sabato 29 settembre 2007
di Alessandro Alfonso
L'Espresso in edicola oggi analizza il fenomeno Beppe Grillo, aprendo una discussione sicuramente affascinante per chi si occupa di comunicazione ed informazione, con una autorevole indagata: la rete Internet. La domanda che si pone il settimanale è la seguente: «Dopo il caso Grillo, internet sotto accusa: è davvero un luogo di confronto democratico o può diventare un grande fratello, più persuasivo, populista e pericoloso della televisione?». La risposta è fatta in parte di buon senso e in parte di considerazioni sulla tecnologia. E trascuriamo il fatto che da quelle domande si capisca il motivo per cui Beppe Grillo vorrebbe fare un secondo V-Day, prendendo di mira il sistema informativo del nostro paese.
Cominciamo seppellendo le teorie di Marshall McLuhan (lui ci ha lasciato 27 anni fa), il sociologo canadese che propose la famosa teoria secondo la quale il mezzo tecnologico, in questo caso internet, produce effetti pervasivi sull'immaginario collettivo, indipendentemente dai contenuti dell'informazione di volta in volta veicolata. Questa teoria si è dimostrata verissima con i media tradizionali, Blob ne rappresenta in maniera spettacolare la materializzazione, e di fatto anche l'informazione proposta dai media tradizionali ha rotto gli indugi, passando in qualche decennio dal racconto del vero, al verosimile fino ad arrivare al falso.
Non conta più ciò che succede, conta quello che la gente vuole sentirsi dire: appunto, l'immaginario collettivo (il termine tecnico di questo tipo di approccio all'informazione è “manipolazione”). L'articolo sul vecchietto di Is Mirrionis che ruba un pacco di pasta e un pezzo di formaggio e non viene denunciato dal negoziante, che anzi lancia una colletta di solidarietà, ne rappresenta un altro chiaro (e a dire il vero un po' più patetico) esempio: un falso assoluto inventato di sana pianta, con patetiche email di spiegazioni del giorno dopo (di questo secondo falso non ha parlato quasi nessuno, per me è invece la cosa più interessante di tutto l'accaduto), con rilanci ed integrazioni esclusive da parte di tutta la stampa nazionale.
Ma cosa hanno i media tradizionali che Internet non ha, o meglio, quali sono i veri limiti dei media tradizionali che rendono internet una bomba di democrazia dal basso, man mano che la diffusione della banda pervade le nostre case? Semplice, banale: la bidirezionalità del flusso. Uno scrive, dietro c'è uno che ti legge e che ti risponde. Se non lo fai rispondere, con due click può aprire cento vetrine su web a costo zero, o quasi, con le tue stesse identiche potenzialità di diffusione per risponderti (e sputtanarti).
Alla lunga ci sarà un unico fattore che selezionerà le fonti informative: la credibilità. Spacciare, come fa l'Espresso, una tecnologia come internet, in quanto tale, come “potenziale grande fratello, più persuasivo, populista e pericoloso della televisione”, è semplicemente l'ammissione da parte dell'informazione tradizionale di non averci ancora capito niente. Stato confusionale totale. Ed è strano per gruppo editoriale che conta tra i suoi più autorevoli collaboratori due dei pionieri di internet in Italia, Enrico Pedemonte e Vittorio Zambardino.
Internet, per definizione, è tutto e non è nulla. Altro che grande fratello. Non può essere controllata, al massimo si possono staccare i cavi, però non tutti i cavi: se ce n'è solo uno attaccato, lei cammina. Si chiama web non per niente, in inglese vuol dire ragnatela. Non può essere limitata o censurata. Tutti i casi di censura hanno ottenuto un risultato a mio parere straordinario: per la notizia oscurata, sembra un non senso, il vero successo è la censura. L'unica vera garanzia di massima diffusione e replica in innumerevoli altri luoghi della grande rete.
Ma andiamo avanti con L'Espresso: «Internet persuasivo, populista e pericoloso, addirittura più della televisione». A parte questa agghiacciante vitalità delle macchine in quanto tali, perché di questo parla L'Espresso, che fanno sembrare coloro che le popolano di contenuti degli inetti e sostanzialmente inutili: propongo un'auto riduzione di stipendio per manifesta inutilità di tutti coloro che si occupano di informazione, comunque la si voglia declinare. A cominciare dai giornalisti de L'Espresso.
Internet è una tecnologia pull, sei tu che vai a prenderti le informazioni che vuoi, non è una tecnologia push come la televisione, la radio o i giornali, dove qualcuno confeziona il messaggio da mandarti (e il tuo massimo impegno è cambiare canale o abbassare il volume).
E internet ha un bacino talmente tanto illimitato di informazione da confondersi con tutta la conoscenza umana. Non esistono più confini, non esistono più stati, non esiste più niente di niente: è tutto li, basta saperlo cercare (cosa tutt'altro che facile, oltre che faticosa). Internet, so che è difficile da capire per chi è legato a schemi tradizionali, è TUTTO ciò che si può tradurre in testo, in immagine, in suono, ed in particolar modo a portata di tutti e a costi ormai bassissimi. L'unico modo che avranno i media per continuare il loro business è quello di diventare credibili, autorevoli ed attendibili e non baciapile dei grandi interessi: la migliore definizione dei media dei nostri giorni.
© 2007 Nesos Editoriale Indipendente srl - Cagliari