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venerdì 16 novembre 2007

I figli affidati alla Rete e alla tecnologia
Eurispes e Telefono Azzurro
chiedono attenzione a genitori e politica

di Elvira Corona

«In vent'anni i bambini e i giovani sono cambiati: sono più ricchi in termini di affetti, conoscenze e opportunità, ma in grande difficoltà nel dialogo con gli adulti». Ernesto Caffo, presidente di Telefono Azzurro, propone una delle chiavi di lettura dell'ottavo Rapporto sulla condizione dell'infanzia e dell'adolescenza, che ha presentato ieri a Roma assieme a Gian Maria Fara, presidente di Eurispes. Quasi mille pagine di dati e analisi che raccontanto la condizione di una generazione in Italia. Fara rafforza il concetto: «I figli di oggi sono sottoposti ed esposti ad un numero sempre maggiore di stimoli. Bambini e ragazzi hanno a disposizione innumerevoli risorse, che aumentano di anno in anno, quando non di mese in mese, in maniera esponenziale. Accanto a questo, cresce anche la varietà dei rischi ai quali possono andare incontro, così come le modalità e le forme di disagio che li coinvolgono».

L'obiettivo del rapporto è duplice: da un lato fare luce sulle vecchie e nuove caratteristiche dell'infanzia e dell'adolescenza, dall'altro - forse quello più importante - «contrastare la diffusa tendenza ad intervenire su problemi e forme di disagio quando essi sono ormai conclamati e cronici», ha sottolineato Fara. «I dati che presentiamo sono una sollecitazione ad intervenire tempestivamente, predisponendo interventi volti a favorire il benessere dei bambini e degli adolescenti. Il che significa operare sui contesti familiari, scolastici e sociali». La speranza di Eurispes e Telefono Azzurro, è «le cifre e le considerazioni contenute nel Rapporto trovino interlocutori politici attenti, sensibili, capaci di tradurle in azioni concrete, a partire dai prossimi giorni».

Tra i rischi preoccupanti, soprattutto quelli che riguardano il rapporto tra giovanissimi e nuove tecnologie. Il 10,2% dei bambini tra i 7 e gli 11 anni ha dichiarato di aver caricato in rete filmati creati con il telefonino, e l'1,2% lo ha fatto «per prendere in giro i ragazzi ripresi». Un bambino su due è in possesso di un telefonino, di questi il 43,2% ne ha uno di tipo tradizionale, mentre il 7,1% ha un videotelefonino. Il 4,2% ne possiede addirittura più di uno. Per quanto riguarda l'uso che se ne fa, il 72,9% dichiara di utilizzarlo per comunicare ma anche per fare fotografie o filmati.

E sono soprattutto i bambini a compiere atti di cyberbullismo: il 3,2% ha inviato materiale offensivo, diffuso informazioni false su un'altra persona o escluso qualcuno dai gruppi on line. È il cellulare lo strumento più utilizzato e l'11,5% dei bimbi ammette di essere stato vittima del fenomeno, in qualche modo: di aver ricevuto materiale minaccioso, di aver visto circolare informazioni false sul proprio conto, di essere stato esclusione intenzionalmente dai gruppi sulla Rete. Alla domanda su come si comportano se qualcuno conosciuto sul web li infastidisce o li molesta, il 46,8% dei piccoli non risponde, il 21,2% si limiterebbe a dire alla persona di non dare più fastidio, mentre il 10% sceglierebbe un “silenzio strategico” o eviterebbe i luoghi virtuali di possibile incontro. Ma il 2,5% è fiducioso che non possa succedere nulla e l'1,8% continua a parlarci perché incuriosito.

Per quanto riguarda la tv, tre bambini su dieci tra i 7 e gli 11 anni affermano di non poter rinunciare alla televisione, mentre il 20,2% preferisce la Playstation. Il 44,6% rimane davanti alla televisione per un lasso di tempo che va da una a due ore, mentre tra chi gioca il 39% arriva fino a due ore. Oltre la metà dei bambini sono seguiti da un adulto nell'utilizzo della tv, ma quasi quattro bambini su dieci ne fruiscono in maniera libera.

Il Rapporto non racconta soltanto di bambini poco seguiti dai genitori, ma - nelle peggiori ipotesi - anche vittime di abusi e violenze domestiche. In tema di abusi, il rapporto riferisce i dati del servizio Emergenza Infanzia 114 di Telefono Azzurro raccolti tra gennaio 2006 e agosto 2007: gli abusi sessuali corrispondono al 4,2% delle chiamate, i maltrattamenti fisici al 5,1%, quelli psicologici al 7,6%. La violenza domestica, con il 9%, è una delle principali cause di richiesta di aiuto.

