sabato 29 settembre 2007
di Giorgio Melis
Renato Soru ha colto la palla al balzo per provare a regolare i conti (intempestiva zampata nel momento più inopportuno) con Sergio Zuncheddu e il suo impero editoriale: L'Unione Sarda, Videolina, Radiolina ed altro, in sinergia totalizzante col dominante gruppo pubblicitario unico. Com'era, ora forse peggio, al tempo del semi-monopolio collusivo e aggressivo di Grauso. Denunciato da chi scrive all'insofferente-indifferente Veltroni: glissava perché stava dall'altra parte. Ma almeno allora La Nuova era ben più forte, autorevole e combattiva. Il presidente della Regione non ha resistito all'occasione di fare della farsesca, tragica (per il giornalismo) storia del pensionato ladro per fame, il trampolino di lancio per un attacco al gruppo Unione ed estensivamente all'informazione sarda. Strategia politicamente efficace e comprensibile ma inelegante e non pagante, forse. Criticabile ma legittima, perché la vicenda ha prima un'immagine sociale terrificante della Sardegna e poi deprimente del livello della sua informazione maggiore e pluricentenaria: ha coinvolto quella nazionale, all'infuori del Corriere della sera.
Soru si è tolto sassi e macigni dalle scarpe. Ma non avrebbe dovuto così e ora. Non mentre un grave, non incolpevole infortunio mette alle corde il suo avversario pregiudiziale e viscerale. Perché questo è stato e resta il gruppo Unione-Videolina. Non un normale network editoriale che fa informazione, con la linea che gli pare e piace. Si muove come un partito o grumo di interessi avendo preventivamente e per sempre deciso che Soru è il suo nemico per discrasia politica e conflitto di idee e appalti.
La difficoltà del gruppo è grande, benché all'apparenza assolutamente tetragono a ogni imbarazzo. Ha scelto una linea editorial-cementizia. Sopire e troncare, troncare e sopire, ignorare, silenziare: non è successo nulla, non ne parliamo. Dunque il caso non è esistito e non esiste perché noi lo ignoriamo e mettiamo il sasso in bocca a chiunque - lettori, critici, anche sostenitori o il presidente della Regione - ne vogliano discutere o censurare. No pasaran. Tutti imbavagliati, muro di gomma del silenzio e basta: non dobbiamo spiegazioni e non accettiamo discussioni o critiche, togliamo la parola a chiunque non sia dei nostri, anzi anche a loro per poterlo fare impunemente con i critici.
Ne parlano i giornali e tv nazionali, sbeffeggiano le jene, ne sussurra qualche flebile voce sarda? Chissenefrega, siamo forti, fate largo. O così o pomì. Di questa minestra o quella finestra. Infatti, non una sola riga sull'attacco pubblico di Renato Soru, benché rimbalzato per dovere d'ufficio sul riluttante Tg3 e su qualche tv privata, più un colonnino sul quotidiano di Sassari. La stessa Nuova che aveva dato col massimo risalto, sparando tutto in prima, le accuse di Pili a Soru sul supermercato di Iglesias e con molta meno evidenza la smentita del governatore.
Da Terrapieno corre la vulgata: in fondo chi è? Possiamo cancellarlo. Era solo un imprenditore di successo, detestato per conflitto di appalti informatici dai due giornali prima di entrare in politica, e ora - per uno soprattutto - da presidente è il bersaglio fisso perfetto: finché non sarà colpito e affondato. Il senso di questa scelta è univoco: non avrai altre notizie all'infuori delle nostre, solo quelle quelle vogliamo e vaffa ai lettori. Se non escono su Unione e Videolina non esistono: le voci di altri (l'amica Nuova inclusa) sono irrilevanti, le tacitiamo col nostro silenzio: tombale. Infatti ha dovuto ignorare anche l'Ordine dei giornalisti sardi schierato in difesa e contro Soru con malcerte motivazioni.
Resta un comandamento: onora il giornale e la tv del vero padrone e sarai illuminato, a qualunque partito appartenga: molto meglio se a destra, ma anche a sinistra, ad esempio immobiliare, se sinergica con i nostri affari. Chi non rende omaggio o, temerario, è critico, va oscurato e giustiziato mediaticamente: prima o poi, giorno dopo giorno, non c'è fretta. Vale per tutti: oggi da una parte, domani per l'altra, tranne quelli dell'eterna fratellanza. Ecco, questo è il senso del medio comportamento informativo. Inclusi i rapporti protetti con doppio profilattico blindato, tra i due maggiori quotidiani storici. La Rai è quasi disutile, le tv private di servizio. E-Polis debole, benché - appena ripreso - abbia assestato una stangata formidabile all'Unione sulla storia del pensionato: dovrebbe essere catalogata nel genere “anatomia di un suicidio” giornalistico da parte del quotidiano di Terrapieno.
Soru ha fatto male dal punto di vista dello stile e dell'eleganza. Ha guardato solo al suo interesse immediato: non l'avesse fatto, comunque, Unione e Videlina non sarebbero state chiamate a pagar dazio da alcuno. Ma è scivolato sul suo leit-motiv, un po' lagnoso e controproducente perché dimostra solo la sua impotenza: da due anni ho chiesto d'essere intervistato istituzionalmente, sui programmi e le scelte del presidente della Giunta, che interessano tutti i sardi, per approvare o dissentire. Mai avuto risposta da Unione e Videolina. Che non sono assolutamente obbligate a farlo. E tuttavia i maggiori centri di informazione, dall'Alpi alle Piramidi fino al Polo Nord, fanno a gara per intervistare l'uomo di punta del loro Paese, regione, città: magari solo per cercare di farlo a pezzi con le domande. Come fece il grande Dan Rather alla Cbs quasi aggredendo come un pitbull Bush senior.
