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mercoledì 14 novembre 2007

Interventi.

Il coraggio di dire no a tutti gli inceneritori
e scegliere una gestione dei rifiuti
che non inquina, costa meno e recupera risorse

di Domenico Lipari

I ritardi e i guadagni illeciti sulla raccolta dei rifiuti hanno scatenato le ire delle popolazioni che subiscono due gravi danni: convivere con l'immondezza e pagare bollette salate per le multe inflitte alle amministrazioni comunali inadempienti.

C'è una risposta ecologica che supera i problemi delle discariche e degli inceneritori: la gestione integrata dei rifiuti (raccolta differenziata abbinata al recupero delle materie prime contenute nella parte rimanente dei rifiuti indifferenziati) che consente il recupero di circa l'85-90% delle materie prime. Crediamo che debba essere questa la scelta politica che la Giunta (Soru) debba fare, avendo come obiettivo quello di assicurare un'elevata protezione dell'ambiente e della salute dell'uomo accompagnata ad uno sviluppo sostenibile.

Si tratta di vedere come rimettere in circolazione le materie prime in esaurimento per creare nuove materie e nuove energie, senza inquinare la terra, l'acqua e l'aria. In particolare come risolvere il problema del riciclaggio della quota rifiuti non differenziabili, previsti in circa il 50% del totale.

Oggi è molto diffuso il sistema dello smaltimento con le discariche e con gli inceneritori detti impropriamente termovalorizzatori. Le discariche comportano i noti pericoli per l'ambiente e incontrano anche la ferma opposizione delle popolazioni, perciò è impensabile costruirne di nuove o ampliare quelle esistenti. Gli inceneritori comportano un alto rischio d'inquinamento atmosferico, dovuto ai fumi che, se non controllati, immettono nell'aria sostanze inquinanti, quali diossine e furani, cadmio, mercurio e nichel. A ciò va aggiunto l'alto costo di costruzione e di manutenzione del forno e il problema dello stoccaggio delle ceneri (circa il 30% del peso del rifiuto iniziale!) che, per contenuto e qualità, vanno in discariche per materiali pericolosi, con alti costi di smaltimento e di trasporto.

Pertanto il ventilato rilancio dell'impianto d'incenerimento già in funzione a Macomer, quello di Tossilo, e la creazione di un altro nel nord della Sardegna sono scelte che andrebbero verso un'ottica di proliferazione di questo tipo di smaltimento.

L'Unione europea ha ormai compreso che la gestione complessiva dei rifiuti costituisce attività di pubblico interesse da eseguirsi senza pericolo per la salute dell'uomo, senza usare procedimenti o metodi che potrebbero recare pregiudizio all'ambiente e secondo criteri di “efficacia, efficienza, economicità e trasparenza”.

Gli Stati più evoluti si stanno orientando verso un'alternativa alla termodistruzione e alla discarica adottando impianti di riciclaggio a separazione meccanica dei rifiuti solidi urbani con recupero delle materie prime e produzione di compost o biogas e C.D.R. (combustibili derivati dai rifiuti), cioè una soluzione integrata tra il riciclo dei materiali provenienti dalla raccolta differenziata e quello dei materiali contenuti nei rifiuti indifferenziati separati da questo tipo d'impianto già in uso in USA, Canada etc. Tale soluzione consente di rimettere in ciclo la quasi totalità delle materie prime (soprattutto vetro, metalli, carta) con grande risparmio per la loro produzione, minore quantità di trasporti, salvaguardia dell'ambiente e assenza di emissioni nocive.

L'impianto è mutuato dalla tecnologia e dall'esperienza mineraria che garantiscono un'affidabile valutazione dei costi d'esercizio e di investimento (entrambi di gran lunga inferiori rispetto a quelli di un inceneritore). I benefìci di questa gestione integrata dei rifiuti (raccolta differenziata abbinata al recupero delle materie prime contenute in quelli indifferenziati) sono molteplici: recupero di circa l'85-90% delle materie prime; meno tasse sui rifiuti; migliore qualità dell'ambiente; minore necessità di realizzare o utilizzare discariche per lo smaltimento, essendo modeste le quantità dei residui non recuperabili. Per esempio una discarica la cui durata è prevista in 10 anni, se riempita solo dagli scarti sopraddetti, durerebbe da 66 a 100 anni.

Questo tipo d'impianto è modulare con manutenzione semplice, è contenuto in un capannone, di dimensioni contenute, chiuso, all'interno del quale entrano per lo scarico i mezzi di trasporto anch'essi chiusi. Si articola nelle seguenti sezioni:

  1. ricevimento e frantumazione dei rifiuti;
  2. selezione automatica con estrazione dei materiali ferrosi;
  3. estrazione dei materiali organici destinati a produrre compost di qualità (in alternativa a produrre biogas);
  4. separazione delle frazioni metalliche non ferrose compreso l'alluminio;
  5. separazione di carta e plastica leggera per ottenere C.D.R;
  6. separazione delle plastiche pesanti che, se bruciate, danno un'alta emissione di diossina.

In uscita dall'impianto si hanno i seguenti prodotti: metalli ferrosi, alluminio, plastiche pesanti, compost stabilizzato e raffinato (o biogas per produzione d'energia elettrica), combustibile CDR (carta, plastiche senza cloruri, legno) con alto potere calorifico (4000-5000 kcal/kg), ottenibile sia in pellets, sia in balle pressate. Il CDR è destinato ad utilizzatori finali quali cementifici, impianti termici vari, caldaie per la produzione di vapore o di energia elettrica.

Questo sistema crediamo debba essere adottato soprattutto dai Comuni con alto numero di abitanti. In realtà i piccoli Comuni hanno meno difficoltà a fare una raccolta differenziata “spinta”, perché è più facile raccogliere il rifiuto organico o inorganico casa per casa, che in una città con palazzi e centinaia di migliaia di residenti.

Altre buone ragioni che consigliano la scelta dell'impianto di riciclaggio a separazione meccanica dei rifiuti solidi urbani:

  1. un'alta affidabilità di funzionamento, con tecnologia avanzata che si avvale di 169 brevetti internazionali;
  2. non inquina, non lascia odori, non produce fumi di combustione, quindi nessuna produzione di diossine e di polveri o residui contenenti metalli pesanti;
  3. la separazione dei rifiuti avviene solo meccanicamente;
  4. lascia residui limitati e di tipo inerte, pari a circa il 10-15% del rifiuto iniziale;
  5. la localizzazione è compatibile con qualsiasi ambiente;
  6. i rifiuti possono essere collocati sul mercato con risultati economici vantaggiosi;
  7. crea posti di lavoro per il riciclo delle materie prime ottenute e per le attività di utilizzazione dei prodotti recuperati;
  8. evita l'impatto ambientale provocato da discariche e inceneritori;
  9. la realizzazione dell'impianto richiede costi di investimento ridotti rispetto agli altri sistemi di smaltimento di pari capacità;
  10. i costi d'esercizio sono di gran lunga inferiori rispetto a quelli di un inceneritore di eguale targa.

Nota: chi volesse visitare un impianto del tipo sopra descritto potrebbe recarsi nel parco di Disney World, in Florida: è in funzione all'interno del parco stesso.


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