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mercoledì 28 novembre 2007

In nome del Regno di Sardegna usurpato
“indietro Savoia” e pagate voi i danni
Da Cagliari una richiesta di galera e soldi

di Nanni Spissu

Il comitato “Cagliari Capitale del Regno di Sardegna”, costituitosi per celebrare i 150 anni dell'Unità d'Italia, ha dato mandato ai suoi avvocati per avviare un'azione legale, penale e civile, contro i Savoia. La famiglia reale - secondo il comitato - è responsabile di aver cambiato, il 17 marzo 1861, alla fine del Risorgimento, il nome dello Stato da Regno di Sardegna in Regno d'Italia, «arrecando un incommensurabile danno morale, sociale ed economico all'isola dove lo Stato è nato il 19 giugno 1324 e dove è cresciuto per oltre mezzo millennio pregnato dal sudore e dal sangue dei sardi».

Questa la notizia di agenzia. Saperne di più sarà possibile oggi in una conferenza stampa convocata dai promotori. Intanto possiamo compiacerci perché si ristabilisce un certo bilanciamento rispetto alle pretese manifestate dai signori Savoia nei riguardi dello Stato italiano - mi pare 260 milioni di euro - per i danni subiti - morali e patrimoniali - durante il lungo esilio post bellico.

Francesco Cesare Casula è persona ben informata sui fatti, perché la storia la conosce bene ed è un'autorità giustamente riconosciuta. Quindi i fatti sono fuori discussione, né potrebbe discuterli uno come me che la storia l'ha sempre macinata male. Ma la faccenda in discussione la conosco e non posso nascondere quale sarebbe stato il mio orgoglio nel sentirmi figlio ieri del regno, oggi - posso supporre - della repubblica di Sardegna, e sapere, per esempio, che i buoni nordisti leghisti oggi dovrebbero chiedere la separazione non dall'Italia ma dalla Sardegna: cosa che io consentirei molto volentieri, perché da questo punto di osservazione avrei un'altra idea dell'integrità nazionale. Oggi ne ho una visione diversa perché non mi sono mai sentito in una situazione, come, dire, baricentrica rispetto al resto dello Stato.

Quindi quello che veramente mi intriga è sapere che c'è un nuovo modo di spillare soldi ai Savoia, che francamente non mi sono simpatici, non mi sembra gente fine, di buona grazia, e a conti fatti avremmo ben d'onde per mandare loro un conto ben salato, noi generazione della guerra e figli di quella tragedia che ha dilaniato l'Europa dal 1939.

La nota di agenzia parla di denuncia e la cosa intrigherà specialmente i giuristi, perché si parla anche di responsabilità penale oltre che civile, quindi, dato il tempo trascorso, di colpe e danni non soggetti a prescrizione. Anche se, vista la cosa da fuori, non perché non interessato, ma perché non sono un giurista, mi chiedo quale fattispecie di reato potrebbe essere ascritta a quei signori che hanno cancellato il Regno di Sardegna con un colpo di spugna.

D'altra parte altre domande ce le siamo anche poste - più divertiti che preoccupati - davanti alle pretese dei Savoia nei riguardi dello Stato italiano, come se la loro uscita di scena non sia stata conseguenza di una volontà espressa dal popolo italiano e sancita dalla costituzione repubblicana in forma solenne. E come avrebbe potuto non essere, per il peso di una responsabilità tremenda che gravava su un re travicello che aveva condiviso le cose peggiori di un ventennio, firmato le leggi razziali, accompagnato la nazione verso il precipizio di una guerra immensa e spaventosa.

Quanto ci sono costati questi Savoia, specie quel piccolo re che ha accompagnato silente la stagione della dittatura, senza mai un gesto di presa di distanza, senza mai rivendicare le prerogative di un capo di stato che deve difendere e tutelare il suo popolo. E se si toglie la dignitosa uscita di scena di Umberto II, ci ritroviamo oggi dei piccoli epigoni, che non sanno onorare neanche un poco quella storia che si portano addosso, e di cui dovrebbero essere all'altezza.

Allora chiediamo i danni, ha ragione Francesco Cesare Casula, che le cose le sa e che certamente avrà trovato le giuste ragioni per sostenere le proprie, e nostre, rivendicazioni. Non mi aspetto grandi soddisfazioni materiali dalla cosa, perché mi pare che la famiglia Savoia sia poco solvibile, nonostante il tentato escamotage di chiedere denaro al nostro governo. Ma siccome la stagione è difficile per tutti noi, non ci togliete la speranza che ci sia un tribunale che ci dia soddisfazione e ci molli un bel gruzzoletto spillato alla famiglia ex reale, da suddividere tra noi sudditi di questa nostra mancata nazione sarda.

Rispetto a accuse di carattere penale, ci sono anche fatti recenti e meno recenti che hanno sfiorato qualche componente illustre di quel casato. Ma per ora senza alcuna conseguenza concreta. Ce la farà l'amico Francesco Cesare? Io che sono garantista, come la nostra costituzione insegna, aspetto che un tribunale si pronunci, ma la storia ha già emesso il suo verdetto. Passato in giudicato.


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