lunedì 26 novembre 2007
Una notizia passata quasi inosservata. L'ha pubblicata solo La Nuova Sardegna: ignorata od oscurata non casualmente da altri organi d'informazione. Il Comitato esecutivo dell'Autorità portuale è stato nominato con decreto dal presidente, l'ingegner Paolo Fadda, prestigioso docente universitario ed ex assessore nella Giunta Palomba (allora per i Riformatori di Massimo Fantola, con cui ha poi rotto, confluendo nella Margherita). Ne fanno parte, oltre il comandante della Capitaneria Domenico Di Michele, Antonello Montaldo (per gli armatori), Antonio Musso (spedizionieri), Alessandro Berutti, Roberto Floris, Edmondo Franceschi, Corrado Pani e Pietro Utzeri (imprese), Alessandro Boggio (dipendenti dell'Autorità portuale), Oscar Serci (imprenditori).
Mancano per ora i rappresentanti di Confindustria (forse Aberto Scanu), degli autotrasportatori (La Nuova indica Gianni Biggio) e degli agenti marittimi. In più i componenti di diritto che saranno designati da Regione, Provincia e Comune di Cagliari, Comuni di Sarroch e Capoterra, Camera di commercio, due dirigenti del servizio doganale e del Provveditorato alle opere pubbliche marittime.
Fin qui la notizia, che ne contiene altre e più significative. Se corrispondono (non sono state rettificate da venerdì), da un lato c'è la moltiplicazione dei pani e dei pesci istituzionali per Gianni Biggio. Presidente di Confindustria regionale (uomo di An, però ha sentito l'obbligo irresistibile di andare a Sant'Antioco per dare il suo voto sconcertante al compaesano Antonello Cabras: nelle primarie del Pd, mica del Polo), presidente della Fiera, nel cda del Casic, ora entrerebbe anche nell'Autorità portuale non in conto Confindustria (un altro delegato) ma per gli autotrasportatori. Avrà certo un bel daffare, con tanti incarichi e la stressante attività nella propria impresa di caratura nazionale.
Molte nomination per pochi, in rotazione attorno a tutti i centri di potere: è la regola che a Cagliari ha eternizzato sulle varie poltronissime la presenza di pochi personaggi. Almeno 25 anni fa, accadde di conteggiare gli incarichi connessi alla presidenza della Camera di commercio da parte di Sandro Usai: 24, se non ricordo male, con relativi gettoni ed influenza tous azimuts, senza delegarne alcuno. Spirito di servizio moltiplicato all'infinito: un tempo duramente contestato da personaggi e gruppi politici che oggi sono in grande spolvero con Usai per il Casic.
Il Casic torna in ballo anche per l'Autorità portuale. Paolo Fadda ha nominato Oscar Serci in quanto indicato come rappresentate degli imprenditori. Sconcertante, se questo è il titolo per il quale è prescelto. Serci non è imprenditore ma direttore generale del Casic. Un manager: non un industriale o un impresario. Il deus ex machina, l'ombra di Sandro Usai. Un uomo considerato alquanto luciferino: di abilità assoluta in tutte le trame politiche e non. Con tutti, a 360 gradi. Chi gli ha dato la patente di rappresentante degli imprenditori? Confindustria? O il Casic, ovvero Usai e lui stesso? Interrogativo interessante. La risposta servirà a capire se il Casic, a rischio scioglimento, non stia allungando i tentacoli con i suoi vertici verso altri lidi, posizionando personaggi di grandissima influenza.
Confindustria è in mano alla destra e ha spalmato ovunque non solo Biggio ma altri importanti alleati nel Casic, in Confcommercio e Camera di commercio (due poltrone, un solo occupante: Giancarlo Deidda), Sogaer, Fiera e varia umanità. L'indicazione di Serci, se giunge da questa parte o dal Casic (stessa spiaggia, stesso mare) significa una cosa sola. Che il feudo di Sandro Usai continua ad essere, come è sempre stato, la camera di compensazione di tutti i giochi politici e di potere, delle alleanze inconfessate ma praticate tra destra e sinistra, il più invasivo blocco di comando che ha condiziona al peggio la politica, le istituzioni, i partiti, enti ed amministrazioni.
