru ma per la decenza, legalità e serietà dell'agire politico davanti a tutti i cittadini. L'alternativa possibile oggi è sciogliere questi carrozzoni indecenti per poterli poi riformare, entro un tempo determinato e limitato. Oppure lasciarli in piedi in attesa che si faccia una riforma che forse non passerà mai. Terzium non datur. Anche Maninchedda deve pronunciarsi: per coerenza e di fronte ai cittadini.

(gm)


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