domenica 7 ottobre 2007
I militanti di A Manca pro s'Indipendentzia, l'organizzazione colpita dall'ondata di arresti nell'operazione antiterrorismo “Arcadia” un anno fa, hanno denunciato di essere stati sotto osservazione da parte delle forze dell'ordine ben prima dell'attentato a Nuoro del settembre 2002, data di inizio dell'ultima stagione delle bombe in Sardegna. In una conferenza stampa di fronte al carcere di Buoncammino, a Cagliari, il portavoce del movimento indipendentista Enricu Madau, circondato dai dieci compagni arrestati l'11 luglio 2006, ha mostrato rilevatori gps, microspie e apparecchiature per le intercettazioni ambientali che gli indagati hanno trovato nelle proprie auto.
A una settimana dalla revoca delle misure cautelari agli ultimi militanti (tutti liberi ma con obblighi di firma e dimora), gli indipendentisti hanno detto che «l'operazione Arcadia della Digos e della magistratura cagliaritana è un atto di repressione politica da parte dello Stato italiano per soffocare i movimento indipendentista sardo».
Madau ha spiegato ai giornalisti in che modo aveva scoperto di essere intercettato, ben prima del settembre 2002. Il sistema d'intercettazione nelle auto scattava grazie a una comune sim card inserita in un apparecchio trasmettitore occultato nell'abitacolo. Per far partire l'intercettazione bisognava semplicemente comporre il numero della sim card. Ma quando l'auto si trovava in un'area non coperta dal segnale, il gestore telefonico inviava un sms per indicare il numero e la data di chi aveva tentato il contatto telefonico, ovvero gli inquirenti. Madau l'ha capito quando, scoperto l'apparecchio, ha inserito la sim card in un normale telefono cellulare e ha ricevuto gli sms della compagnia telefonica che informava delle telefonate “perse”, cioè i tentativi di collegamento fatti dagli inquirenti.
Secondo i calcoli dei militanti del movimento indipendentista «l'operazione Arcadia è costata, solo per intercettazioni telefoniche e ambientali, almeno 8 milioni di euro di denaro pubblico», tenuto conto che il noleggio di microspie costa circa 70 euro al giorno e quello delle telecamere 150. «È strano che tra il 2000 e il 2005 ci sia stata un'impennata delle spese per intercettazioni disposte dal tribunale e dalla Procura di Cagliari, come si vede sul sito del ministero della Giustizia», ha sottolineato uno dei dieci accusati di associazione eversiva, Salvatore Sechi.
Proprio Sechi, assieme a Bruno Bellomonte, ha ripercorso le fasi dell'arresto dell'11 luglio, con «un corteo matrimoniale fatto di auto della Digos a sirene spiegate sulla statale 131 e un carosello per tutta la città di Cagliari, dove ci hanno portato quasi a sfilare invece di condurci direttamente nel carcere di Buoncammino».
Dopo l'appello di solidarietà ai tre accusati dell'attentato alla sede An di Nuoro e agli indipendentisti baschi di Batasuna, Madau ha ammesso che la mobilitazione popolare, scattata in seguito agli arresti, è stata un fattore determinante nella vicenda, soprattutto perché ha impedito che alcuni dei militanti venissero trasferiti in carceri di massima sicurezza della penisola.
(AGI)
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