lunedì 1º ottobre 2007
di Filippo Peretti*
Caro direttore,
in riferimento al tuo articolo («Bufale, Soru, giornali e tv, editori e politica: chi difendono Ordine e Assostampa?») è per me doveroso fare alcune precisazioni in difesa del ruolo e del prestigio dell'Ordine dei giornalisti.
1) Per la mia replica al presidente della Regione accusi l'Ordine (indicato come «portavoce degli editori») di aver difeso Zuncheddu contro Soru. Non è vero ed è facilmente dimostrabile. Mentre Soru ha genericamente criticato “l'informazione”, senza cioé fare alcuna distinzione tra editori e giornalisti, la mia dichiarazione era chiarissima: «Nella nostra isola così come nel resto d'Italia - dicevo - i giornalisti sono i primi, spesso i soli, a manifestare malessere per l'accentuarsi del peso condizionante degli interessi extraeditoriali, delle pressioni del potere politico ed economico. I giornalisti, quindi, non temono le critiche». Come vedi, non ho difeso nessuno, ho parlato dei giornalisti e sono stato io, non Soru, a riproporre il problema degli interessi extraeditoriali. E non mi sono schierato contro Soru: ho semplicemente e doverosamente invitato il presidente a non cogliere l'occasione del triste ma singolo caso della notizia falsa per colpire un'intera redazione e l'intero sistema informativo sardo.
2) Accusi l'Ordine (e in questo caso anche l'Assostampa) di essersi «impicciati» in maniera «incomprensibile» nello scontro Soru-Zuncheddu. A parte che Ordine e Assostampa sono pienamente legittimati a occuparsi di qualsiasi problema che direttamente o indirettamente riguarda l'informazione, faccio notare che è stata la tua testata a chiedere, come tu stesso riferisci, a me e al presidente dell'Assostampa un commento sulle dichiarazioni di Soru. E faccio notare per completezza che anche l'Assostampa, che non ha certo bisogno della mia difesa, ha sempre denunciato le interferenze politiche e gli interessi extraeditoriali schierandosi sempre correttamente in difesa dei giornalisti, di qualsiasi testata.
3) Accusi l'Ordine di non essere intervenuto sul caso delle dimissioni del direttore editoriale di E-Polis. E non è vero. Chiunque può consultare l'archivio del sito www.odg.sardegna.it: il caso, discusso in due distinte sedute, è evidenziato in due documenti pubblici: il primo per dire che il governo nazionale deve finalmente rendere pubblici gli eventuali rapporti, illegittimi, di giornalisti con i servizi segreti (operazione che non puoi certo chiedere all'Ordine), il secondo per sollecitare - in modo da poter proseguire nell'indagine - eventuali ulteriori segnalazioni, che però non sono arrivate, neppure dal direttore editoriale dimissionario, che all'Ordine non si è mai rivolto.
Un'ultima cosa. L'Ordine dei giornalisti è il primo a difendere il diritto di critica, ma è utile ricordare che è un diritto che va esercitato con il massimo rigore: partendo da precisi dati di fatto e evitando il ricorso alle insinuazioni e alle offese personali, dalle quali prendo tutte le distanze.
* presidente dell'Ordine dei giornalisti della Sardegna
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