sabato 29 settembre 2007
di Marco Murgia
Sorrisi e sferzate. Nel giorno della presentazione ufficiale delle liste al pubblico, il candidato alla segreteria regionale del Partito democratico Filippo Spanu non perde di vista l'obiettivo della sua corsa: portare entusiasmo all'interno della nuova formazione politica e, nell'immediato, ricreare un buon clima in vista del 14 ottobre. Ma senza farsi mettere i piedi in testa, con un messaggio - «Chi si candida a guidare un partito di regole non può essere il primo a infrangerle» - indirizzato agli altri due in lizza, il presidente della Regione Renato Soru e il senatore Antonello Cabras.
A due settimane dalla data delle primarie l'outsider affila le armi. Le parole d'ordine sono sempre le stesse - sorriso e rispetto - ma «non devono essere scambiate per ingenuità: non entreremo dalla porta chiedendo scusa». In questa ottica il richiamo al rispetto delle regole «non è risentimento, perché la politica non è tutta la nostra vita ma solo una parte» ma piuttosto «una denuncia». In pratica, spiega Spanu, gli altri due concorrenti non osservano il codice di autoregolamentazione «liberamente accettato da tutti i candidati».
Le contestazioni sono due: la prima poggia sulla mancanza di dibattiti pubblici fra i candidati, «nonostante i confronti siano indicati come fondamentali per il processo di formazione del Pd». Un problema, quello dell'organizzazione, che dovrebbe essere solo dei comitati promotori provinciali ma che invece riguarda anche Soru e Cabras: «Nelle altre liste sono inclusi candidati che fanno parte dei comitati che avrebbero dovuto promuovere il dibattito e sinora non l'hanno fatto».
Quando Spanu, all'inizio della corsa, aveva invitato Soru e Cabras a un confronto pubblico a tre in ognuno dei 14 distretti elettorali c'era stato chi aveva sottolineato la sua necessità di parlare al grande pubblico grazie al traino dei due big: «È chiaro che per il meno conosciuto potrebbe essere favorevole». Ma il punto è un altro, e cioè che «sono giuste le opportunità e le condizioni uguali per tutti. Non voglio partecipare sempre alle assemblee dei tifosi di Spanu». Gli altri due candidati potrebbero aver modo di rispondere all'appello - sinora ignorato - già questa mattina: il presidente della Regione presenterà le sue liste all'Hotel Mediterraneo di Cagliari; il senatore Ds all'Italia di Quartu Sant'Elena.
Il primo potrebbe anche rispondere a quella che Spanu indica come la violazione della regola sulla sobrietà in campagna elettorale: «Uno dei candidati», senza nominare Soru, «ha pagato spazi pubblicitari sui giornali, e anche questo era vietato dal codice di autoregolamentazione nazionale» In effetti, su La Nuova e su L'Unione Sarda l'appuntamento di oggi del presidente della Regione era pubblicizzato in due grandi box. All'Utar, l'ufficio tecnico amministrativo regionale che dovrebbe vigilare anche sul regolare svolgimento della campagna elettorale, «abbiamo analizzato la situazione», spiega il presidente Tore Corona, «ma non ci sono tensioni»: probabilmente «un errore di comunicazione». Anche se le norme interne erano chiare: niente manchette sui giornali e niente spot su radio e tv.
Sino a qui le sferzate. I sorrisi sono tutti riservati alle liste messe in piedi dal comitato: «Siamo soddisfatti per il tentativo riuscito di coinvolgere persone nuove, che hanno dato la disponibilità a fondare un nuovo partito, che chiamiamo il nostro partito». Un Pd che nelle intenzioni dell'ex presidente regionale della Confartigianato «non dovrà basarsi sulla fusione dei vecchi partiti ma su cittadini che hanno valori di base comuni». A partire dalla democrazia: tutti i promotori del comitato indossavano ieri un nastrino rosso, segno di adesione all'iniziativa mondiale di solidarietà per i monaci della ex Birmania che manifestano contro la dittatura militare: «L'attenzione del nuovo partito per la democrazia dovrà riguardare tutto il mondo».
Ci sono professionisti, giovani, donne e pensionati «che non vivono di sola politica», e lo stesso vale per gli amministratori locali presenti nei 14 elenchi: «I nostri candidati dedicano alla politica solo una parte della loro vita: per questo, oggi e nelle prossime presentazioni, ne vedrete pochi». Hanno anche un'altra vita da seguire. Nomi spendibili? Pochissimi, «anche se negli ultimi giorni c'è stata la corsa al gossip»: Spanu è capolista a Cagliari centro; l'altro nome noto, quello del consigliere regionale della Margherita Gavino Manca, chiude la lista di Sassari: significa che anche in caso di vittoria «non entrerà mai, ma è un segno di servizio per favorire il coinvolgimento di persone nuove». Solo il segretario, sostiene Spanu, dovrà potergli dedicare molto tempo: è il motivo per cui «non mi candiderò, in caso di vittoria, alle regionali del 2009». Non come chi «è impegnato a Roma a sostenere il governo o a guidare la Giunta».
Allora i punti fermi del programma: partecipazione, laicità, pari opportunità, trasparenza, riduzione dei costi della politica e un'attenzione particolare «all'efficacia delle riforme che, se non sono condivise e portate a compimento, comportano anch'esse un aumento dei costi della politica». Senza dimenticare «l'equilibrio fra i poteri: è giusta l'incompatibilità fra le cariche. Oggi viviamo un presidenzialismo sbilanciato, che i partiti in Sardegna non hanno ancora imparato a gestire». E poi lavoro e welfare: saranno gli argomenti fondamentali della campagna «di ascolto» con associazioni e sindacati che vedrà impegnato Spanu: oggi a Oristano in mattinata e a Lanusei nel pomeriggio. Lunedì è in programma il tour a Nuoro. Poi sarà la volta del sostenitore big: l'appuntamento a Sassari nei primi giorni di ottobre con il ministro della Difesa Arturo Parisi.
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