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martedì 9 ottobre 2007

Bamboccioni extraterrestri di Padoa Schioppa
e veri giovani senza soldi, certezze e casa
Metter su famiglia con l'elemosina del ministro

di Francesca Madrigali

Impossibile resistere al discreto fascino di una analisi sociale condita da un pizzico di provocazione, che come ogni boutade contiene un fondo di verità. L'esternazione di Tommaso Padoa Schioppa sui “bamboccioni” di fascino ne ha parecchio: un po' come quando andiamo al cinema e ci immergiamo in un altro mondo.

L'impressione è quella di una storia di fantascienza in cui al posto dell'omino buono alla Incontri ravvicinati del Terzo Tipo o dello spiccio alieno di Mars attacks! ci sia il ministro dell'Economia di un paese occidentale in cui i temi all'ordine del giorno sono la disoccupazione, il precariato, la bassa natalità, l'invecchiamento della popolazione, la soglia della povertà che lambisce il ceto medio.

Ma per il ministro-extraterrestre Padoa Schioppa, ora anche sociologo, psicologo e giovanologo evidentemente proveniente da un altro pianeta, c'è un altro problema importante: si tratta dei ragazzi che non escono di casa e non si «affrancano dalle sottane della mamma», gli ormai celeberrimi “bamboccioni”, viziati dai genitori che hanno fatto il '68 e rovinati dal permissivismo educativo di un'intera epoca.

«Incentiviamo a uscire di casa i giovani che restano con i genitori, non si sposano e non diventano autonomi. È un'idea importante». Però. E pensare che il sogno di tutti sarebbe invece quello di stare a casa con i genitori per sempre, non avere mai uno spazio proprio, non mettere mai su famiglia oppure farlo in coabitazione con i suoceri!

Forse Padoa Schioppa pensava a un film con Alberto Sordi, noto scapolone e indimenticato interprete dei pregi e difetti dell'italiano medio; ma in bianco e nero è attualmente solo l'esistenza di molti “bamboccioni”.

Simona, ad esempio, ha 33 anni e abita con i genitori: esprime dei dubbi sulla possibilità di pagarsi un affitto a Cagliari dopo una stagione turistica come commessa e ora come impiegata in una azienda per una sostituzione di maternità.

Lorenzo somma un contratto a progetto di 12 mesi con il reddito a cottimo delle collaborazioni giornalistiche; il massimo a cui potrebbe arrivare sarebbe una stanza con gli studenti fuori sede, ma a 34 anni si sente un po' “fuori corso”.

Marta, 32 anni, dopo due anni di contratti interinali rinnovati ogni tre o sei mesi in un call center, è stata lasciata a casa. Meno male che almeno quella dei genitori esiste.

Massimo invece di anni ne ha 37, è in mobilità con in dote una moglie precaria. Se non abitassero in una casa di proprietà dei suoceri la loro capacità di affitto, conti alla mano, non potrebbe comunque essere valutata oltre il limite temporale dell'ammortizzatore sociale.

Queste persone sono reali e abitano in Sardegna, non su Marte. Purtroppo non sono simpatici radical chic alla Tanguy, la pellicola francese che raccontava i tentativi genitoriali di liberarsi del tardo-adolescente che tanto bene stava da mammà anche se provvisto di mezzi con i quali vivere dignitosamente: sono bamboccioni locali, che in larga parte si chiedono sgomenti dove viva Padoa Schioppa.

Lui, ineffabile, è poi passato a più moderni effetti speciali illustrando gli incentivi agli affitti voluti dal Governo. Trattasi di cifra oscillante fra i 495,8 euro in tre anni se il reddito complessivo supera i 15.493,71 euro ma non i 30.987,41 euro, e i 991,6 euro (sempre in tre anni) se il reddito non supera i 15.493,71 euro.

Ora, a parte che se per un affitto mi chiedono un minimo di 500 euro per un monolocale (a Cagliari, mica a Roma o a Torino) non oso immaginare quanto mi costerebbe un bivano o un trivano per la famiglia, questa sconosciuta. A parte che lo stesso meccanismo fa sì che a parità di emorragia economica mensile mi convenga piuttosto stipulare un mutuo, sempre che la mia banca me lo conceda e io sia così pazzo da volerlo fare. A parte tutto ciò, forse il ministro, che è un esperto della materia e dei numeri capisce certo più di me, vorrà spiegare, con quel suo consueto aplomb britannico insolitamente incrinato dall'improvviso raptus fustigatore dei mammoni, come si fa a pagare un affitto e contemporaneamente a pagare le bollette, la spesa e il cinema nel quale rifugiarsi per evadere da questa realtà con lo stipendio del lavoratore stagionale, di quello entrato in mobilità o del precario della pubblica amministrazione o dell'impresa privata.

Lo so, sono quelli che si chiamano “conti della serva”: ma sono gli unici che valgano veramente. Tutto il resto, come in quel film, sono solo chiacchiere e distintivo, e in questo caso rivoglio indietro i soldi del biglietto.


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