Abbastanza diverso il discorso per i ragazzi più grandi, definiti dal rapporto “Always on”, connessi sempre e ovunque. Di loro, il 78,1% naviga su internet. Ci si collega maggiormente per la ricerca di informazioni e materiale per lo studio. Estremamente diffuso il download dal web di musica, film, giochi o video, la lettura di blog, giocare con i videogiochi o partecipare a giochi di ruolo sulla Rete. Gli acquisti on-line vengono effettuati dal 17% degli adolescenti, che in maggioranza usano la carta di credito dei propri genitori e in misura minore la propria carta prepagata. Tra i siti più visitati, You Tube è quello che riscuote maggior successo: il 65,3% degli adolescenti lo frequenta, il 10,5% guarda sempre i filmati proposti, il 20,1% sostiene di farlo spesso e il 34,7% qualche volta; solo il 10% dei ragazzi non sa cosa sia.

Spesso i genitori sono completamente all'oscuro di quello che i propri figli fanno on line: così il 26,4% degli adolescenti non ha mai detto ai genitori che scarica musica e film illegalmente, il 14,6% gioca di nascosto con videogiochi violenti, 12% naviga nei siti per adulti e il 10,4% ha installato sul pc un software pirata. Il 26,3% chatta di nascosto anche con sconosciuti e il 15,9% non ha riferito di aver chattato con persone che gli hanno fatto domande a sfondo sessuale. Spesso la rete è vista come un rifugio per colmare un senso di solitudine, che non sempre i genitori sono in grado di colmare: un problema che tanti si illudono di poter affrontare con un atteggiamento accondiscendente e poco risolutivo.

Secondo gli autori del rapporto, «il confine tra indolenza ed indulgenza si fa sempre più labile, tanto che assecondare le istanze dei propri figli diventa un modo rapido e comodo per evitare un contraddittorio, quando ci si sente stanchi e impreparati, o un modo per esorcizzare un senso di colpa ingombrante quando si è oggettivamente degli assenteisti. Ci sono poi genitori che manifestano un vero e proprio timore di fronte alle reazioni improvvise e aggressive dei piccoli di casa, tanto da aver indotto alcuni ad individuare questi casi con il termine “pedofobia”. Quel che accade, in sostanza, è un vero e proprio capovolgimento dei ruoli nei rapporti genitori-figli, contraddistinto dal timore dei primi di subire attacchi verbali o fisici da parte dei secondi. Anziché rimproverare i figli e correggerne i comportamenti, un crescente numero di adulti preferisce soddisfare le loro richieste, con la convinzione che in fondo si tratta di piccoli capricci a cui non conviene opporsi».

Ma se i giovani fanno spesso parlare di sè per gravi fatti negativi, bisogna ricordare che esiste anche una parte di giovani che le cronache non vedono. Sono quelli che dedicano una parte del proprio tempo alle persone e alle situazioni più fragili, attraverso il volontariato e l'impegno associativo: in totale un 20% circa dei giovani italiani. Attenti e sensibili soprattutto alla cura degli anziani, bambini, disabili, ambiente e tutela degli animali. «Le motivazioni che spingono a questo tipo di azione», spiega Gian Maria Fara, «dipendono dalla voglia di aiutare chi è meno fortunato, o di salvaguardare o migliorare l'ambiente: nessun compenso se non quello morale». Circa 3 milioni di giovani tra i 15-34 anni dichiarano di avere almeno una volta rinunciato a parte delle vacanze per aiutare qualcuno.

L'interesse dei giovani italiani alla partecipazione responsabile non si ferma ai confini nazionali. Secondo l'indagine Euyoupart (Political Participation of Young People in Europe), il 55% dei giovani italiani ha dimostrato uno spiccato interesse nei confronti di Amnesty International e il 39% nei confronti di Greenpeace, superando di gran lunga i loro coetanei europei in quest'area. Finita la scuola o l'università, durante le vacanze estive, sono moltissimi i giovani che decidono di partire per i campi di lavoro o progetti di volontariato di durata variabile che nella maggior parte dei casi si svolgono all'estero. «Figli di un'epoca in cui sembrano tramontate le grandi ideologie politiche», dice Gian Maria Fara «i ragazzi del nostro Paese preferiscono forme di aggregazione in organizzazioni di volontariato e in movimenti indipendenti diversi da quelli istituzionali».


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