domenica 30 settembre 2007
di Michele Fioraso
Ormai è un dato di fatto: Renato Soru è in forma-campionato. Uomo-ovunque più di Rino Gattuso, pronto a menare e ripartire come Mirco Bergamasco, insolente come gli All Blacks quando inscenano la haka: non c'è bersaglio che tenga, sono tutti destinati a finire sotto le sue ruote. Dopo l'intemerata contro il gruppo Unione Sarda e l'informazione locale, ieri il presidente della Regione ha mitragliato contro un altro avversario storico dei suoi tre anni di governo: la Cisl, ormai «partito politico» guidato da «un leader che si prepara a una carriera da politico». E poi, sul referendum del 21 ottobre - un appuntamento letteralmente oscurato dalle diatribe sul Partito democratico sardo - Soru ha lanciato l'idea di un «grande appuntamento in difesa della statutaria», che consenta anche di scoprire le carte all'interno di un centrosinistra timidino e distratto.
Alla presentazione delle liste per le primarie di ottobre, all'inizio sembra che il presidente-candidato non abbia intenzione di intervenire. Fa il pippobaudo del rinnovamento: porta al podio e introduce i candidati (pochi) e le candidate (molte), che si presentano alle circa 500 persone accorse ad applaudirle. Rompe il ghiaccio il più giovane del lotto, il fresco sedicenne di Olbia Pasquale Cossu, «ecologista, vegetariano, mi interesso di animali», che praticamente legge i suoi pensierini sul Pd: «La politica è una cosa bella e io sono la testimonianza diretta dello slancio di rinnovamento del partito democratico». Dietro il microfono, con scelta mirata, sfilano giovani ricercatrici, lavoratrici precarie, amministratori e amministratrici dei piccoli comuni dell'interno: sono là per simboleggiare il cambiamento “vero” delle liste Soru, al contrario di quelle della parte avversa zeppe - così si dice - delle «solite facce».
Due sono le costanti dei loro discorsi, a parte una certa ingenuità di fondo - ampiamente giustificata dall'emozione della ribalta politica. In primis, il richiamo al libro di Gian Antonio Stella, “La casta”: è la molla che ha spinto tanti all'impegno diretto per restituire la partecipazione e l'interesse comune alla partecipazione. E poi Soru, punto d'arrivo di quasi tutti gli interventi: «coerente con le proprie idee», dice Carla Zirottu; «mi ha rovinato la vita, perché prima non mi interessavo di politica: ora credo in lui», aggiunge un altro candidato di Orosei così emozionato da non presentarsi.
Tra tutti, due relatori riescono a ipnotizzare la platea, per motivi opposti. Serena Russo, vedova del cardiochirurgo Alessandro Ricchi scomparso nella sciagura aerea dei Sette Fratelli, racconta in maniera toccante la sua esperienza di vita. «In Sardegna - dice la Russo, di origine americana - ero straniera e mi avete accettato e ora voglio rimanere per aiutare l'isola ha esprimere il suo potenziale, che non è solo mare e sole». «Voglio far vedere ai miei tre figli che bisogna lottare per qualcosa in cui si crede», perché bisogna riavvicinare alla politica buona i ragazzi: «Abbiamo bisogno della loro forza e della loro energia sennò non si andrà avanti».
Di segno completamente diverso le parole di Gian Luigi Gessa, che si presenta come «giovane». Ovviamente, «giovane della politica rispetto a Antonello Cabras, perché ho solo 3 anni in questo campo rispetto ai suoi 45». Il neurofarmacologo lancia lo sguardo oltre l'orizzonte: «Le primarie sono la prima tappa, poi dovremo fare altri 5 anni perché sennò tutto tornerà indietro», afferma. «L'angelo sterminatore», cioè Soru, deve continuare nella sua opera di eradicamento del vecchio: «Siamo pericolosi», sorride il professore.
A chiudere, Renato Soru parla. Cinquanta minuti in cui riassume quanto detto finora sul partito democratico e sulla grande opportunità che questa svolta possa finalmente «raccogliere l'indignazione per farla diventare volontà di partecipazione alla politica e servizio». La parte più pregnante dell'intervento dell'uomo di Sanluri è dedicata all'appello all'unità del nuovo partito perché «non esistono i conflitti e le guerre che qualcuno vuole mostrare».
Dunque l'auspicio va «a una Sardegna più serena che vorrei leggere sui giornali». «Non ci può essere guerra ogni giorno tra la Regione e un sindacato», aggiunge subito alludendo alla Cisl. «A meno che, e abbiamo un problema se questo accade, un sindacato si trasformi in partito politico perché il suo leader si prepara a una carriera politica», dice Soru. La preoccupazione del sindacato «dovrebbe essere la sicurezza sociale e la rappresentanza delle istanze dei lavoratori» perché «di politici ne abbiamo tanti, e invece ci sarebbe bisogno di qualche sindacalista in più».
L'altro tema forte della chiusura non poteva che essere la legge statutaria. «Sembra una guerra campale, l'ultima battaglia del conflitto mondiale», scherza amaro il presidente della Regione. Dopo «due mesi di discussione, sono bastate due settimane perché alcuni consiglieri cambiassero idea: faranno spendere 5 milioni di euro per il referendum su una legge che il centrosinistra ha approvato in aula all'unanimità». L'hanno votata «per spirito di gruppo, ci fanno sapere ora», polemizza ancora Soru: «E adesso lo spirito di gruppo non c'è più? Il Consiglio regionale non è un luogo per giocare, c'è stato tutto il tempo per dire qualcosa». In più, viene detto che «sono in pericolo la democrazia e la libertà»: però nel Comitato per il No, «ci sono quelli che nei vecchi tempi si passavano in Aula i bigliettini coi nomi degli assessori e quelli che sono stati presidente della Regione col 3% dei voti: è maggiore democrazia quella?».
In conclusione - a confermare indirettamente il clima non troppo positivo che l'ala soriana del Pd percepisce intorno all'appuntamento referendario - un appello: «chiunque vinca il 14 ottobre», «diamoci un appuntamento per difendere la Statutaria, il momento più alto nel lavoro del Consiglio finora». Tutti i candidati, invita Soru, «dicano cosa pensano, se l'hanno votata o se si stanno nascondendo e vogliono tornare indietro». Una nuova sfida rivolta a Antonello Cabras e ai gruppi dirigenti che lo sostengono e, agli occhi del presidente, non sembrano abbastanza preoccupati del pericolo che la statutaria venga bocciata il 21 ottobre.
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