Un coacervo di controllo e gestione, con alle spalle mille miliardi ingoiati dalle casse pubbliche e fagocitati in mille imprese, proliferando altri centri di potere. A partire dal Tecnocasic, dove proprio di recente c'è stato un esempio eclatante (neanche fra i più significativi) della commistione incestuosa con gli amministratori pubblici. Il sindaco diessino di Assemini, Luciano Casula, era nel cda. Ma per chiara, assoluta necessità o tutto si sarebbe fermato, ne era anche consulente.
In una toccante, lacrimevole intervista a L'Unione Sarda di ieri, ha spiegato commosso che non c'era incompatibilità né conflitto interessi: chi ne dubiterebbe? Aveva il gettone di sindaco, più quello del cda Tecnocasic: presidente Mario Murgia, Udc, un altro che è corso come Biggio a votare nelle primarie del Pd per Cabras, come altre migliaia di esponenti dell'opposizione ((voti conteggiato e non defalcati dal "cardinale"). Però Luciano Casula, integerrimo ex ferroviere comunista, aveva accettato, forse suo malgrado, consulenze per (dice lui: tanto nessuno può controllare) 25 mila euro. E per incompatibilità ha dovuto lasciare il cda dell'ente bruciamonnezza ma anche produttore in proprio. Lasciando costernati il presidente e il direttore del Casic (ovvero Sandro Usai e Oscar Serci), con i quali «collaborava per alcuni progetti e per rapporti con le istituzioni, Provincia e Comuni».
Nel suo piccolo (ma non tanto piccolo), questa vicenda è emblematica della vischiosità metastatica, della capacità di condizionamento, cooptazione, coinvolgimento e commistione politico-istituzionale del Casic e delle sue controllate. Moltiplicatela per cento o più, operante da un trentennio, e avrete una pallida idea dell'enormità degli interessi che ruotano attorno al feudo di Usai e di tante centrali politiche: degradatesi a satelliti ben compensati di questo sistema di potere.
La nomina di Serci all'Autorità portuale “in conto imprenditori” significa solo che si è realizzata un'altra sfacciata, oscura triangolazione di potere e altro: con mille connivenze riconducibili alla difesa ed espansione del maggior blocco di comando della Sardegna. Il direttore generale all'Autority portuale lo stesso giorno che il presidente picchettava la commissione bilancio del Consilio regionale, forse per indirizzare al meglio gli amici degli amici che devono affossare la riforma dei consorzi e dunque anche del Casic. Perché mai il febbrile Usai avrebbe dovuto perdere tre-quattro ore del suo tempo come un postulante nella sala d'attesa? Solo per conferire molte volte col suo segretario Marracini, pendolare deambulante tra la commissione e il suo manager di riferimento? Il colpo è comunque andato a segno: la commissione ha rigettato la riforma. Peccato che Spissu ne abbia confermato la legittimità regolamentare.
Ora la battaglia si sposta in aula. E dev'essere chiaro a tutti che i paladini irriducibili dei 16 consorzi industriali sardi (su 67 nazionali: li rappresenta Sandro Usai), dal Paolo Fadda deputato ad Antonio Biancu, tutta la nomenklatura Ds, Graziano Milia, più la destra di Ghigo Solinas, Ignazio Artizzu, Gianni Biggio e via elencando, senza dimenticare Antonello Cabras, non ce l'hanno con Soru per questioni politiche. Stanno solo difendendo i Sandri Usai e gli Oscar Serci (costo da 330 mila euro l'anno, più rimborsi e spese a ruota libera) di tutta la Sardegna. E il dividendo di potere, politico ed elettorale che gli arriva da questa alleanza permanente e indecente. A spese nostre, per mantenere i carrozzoni dove le ciminiere hanno smesso di fumare da tanti anni. L'unico fumo, come la puzza del Tecnocasic, viene dalla marea di soldi nostri bruciati: con tanfo molto sospetto.
(giorgio melis)
© 2007 Nesos Editoriale Indipendente srl - Cagliari