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giovedì 8 novembre 2007

Due giorni di passione per gli agricoltori
Fumata bianca possibile per l'impegno
di banche Regione e Governo, poi c'è Grillo

di Marco Murgia

Nel giro di tre giorni due ribalte nazionali non da poco. Per gli agricoltori strozzati dai debiti inizia il conto alla rovescia: il 20 novembre - data fissata per il secondo incontro a Roma tra banche, Regione e Governo - potrebbe essere «il giorno cruciale nel quale possiamo dare una risposta definitiva al problema dell'indebitamento delle imprese agricole della Sardegna». Parole del ministro delle Politiche Agricole, Paolo De Castro, durante il question time di ieri alla Camera: tutto in diretta su RaiTre. L'altra ribalta arriverà domani, quando il ciclone Beppe Grillo si abbatterà su Decimoputzu: l'obiettivo dichiarato del comico-agitatore è quello di «mantenere l'attenzione alta sul caso» almeno sino al vertice romano. Poi, in caso di ennesima fumata nera, si vedrà.

A sentire il ministro, però, la fumata nera non è una ipotesi contemplata: l'ha ripetuto in una doppia risposta per due interrogazioni distinte, una presentata da Elias Vacca (Pdci), l'altra firmata da Giovanni Marras e Salvatore Cicu (Forza Italia). La fiducia nella riuscita del vertice a Roma è pressoché totale: «Grazie all'impegno messo in campo congiuntamente da Governo, Regione e banche credo che nel prossimo incontro stabilito insieme il 20 novembre si potrà trovare una risposta definitiva alla crisi delle aziende agro-pastorali sarde». Il percorso è a doppio binario: non solo con «il blocco delle azioni esecutive» su cui «c'è già un impegno delle banche», ma anche verso il disegno «di una ipotesi di rateizzazione e di abbattimento degli interessi che possa venire incontro alla grave situazione in cui versano le aziende».

Situazione che si è costruita nel tempo, stratificata su numerosi provvedimenti degli esecutivi regionali che si sono succeduti in venti anni - dalla (ormai, ma allora osannata) famigerata legge 44/88, assessore all'Agricoltura Gesuino Muledda, che istituì i mutui agevolati poi censurati dalla Commissione europea - e quindi, ricorda il ministro, «non attribuibile all'attuale Giunta». «Solo di recente è emersa tutta la sua gravità: gli aiuti previsti dalla legge 44 e resi operativi con ben quattro provvedimenti di Giunta della Regione Sardegna, nel 1992 sono stati estesi a tutti gli operatori agricoli che versavano in condizioni di mercato sfavorevoli e a seguito di avversità climatiche».

Il risultato dell'apertura delle borse regionali furono 7.500 domande di finanziamento. «Nell'agosto del 1994 la Commissione europea ha comunicato all'Italia l'avvio della procedura di infrazione, ai sensi dell'articolo 93 del Trattato, nei confronti appunto della Legge 44». Le risposte motivate del governo italiano non furono accolte da Bruxelles, per cui l'iter dell'infrazione andò avanti: «In particolare, la Commissione ha ritenuto che l'Italia sarebbe venuta meno agli obblighi avendo omesso di notificare le misure di aiuto nella fase di progetto e avendole rese esecutive prima di qualsiasi pronuncia della Commissione». Il ministro parla di Italia perché le procedure di infrazione sono rivolte agli stati membri: in realtà fu la Regione a non notificare i finanziamenti.

Stop ai mutui agevolati per le aziende agricole - con il blocco della partecipazione regionale gli interessi per gli agricoltori tornarono dal 5 al 15 per cento, in alcuni casi al 17 - e via alla rivalsa delle banche direttamente sui produttori. Con il conseguente collasso per le imprese: «A fronte di questa situazione la commissione Agricoltura, nella seduta del 30 ottobre scorso, ha approvato la risoluzione con la quale impegna il Governo a intraprendere con la massima urgenza tutte le iniziative che si rendono più opportune per far fronte alla grande crisi socio-economica», ha continuato De Castro, «e il Governo si è attivato». L'appuntamento fondamentale sarà quello del 20.

Interrogazioni distinte e repliche diverse da parte dei deputati sardi. Per Marras «è un impegno assolutamente indispensabile predisporre un piano di recupero graduale degli aiuti erogati in violazione della normativa comunitaria», mentre per Cicu la risposta del ministro non è soddisfacente: «Auspicavamo certezze rispetto a un processo che oramai da troppo tempo è stato determinato da una giunta regionale di centrosinistra e da una giunta regionale di centrodestra e che ancora oggi viene affrontato con superficialità. Oggi doveva essere data certezza di come e in che modo superare tutti gli aspetti che strangolano 7.500 imprese e 45 mila famiglie. Credo che oggi, invece di aspettare altri venti giorni, si poteva dire che la proposta di legge a firma Cicu, Marras, Oppi e altri poteva essere quella che consentiva di superare le questioni che attengono alla questione degli aiuti di stato e quindi al blocco dell'Unione Europea. Credo cioè che si potesse già definire una ripartizione del consolidamento del debito in 14 anni con il pagamento di interessi legali e con la possibilità che, attraverso l'individuazione di quelle risorse già destinate alla Sardegna dallo Stato - che peraltro apparirebbero ancora oggi virtuali perché dovrebbero essere incassate in futuro - si potesse destinare una quota importante di quei soldi per cominciare a consolidare i debiti».

Opposta la lettura di Vacca: «A fronte di quella che si profila come una vera e propria emergenza regionale, il ministro De Castro ha assicurato che vi sono segnali di disponibilità da parte degli istituti di credito per bloccare i provvedimenti esecutivi che segnerebbero la fine di un intero settore vitale per l'economia sarda». Secondo il deputato dei Comunisti italiani «è anche positiva la volontà manifestata dal Governo di intervenire nel tavolo con Regione e banche per l'abbattimento del debito e per la revisione dei piani di ammortamento dei mutui contratti anni fa dalle aziende agro-pastorali dell'isola».

Soddisfazione, dopo l'approvazione in Senato dell'emendamento alla Finanziaria nazionale sulla vertenza agricoltura in Sardegna, arriva anche dai capigruppo di maggioranza in commissione Agricoltura di palazzo Madama: secondo Celeste Nardini (Rc), Luca Marcora e Ileana Pignedoli (PD-Ulivo), Loredana De Petris (Verdi), Stefano Cusumano (Udeur), Daniele Bosone (Autonomie) e Giovanni Bellini (SD), «il blocco delle esecuzioni forzose da parte delle banche fino al 31 luglio 2008 e la costituzione di un'apposita commissione sono un primo passo concreto per avviare una ristrutturazione complessiva dei debiti che deve consentire alla aziende agricole di proseguire l'attività in condizioni sostenibili».

Anche in questo caso arriva il parere opposto. Secondo Fedele Sanciu, senatore di Forza Italia e componente di minoranza della stessa commissione, «è uno spettacolo pietoso che l'agricoltura sarda presti ancora una volta involontariamente il fianco a speculazioni politiche e mediatiche che poi non trovano seguito in concrete misure volte al sostegno e al rilancio del comparto». L'appello di Sanciu per far superare all'agricoltura sarda lo status di «Cenerentola d'Italia e d'Europa», è indirizzato al Governo nazionale: «Aveva promesso impegni concreti salvo poi dimenticarsi, in questa finanziaria, di stanziare risorse certe volte al superamento dell'emergenza debiti delle imprese agricole sarde e a bloccare il meccanismo della messa in vendita delle aziende».


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