mercoledì 14 novembre 2007
di Sergio Ravaioli
Della Francia ho sempre apprezzato, oltre ai vini e formaggi, il sistema di governance (che i francesi si guardano bene dal chiamare governance, bensì aménagement public) ed in particolare l'abitudine di trattare i grandi problemi partendo da un rapporto di analisi e proposte messo a punto da un gruppo di lavoro appositamente costituito dal Capo dello Stato. Non avendo a disposizione lo studio di Bruno Vespa, si sono dovuti accontentare di questo surrogato, al quale il teatrino italiano ha dedicato un po' di attenzione quando Jacques Attali, incaricato da Sarkozy di attivare una commissione che ricercasse i mezzi per migliorare la competitività e la produttività dell'economia francese, ha ingaggiato il centravanti Mario Monti ed il terzino Franco Bassanini. Incarico il 1º agosto 2007, con richiesta dei primi rapporti entro ottobre, rapporto finale entro dicembre (sempre 2007: precisare non guasta).
La speranza di veder nascere qualcosa del genere in Sardegna mi è venuta lo scorso 7 novembre partecipando ad un seminario organizzato dal prof. Giorgio Cossu a Cagliari presso la facoltà di Giurisprudenza: una cinquantina di persone, prevalentemente universitari, ma anche professionisti, sindacalisti, dirigenti d'azienda e qualche politico dal curriculum prestigioso, si sono riuniti per riflettere sulla questione dello sviluppo, istituzioni e classe dirigente.
Senza pretendere di sintetizzare un dibattito complesso e molto interessante, riporto qualcuna delle considerazioni che quella riunione ha suscitato in me.
Sviluppo. Partire dal cosa non si deve fare è sempre più semplice. È sbagliato seguire il metodo del salmone, che depone 18.000 uova per veder nascere 2-300 avannotti, dei quali 20-30 riusciranno a raggiungere l'età adulta e forse 2-3 a riprodursi. Ovvio che sto pensando alle 18.000 proposte inviate da altrettanti operatori economici al Centro di Programmazione in risposta al bando sui PIT del giugno 2006. La partecipazione è una cosa seria e va organizzata, come del resto chiede l'Unione Europea che la chiama “partenariato socio economico” e ne pretende l'attivazione per il cofinanziamento dei programmi operativi.
Qualcosa del genere fu anticipato circa trent'anni fa in Sardegna con la politica del secondo Piano di Rinascita, troppo frettolosamente abbandonata e della quale personalmente sono nostalgico insieme a pochi altri amici. È sembrato chiaro a tutti i partecipanti a quel seminario che, senza una adeguata organizzazione, alle Istituzioni perverranno proposte definite nelle migliaia di bar dello sport presenti in tutta la Sardegna, con poche speranze che i 2-300 progetti finanziati siano stati selezionati con il criterio del “vinca il migliore” applicato agli avannotti ed agli spermatozoi umani. E con la certezza che da quel metodo non può derivare sviluppo e tanto meno innovazione.
Istituzioni. Ad esse, ed ai partiti che le governano, spetterebbe il compito non soltanto di organizzare la partecipazione dal punto di vista operativo, ma anche di fornire gli indirizzi, di definire, tramite il partenariato socio economico che non per caso l'Unione Europea richiede, lo scenario d'insieme, l'architettura per realizzare la quale i singoli operatori sono chiamati a portare mattoni, sabbia e cemento. A questo fine dovrebbe mobilitare le energie intellettuali ed imprenditoriali del proprio territorio senza ricorrere, come adesso, al metodo della cooptazione o del caos creativo.
Classe dirigente. Se l'intellettualità sarda (ma anche italiana) non viene ascoltata dalle istituzioni e dai partiti che delle istituzioni si sono impadroniti, la colpa è anche degli stessi intellettuali che non sono capaci di organizzarsi e farsi sentire, incidere, contare. Gli intellettuali soffrono del complesso di Biancaneve: attendono speranzosi il principe azzurro (la cooptazione), subiscono angherie dalla matrigna (i partiti che anziché valorizzarli li emarginano) e sono costretti a vivere in mezzo ai nani (… omissis). Troppo spesso imbrigliati nelle battaglie ingaggiate dai diversi partiti, muniti di elmetto e moschetto smettono di svolgere il loro ruolo e di operare la doverosa distinzione tra istituzioni e partiti (seppure con mille giustificazioni o almeno attenuanti).
Tornando al seminario del 7 novembre, aggiornatosi al 20 sempre nell'aula Salis di Giurisprudenza, la speranza è che la prossima riunione generi un primo nucleo di organizzazione che, sull'esempio francese, si impegni a redigere un rapporto sulle problematiche affrontate, da portare alla discussione di tutti coloro i quali sono interessati ai temi dello sviluppo e della democrazia.
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