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sabato 29 settembre 2007

Soru a testa bassa: L'Unione
presenta i sardi alla fame
mi ha sempre negato la parola
L'Ordine: giudizi inaccettabili

di Michele Fioraso

La notizia falsa sul pensionato ladro per fame diventa l'occasione per un nuovo capitolo nella guerra tra il presidente della Regione Renato Soru e il gruppo editoriale di Sergio Zuncheddu, proprietario di Unione Sarda e Videolina. «Non mi avete mai intervistato, ma presentate una Sardegna dove la gente muore di fame», denuncia Soru durante un incontro sul Partito democratico a Oristano. «La qualità dell'informazione non si misura dal numero di interviste al presidente della Regione, né un episodio isolato può diventare pretesto per colpire l'informazione», risponde Filippo Peretti, presidente dell'Ordine regionale dei giornalisti. «La difesa contro queste carenze è il pluralismo», aggiunge Francesco Birocchi, presidente dell'Associazione della Stampa sarda.

L'accusa: contestano i dati dell'Istat
e raccontano una Sardegna inesistente

La bufala del pensionato di Is Mirrionis - rivelatasi inventata e causa di guai disciplinari per il cronista dell'Unione Alessandro Testa, oltre che per i corrispondenti delle testate nazionali che ci hanno ricamato sopra - è «l'esempio più chiaro di come funzioni l'informazione in Sardegna: L'Unione Sarda presenta una realtà della Sardegna con la gente che muore di fame», secondo il presidente-candidato. Infatti, racconta Soru, a causa di «una notizia totalmente inventata e pubblicata in prima pagina, con tanto di intervista a pensionato e commerciante inesistenti», sono arrivate «telefonate ed e-mail da tutta Italia»: “Signor presidente, non è possibile che nella sua regione ci siano i vecchietti che muoiono di fame e siano costretti a rubare al supermercato!”. E mi sono sentito in dovere di spiegare quali sono nella città di Cagliari i servizi, come la Caritas, che provvedono a queste necessità». Comunque il giorno dopo «ci siamo ritrovati in Sardegna le tv e i giornali di mezza Italia, e anche il servizio delle Iene». Tutto questo per «una Sardegna che non esiste, mentre si racconta che non sono attendibili i dati dell'Istat sul calo della disoccupazione».

Complice l'infortunio della storia strappalacrime, Soru scaglia frecce intinte nel veleno contro un giornale e una televisione che non gli sono mai stati amici. «La voce del presidente della Regione non trova spazio sui giornali sardi: avete mai seguito una mia intervista a Videolina o sulle pagine de L'Unione Sarda? Io ho chiesto più volte di essere intervistato e non ci sono mai riuscito», racconta il presidente ai sostenitori nelle primarie del Pd, riuniti a Oristano. In Sardegna «non sempre è facile comunicare, ciò che la maggioranza fa non sempre arriva ai cittadini», afferma Soru. Ma non passano neanche altre notizie, come «il caso dell'avvocato che fa parte del comitato contro la legge statutaria e che ha chiesto alla Regione una parcella di 70 milioni di euro per una causa che non è stata nemmeno vinta».

Non è la prima volta che il presidente della Regione cerca lo scontro frontale con il maggior quotidiano e la stazione tv più seguita in Sardegna. Bisogna dire che non si sono mai amati, già da prima della candidatura alla presidenza e delle polemiche seguite alla partecipazione del candidato Soru ai faccia a faccia con l'avversario Mauro Pili. Questioni di affari, da quando Tiscali sfidava Unione e Nuova negli appalti della Regione. Le frizioni sono proseguite nei quasi tre anni di legislatura: le testate del gruppo Zuncheddu in trincea lungo una linea politica di opposizione (spesso strumentale), il presidente mai preoccupato di risultare gradevole ai giornalisti di Unione e Videolina. Dopo ripetute schermaglie, la guerra è stata dichiarata in modo clamoroso il 23 luglio scorso nell'incontro sul digitale terrestre: davanti a un esterrefatto ministro delle Comunicazioni Paolo Gentiloni e ai vertici del gruppo Zuncheddu, il capo dell'esecutivo aveva protestato con veemenza per non essere mai stato intervistato dai maggiori organi di stampa regionali, nonostante l'avesse «chiesto, anche per iscritto, da tre anni».

I giornalisti: cronaca e critica
sono gli unici doveri della stampa

Non facciamo di tutta l'erba un fascio, risponde a caldo il presidente dell'Ordine dei giornalisti Filippo Peretti. «Non è corretto che un'istituzione pubblica utilizzi il caso triste di una notizia falsa, che risulta isolata, per colpire l'intero sistema dell'informazione in Sardegna», ribatte. L'Ordine «ha aperto un'inchiesta e stigmatizzato l'accaduto, ma non risultano altri episodi del genere né sono mai arrivate denunce in tal senso».

I giornalisti, dice ancora Peretti, «non temono le critiche». Anzi, «sono i primi e spesso i soli a manifestare malessere per l'accentuarsi del peso degli interessi extraeditoriali degli editori e delle pressioni del potere politico ed economico». Ma «la qualità dell'informazione non si misura dal numero di interviste al presidente della Regione» e, in ogni caso, «non è compito dei giornalisti aiutare il potere politico: i loro unici doveri sono la cronaca e la critica». Se il presidente Soru, «al di là dei pareri politici, ha segnalazioni di merito da fare su violazioni accertate o presunte, l'Ordine dei giornalisti le esaminerà nel modo più sereno», è l'invito finale.

«I giornalisti hanno il diritto di scrivere quello che vogliono, così come i lettori hanno il diritto di criticare quanto viene scritto o di non acquistare un giornale», aggiunge Francesco Birocchi, presidente dell'Associazione della Stampa sarda, il sindacato regionale dei giornalisti. «Le istituzioni hanno un dovere maggiore di attenzione nei confronti dei giornali», ma «l'unica difesa contro le eventuali carenze dell'informazione è, e resta, il pluralismo». Perché «più grande è il numero dei mezzi di informazione, più essa ha la possibilità di essere completa», chiude Birocchi.


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