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lunedì 15 ottobre 2007

Primarie, il grande imbroglio
deciso da destra e complici
Cabras segretario Pd-Polo
Soru è vincitore non morale

di Giorgio Melis

Il voto delle beffe, degli inganni: a rischio la vittoria di Antonello Cabras. Da cardinale si credeva già papa ma potrebbe essere declassato a sacrestano di una parrocchia infestata da topi e felloni, bari e prestigiatori fraudolenti. Il suo improbabile trionfo rischia di diventare una disfatta politica e non solo per lui: per il partito democratico, per quel poco che resta della dignità dei partiti dell'uno e dell'altro schieramento.

Renato Soru si dichiara vincitore e si ricandiderà per la Regione. A fine serata stava presenziando in via Emilia, la sede della Quercia, al controllo dei verbali di tutte le sezioni e alla revisione dei dati forniti fino a stamattina. Ha fatto bloccare tutto fino all'arrivo suo e di alcuni collaboratori, per una ricognizione non disarmata e per fotocopiare tutti i documenti. È vittima di brogli in senso lato, politici e nelle urne? Presto per dirlo ma ormai i sospetti stanno prendendo corpo di ora in ora. Ormai pare certo che Soru abbia ragione, almeno in parte non piccola. Ma è stato certamente il bersaglio di una sporca manovra avvolgente che ha portato un numero non quantificabile ma imponente di elettori ed esponenti noti dell'Udc, di Forza Italia e di An a votare nelle primarie del partito che avversano: per Cabras contro Soru.

Qui non si parla di chiacchiere e maldicenze ma di dati, fatti, numeri e nomi. Per cui la risicata vittoria di Cabras (che ha tuttavia perso nelle maggiori città sarde, ad eccezione di Carbonia e Iglesias) potrebbe trasformarsi in sconfitta dopo il riconteggio. Ma è già una Waterloo politica perché sembra certo che abbia vinto col soccorso determinante del centrodestra: lo scarto con Soru sarebbe sceso a 2287 voti. Diventa di fatto il segretario del Pd-Polo, un ircocervo che vede congiunti in una persona gli opposti politici per un effetto truffaldino contro ogni moralità ed etica nel rapporto fra i partiti.

Le quinte colonne erano sempre soggette alla pena capitale perché la loro belligeranza era contro le regole di guerra. Se operano in tempo di pace, in politica, per stravolgere - magari in sinergie perverse e intelligenza col finto nemico - gli equilibri di un partito nascente con la partecipazione attiva di di tre milioni di cittadini, è peggio di un reato: è una nefandezza di persone senza principi e non meritevoli di alcun rispetto. Una di quelle schifezze cloacali che hanno disonorato la politica: chiamarle scandalo è veramente riduttivo.

Perché il voto è stato sicuramente inquinato da una massiccia, sfrontata partecipazione al voto non di ignoti militanti dei parti del centrodestra ma di esponenti anche di primo piano, dirigenti locali e provinciali. Segretari di sezione dirigenti provinciali, sindaci, assessori comunali e provinciali, amministratori di enti soprattutto dell'Udc e Forza Italia, con apporti di An e Udeur, si sono infiltrati spudoratamente nella vita di un altro partito. Abusando della libertà e così stuprando le urne aperte delle primarie: rapporto fondante con i cittadini nella fiducia che è stata fraudolentemente vilipesa. Non per caso la destra ignora il ricorso alle primarie. In compenso calpesta e sabota quelle altrui.

Purtroppo è impensabile che un così massiccio spiegamento di elettori organizzati (perfino un pulmann di lavoratori rumeni portati a votare a Orosei) sia solo il frutto di un'iniziativa spontanea quanto di massa della destra. È fin troppo evidente che sono scattate relazioni pericolose e incestuose tra eponenti del centrosinistra contro Soru e sodali antichi e recenti del Polo, sempre vicini a Cabras. Questo è un vulnus vergognoso di cui si dovrà rispondere pubblicamente: senza provare a soffocarlo dietro le quinte partitiche.

È uno scandalo che finirà ancora sull'informazione nazionale, a maggior gloria della politica sarda mai sputtanata come in questi ultimi dieci anni. Osaiamo sperare che Fassino, Soro e altri non voltino la faccia dall'altra parte o si renderanno complici attivi. Cabras non ha la legittimazione e dovrebbe sentire l'obbligo immediato di dimettersi e proporre nuove primarie: altrimenti apparirà e sarà a tutti gli effetti il segretario del Pd-Polo in un'ambiguita insostenibile e politicamente infamante. Oppure restare al suo posto ed essere oggetto di legittime sacrosante contestazione e negazioni del suo ruolo, spaccando definitivamente non solo il centrosinistra ma recidendo ogni legame credibile tra il partito e la società sarda.

I festeggiamenti della destra per la sua elezione (tutta da verificare e comunque moralmente e politicamente ripugnante: lo dimostra il dossier che pubblichiamo su una sintesi di fatti aberranti, di moltiplicazioni di voti senza pani, di burattinai che nella Quercia e nella Margherita hanno squalificato le primarie con un cinismo inaudito: dovranno risponderne) sono un segnale più che eloquente. Altro che le grida di brogli lanciate da Berlusconi: qui siamo all'urlo dei dati, fatti, nomi e nefandezze incredibili.

I voti di Elmas che aumentano di 400 unità rispetto al 2005 e di 600 rispetto ai voti che il centrosinistra ottiene abitualmente. A Lodé i partecipanti quintuplicano rispetto al 2005. Gianni Biggio, presidente di Confindustria, da sempre uomo di An (come il ben più gradevole fratello), coerente figlio del podestà fascista di Sant'Antioco, che va a deporre la sua scheda per il Pd: forse toccato dalla conterraneità con Cabras. Mille e mille altri episodi di una storiaccia abbietta per il comportamento della destra e ancora più per i taroccamenti e i trucchi nelle urne di una nomenklatura di centrosinistra alla frutta: marcia, intollerabile.

Renato Soru ha detto e fatto il minimo che poteva e doveva: di fatto non riconosce un voto truccato. Fra l'altro, in una votazione decisa dalla partecipazione massiccia e dimostrata della destra, sono state annullate migliaia di schede nelle quali gli elettori avevano barrato entrambe le sue liste. Il governatore si considera ed è vincitore: non morale ma politico e in concreto. È giusto che si presenti alle primarie per ricandidarsi alla presidenza della Regione. Per volerlo a tutti costi abbattere, gli avversari interni e i nemici interni hanno messo in opera un sporco complotto che lo rilegittima completamente.

Contro i bari, bisogna schierarsi senza esitazioni: anche se l'altro giocatore meritava e merita molte censure. Se Cabras resterà in queste condizioni, la credibilità del Pd è in partenza ridotta a zero. E il cardinale anti-papa meriterebbe solo gli applausi e i festeggiamenti degli amici del centrodestra che lo hanno portato alla fallimentare vittoria: denegata dai fatti.


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