giovedì 8 novembre 2007
di Alessandro Alfonso
La funambolica tecnologia del digitale terrestre cavata dal cilindro dall'ex ministro delle comunicazioni Gasparri per salvare Rete4 dalla migrazione sul satellite, come peraltro imposto da una sentenza della corte costituzionale, e cavalcata dall'attuale ministro Gentiloni è già morta prima di nascere. L'hanno finanziata con decine di milioni di euro per l'acquisto dei decoder da parte degli utenti (uno dei principali rivenditori di questo tipo di decoder in Italia era, giusto per ricordare i fatti, il fratello dell'ex presidente del Consiglio, Berlusconi), ha avuto diversi mesi di tempo per manifestarsi ed esprimere tutte le sue potenzialità. In Sardegna e in Valle d'Aosta, terre di sperimentazione di switch off, cioè spegnimento di due canali analogici, Rai2 e Rete4, e trasferimento di questi sul digitale terrestre, il risultato è stato ad oggi un flop colossale, da dimissioni istantanee di coloro che hanno sponsorizzato in nome del dirigismo e non del mercato questa tecnologia inutile e ingannevole.
Cominciamo da alcuni fatti, e andiamo in Valle d'Aosta. E21 Network e Rete St-Vincent, due delle tre reti televisive regionali che avevano avviato la sperimentazione del digitale terrestre 24 ore su 24 da circa un anno, tornano a trasmettere in modalità analogica. Abbandonano il digitale terrestre. «Ci ritroviamo con un Ministero delle Comunicazioni che spinge e finanzia con milioni di euro la sperimentazione digitale in aree definite con pompose conferenze stampa all-digital, come la Valle d´Aosta e la Sardegna, ma poi, attraverso i propri organi periferici, costringe gli operatori locali che hanno investito centinai di migliaia di euro in questa tecnologia a lavorare secondo l´interpretazione di una legge scritta esclusivamente per l´emissione analogica e che di fatto ne impedisce lo sviluppo», spiega Mauro Pagliero, amministratore delle emittenti. Amen.
In un articolo del Sole-24 Ore di inizio novembre era stata già decretata la morte del digitale terrestre come opportunità per l'erogazione di servizi da parte della pubblica amministrazione, con la pubblicazione dei risultati di 29 progetti cofinanziati per una decina di milioni di euro dal CNIPA (Centro nazionale per l'informatica nella pubblica amministrazione): un disastro. I problemi ricorrenti sono almeno tre: gli alti costi della banda, soprattutto per chi si affida a broadcaster nazionali. La mancata diffusione di decoder always on di tipo Adsl o Gprs (fatto ampiamente segnalato anche da altravoce.net), che evitano l'attacco via telefono per ogni azione di risposta da parte dei clienti. Infine, la richiesta di royalties da parte delle aziende titolari dei brevetti per il linguaggio Mhp, usato nelle piattaforme digitali terrestri: vorrebbero essere pagate sia per i servizi erogati sia per i contenuti immessi.
In Europa, in ogni luogo in cui si è tentata la sperimentazione del digitale terrestre, i risultati parlano chiaro. Flop clamoroso e retromarcia immediata verso tecnologie più solide, come il digitale satellitare o il cavo. Gli inglesi sono stati i primi a sperimentare questa tecnologia e i broadcaster hanno praticamente abbandonato gli investimenti nel digitale terrestre. Il futuro passa da internet. Nei fatti anche in Italia i grandi operatori nazionali, interessati solo ed esclusivamente ad evitare un mercato con più operatori in campo, che significherebbe meno pubblicità e meno introiti, si sono resi conto che il digitale terrestre è una follia tecnologica che avrebbe come immediato risultato quello di fare calare i fatturati dalla sera alla mattina del 50%. È il motivo per cui da totale switch off previsto nel 2006 le scadenze sono state spostate di 2 anni, a marzo 2008 (per ora, e verranno nei prossimi mesi, scommettiamo?, rinviate sine die).
Il fatto grave, impressionante, è che si spendano decine di milioni di euro di soldi pubblici per analisi di mercato di aziende private, perché questo è stato il digitale terrestre in Italia. Una grande analisi di mercato commissionata da Mediaset e Rai a spese dei contribuenti. I grandi eventi sportivi ed il calcio, unica speranza della diffusione di questa tecnologia, sono monopolizzati da Sky, che vola verso i 5 milioni di abbonati che non acquisteranno mai e poi mai un decoder digitale terrestre.
Il segnale digitale terrestre arriva spesso male e crea problemi alla visione, con il risultato che Rai2 e Rete4 in Sardegna e Valle d'Aosta non sono più praticamente viste. La gestione di 2-3 telecomandi è una sfida persa in partenza con il target over 60. Il risultato della ricerca di mercato ve la anticipiamo noi, dunque. Magari non oggi, non domani, ma prevarranno gli interessi delle aziende che investono in pubblicità, assolutamente disinteressate alla tecnologia di trasmissione ma molto interessate al numero di teste raggiungibili. Il digitale terrestre sarà abbandonato. E questo, per inciso, con grande amarezza di tutti coloro che avevanola radicata convinzione chel'oscuramento di Rai2 e Rete4 potesse contribuire al rallentamento del processo di involuzione della società italiana.
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