sabato 29 settembre 2007
di Michele Fioraso
Il fronte per il No al referendum sulla legge statutaria del 21 ottobre si ingrossa di nuovi arrivi e accentua il suo carattere trasversale: dopo Forza Italia, ieri è toccato ai Riformatori sardi spiegare l'opposizione a un provvedimento sul quale, ormai, tutto il centrodestra è determinato a dare battaglia. Sul lato opposto della barricata, mentre Sdi e Udeur sono tra i promotori dell'iniziativa, l'Italia dei Valori e l'ultima nata, Sinistra democratica, sembrano pronte ad aggregarsi alla brigata anti-referendaria, ma l'ultima parola non è ancora detta. Non tutte le forze politiche pronte a barrare il no alla consultazione di ottobre condividono le stesse motivazioni: alle ragioni di tutela della vita democratica regionale, riassunte da Andrea Pubusa nella kermesse della Fiera di sabato scorso, si intrecciano per alcune forze politiche gli auspici di uno scacco a Renato Soru. Anche Filippo Spanu, terzo candidato alla segreteria del Pd, ha annunciato il suo sostegno al referendum.
«Il centrodestra sta sicuramente cogliendo la palla al balzo per mettere in crisi il presidente e conseguire un risultato politico», dice Pietro Pittalis dell'Udeur. Ma, aggiunge l'esponente del Campanile, «è anche dagli ambienti vicino al presidente Soru che stanno spostando il confronto in un'altra direzione». Nei panni di Soru, Pittalis avrebbe avuto «un comportamento più distaccato sul referendum: invece la sta facendo diventare una battaglia politica, che avrà ovviamente conseguenze politiche». La finalità «vera del nostro impegno è la bocciatura della statutaria, per le emergenze che abbiamo segnalato: il presidenzialismo esasperato, l'insoddisfacente soluzione del conflitto d'interessi, l'allontanamento della politica dai cittadini». Purtroppo «la creazione di un fronte trasversale - osserva Pittalis - evidenzia l'occasione persa da quella parte del Partito democratico libera dai vincoli nei confronti di Soru».
Dal centrosinistra è data per certa l'adesione dell'Italia dei Valori alla causa referendaria. Il consigliere regionale Adriano Salis tentenna («La linea verrà definita in un incontro del comitato regionale») ma anticipa la sua scelta personale per il Sì: «pur essendoci tre o quattro punti che non mi convincono, ho votato la legge in Consiglio regionale». Ma il coordinatore regionale dei dipietristi Federico Palomba rimarca: «Non essendo state apportate le modifiche che avevamo chiesto, indicheremo ai nostri elettori di votare no». Un'indicazione che comunque non sarà vincolante «perché i nostri sostenitori sono persone consapevoli, lasciamo libertà». Palomba respinge l'ipotesi della trasformazione della consultazione in un giudizio sommario sul presidente della Regione: «Non è un referendum pro o contro, noi vogliamo evitare accuratamente che diventi una battaglia contro qualcuno per favorire altri», afferma.
In settimana, fa sapere il responsabile regionale Massimo Zedda, dovrebbe riunirsi per decidere anche Sinistra democratica, l'ultima costola della sinistra nata dall'esodo dei diessini contrari alla confluenza nel Partito democratico.
Sul versante della minoranza, dopo la prese di posizione di Forza Italia di pochi giorni fa, ieri è arrivata quella dei Riformatori sardi. Alleanza nazionale, altro partito presidenzialista del centrodestra, voterà comunque no, assicura il senatore Mariano Delogu. La statutaria «è una legge minimale e parziale», spiega il coordinatore regionale dei Riformatori Michele Cossa. «Il nostro no alla statutaria viene dal nostro codice genetico e dalle nostra battaglie per l'assemblea costituente e sul referendum sul presidenzialismo», dice ancora.
Rispetto alla scelta del partito centrista, che aveva puntato sul «coinvolgimento della società per la riscrittura dello statuto», il centrosinistra «fa la scelta opposta con una legge frutto del palazzo, nata senza nessun coinvolgimento dei cittadini». «Si è persa la grande occasione di fare una grande legge in Consiglio regionale invece della leggina che è venuta fuori», osserva il capogruppo in Consiglio regionale Pierpaolo Vargiu, che critica la chiusura della maggioranza alle proposte di emendamento avanzate dal partito. E comunque, «se parte del centrosinistra avesse avuto il coraggio di coagularsi con la minoranza, la statutaria non esisterebbe».
I Riformatori sparano il loro colpo anche sulla questione del quorum, «che aprirà un grosso conflitto istituzionale e consentirà a tutti di dirsi vincitori», commenta il senatore (sotto le insegne Udc) Massimo Fantola. «Senza quorum non può esserci nessuna statutataria: se la legge ha bisogno di un referendum per essere confermata e non si raggiunge il numero minimo di votanti richiesto, deve decadere». Tuttavia, dice Cossa, «non sappiamo quale sia la verità e ci troviamo in una situazione di incertezza giuridica che probabilmente sarà risolta referendum avvenuto».
Ieri ha fatto outing sulla statutaria anche Filippo Spanu, terzo incomodo nella corsa alla segreteria regionale del Partito democratico, impegnato nella titanica sfida ai colossi Soru e Cabras: il 21 ottobre voterà no. «Leggi e riforme devono basarsi sull'ascolto, la ricognizione dei problemi e la condivisione e, a maggior ragione, devono esserlo leggi importanti come la statutaria, che a nostro giudizio non ha seguito questo processo virtuoso», dice l'ex presidente di Confartigianato. «A mio parere, la legge dovrebbe tornare in Consiglio prima del 21 ottobre: se questo non succederà, il voto di Filippo Spanu sarà conseguente».
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