venerdì 12 ottobre 2007
Luciano Uras come Andrea Biancareddu? Per il Tribunale di Cagliari sì: ieri ha accolto il ricorso di un cittadino, dichiarando l'ineleggibilità del capogruppo di Rifondazione comunista in Consiglio regionale. Al momento della sua candidatura - è la motivazione - Uras era dirigente dell'Agenzia regionale del lavoro: una carica incompatibile, secondo la legge nazionale 153/1981, applicata in assenza di una specifica norma regionale, con quella di rappresentante del parlamento sardo.
È lo stesso metro utilizzato per valutare la posizione di Biancareddu, già presidente del Consorzio industriale di Tempio: “defenestrato” dopo un ricorso da parte di Renato Lai, primo dei non eletti e ora seduto fra i banchi del Gruppo misto, e una trafila giudiziaria lunga sino alla Cassazione. La stessa strada che potrebbe essere di Uras: «È chiaro che questo ricorso è arrivato dall'esito del caso Biancareddu, ma siamo solo al primo grado di giudizio», dice il consigliere regionale, «e il mio legale, l'avvocato Roberto Candio, ha tutti gli elementi utili per ricorrere in appello».
Per Uras sarà comunque un'attesa basata sulla fiducia e sulla serenità: la prima perché durante il primo grado «lo stesso pubblico ministero aveva chiesto il rigetto del ricorso»; la seconda perché «sono in politica da 33 anni, e solo da tre occupo un posto in Consiglio regionale: spero di averlo fatto sinora al meglio possibile. Ma se dovessi andare via, continuerò a fare politica in altre sedi». Per la sentenza definitiva, comunque, ci sarà tempo. Il percorso seguirà due strade: quello istituzionale, con la decisione della Giunta per le elezioni del Consiglio, e quella giudiziaria. Il precedente illustre, appunto il caso dell'ex capogruppo Udc, si trascinò - non senza polemiche - per due anni e mezzo.
La sentenza del Tribunale di Cagliari riporta in primo piano la mancanza di una legge regionale che regoli le situazioni di ineleggibilità. Prevista dallo Statuto, è uno dei cavalli di battaglia del Comitato per il Sì alla legge statutaria: più di una volta i promotori hanno utilizzato il “caso Biancareddu” come esempio di questo vuoto normativo. Ma Uras, schierato a favore della legge, va oltre il verdetto degli elettori il 21 ottobre: «Al di là del referendum, è necessario un quadro normativo chiaro».
Certo è che il giudizio sulla sua posizione, inevitabilmente pendente al momento del referendum, potrebbe essere condizionato dall'approvazione o meno della legge: «È una materia controversa, ma questo nuovo caso aiuterà probabilmente a disciplinare la situazione». In pratica, con la Statutaria approvata, «chi si candiderà per la prossima legislatura saprà come comportarsi, potrà decidere di lasciare il proprio lavoro o mettersi in aspettativa in modo più consapevole e con meno incertezze. In un paese evoluto serve questa chiarezza».
Intanto Rifondazione si schiera, riconfermando «piena fiducia, stima ed approvazione per il prezioso lavoro svolto e che continuerà a svolgere al capogruppo Luciano Uras», dice il segretario regionale Michele Piras. «L'accertamento giuridico, del resto, avviene in un procedimento complesso, composto da diversi gradi di giudizio. Da questo punto di vista si ritiene che la sentenza di primo grado in alcuna maniera possa inficiare il ruolo ricoperto dal compagno Uras». Infondate, secondo i vertici del Prc regionale, anche le motivazioni del ricorso: non sussistono le condizioni di ineleggibilità «perché Uras non è un dipendente della Regione ma dell'Agenzia regionale del lavoro, ente dotato di una propria autonomia. Per tale ragione confidiamo nel giudizio d'appello».
(ma.mu.)
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