In Sardegna non vige questa regola, almeno a Terrapieno, dietro il monte delle Beatitudini e della scienza giornalistica infusa, un gattaio inquietante: include parecchi ri-baldi ex giovani in carriera che da crumiri facevano il giornale con Liori contro la maggioranza della redazione: hanno fatto scuola, anche fuori. Davanti all'atteggiamento del gruppo, ci sta pure che Soru contrattacchi, ma sbaglia il momento. Non si maramaldeggia, soprattutto con un avversario storico in ginocchio per sua massima colpa o ci abbassa al suo infimo livello.
Le frizioni con Zuncheddu risalgono a molti anni prima che Soru entrasse in politica. Quando Tiscali era contrastata ed emarginata per gli appalti informatici regionali, sui quali signoreggiavano il Gruppo Unione, da solo o in cordata con Kataweb - GruppoEspresso - La Nuova Sardegna. E Carlo Ignazio Fantola, manager di Zuncheddu, era di casa dall'assessore Frongia (protesi politica del fratello Massimo) e in altri assessorati “di famiglia”. I concorrenti - Soru incluso, che si rivolse al Tar - dovevano fare anticamera finché da certe stanze dei bottoni non fosse uscito il manager di Zuncheddu: tutto scritto, testimoniato, documentabile. Al punto che, tra la fine degli anni novanta e i primi del 2000, Soru aveva deciso di realizzare un suo quotidiano per difendersi da Zuncheddu.
Poi aveva fermato il progetto, preso dalla realizzazione di Tiscali City a Sa Illetta: non aveva in testa l'entrata in politica. Dopo la quale - anche per la sua politica paesaggistica e urbanistica, facendo soffrire molto anche Zuncheddu - ha avuto sempre addosso, con più acrimonia permanente e aggressiva, il gruppo Unione. Sponsor fisso contro Soru di tutti i Pili, Pisanu-Pirastu, Balletti-bulletti, Fantoli, Delogu, Mariolino Floris, Oppi e vari destri, più i sinistri-immobiliar politici della Lega e i loro patron nei Ds, incluso Graziano Milia. Dunque è una guerra di posizione che viene da lontano e non finirà mai. Senza esclusione di colpi: sgradevole ma decisa e perfino comprensibile negli sviluppi meno accettabili.
Del tutto incomprensbile, almeno per noi, è l'ingresso nella partita, da una parte, dell'Ordine e del sindacato regionale dei giornalisti (interpellato da noi nella persona del presidente, Birocchi). Cosa diavolo c'entrano l'organizzazione corporativa e quella sindacale (devono tutelare i colleghi e i lettori: se volessero e ci riuscissero) con l'onorabilità e gli interessi della categoria? Cosa c'entrano nella partita tra Zuncheddu, le sue direzioni giornalistiche e Renato Soru? A che titolo s'impicciano l'Ordine e l'Assostampa? Se volevano, dovevano rispondere l'editore-palazzinaro e il suo direttore, più eventualmente il direttore della Nuova: peraltro l'unico giornale in Italia e in Sardegna a non aver dato in concomitanza con tutti la notizia della bufala.
Da quando in qua (anzi, da molto) Ordine e Associazione sono i portavoce di editori e direttori? Oltretutto, con figuraccia: Zuncheddu o chi per lui ha censurato totalitariamente le accuse di Soru ma anche la difesa di Peretti, senza raccogliere quella devota di Birocchi: da nascondersi. Hanno forse fatto davvero il loro mestiere quando le smarronate notorie del redattore, poi assurto ai nefasti del pensionato immaginario, si sono manifestate meno clamorosamente ma anche più gravemente, come molte altri di diversi colleghi? Si sono per caso occupati dello sconvolgente, ignobile e miserabile trattamento riservato sull'Unione alla prestigiosa sociologa Anna Oppo, da 45 anni su piazza nazionale e internazionale, collaboratrice per decenni dei due quotidiani e di riviste italiane e straniere?
È penosamente anacronistico e insensato un Ordine di cui, con Franco Rho, un collega del Corsera, nel 1972 chiedevo nella Federazione nazionale della stampa (c'è rimasto un verbale) l'abolizione: perché noi giornalisti siamo semplici lavoratori dipendenti e non liberi professionista come notai, avvocati, ingegneri ed altri. Oggi non lo ripeterei perché la professione è sotto tiro degli editori: incluso, con particolare passione, lo Zuncheddu che implicitamente l'Ordine difende.
Entriamo in questioni sgradevoli. Sono stato censurato e mi sono dimesso per dignità da E-Polis su una storiaccia orrenda, preceduta da arresti per trame oscure di umilianti, inquietanti penne vendute al Sismi assieme ai loro giornali, con collegamenti e laudatori nella direzione del GdS. L'Ordine dei giornalisti non ha detto - come Soru, del resto - né ahi, né bai. Neppure una parola di censura contro gli indisturbati Cipriani-brothers. Eppure ero il giornalista con maggior anzianità in servizio, dopo essere stato nella direzione dei tre quotidiani sardi e con un ruolo significativo nelle due maggiori tv sarde.
En passant, benché in posizione apicale nei media citati, non è stato assunto prima-dopo-mai il mio passaggio anche ventennale nessun figlio, nipote, cugino, cognato, zio anche di secondo o terzo grado. Ora usa diversamente, e accentua un vecchio sospetto che l'Ordine e il presidente dell'Assostampa siano contro Soru e di fatto con Zuncheddu: presidenti pregressi e in carica hanno avuto loro figli assunti a L'Unione e Videolina, come i figli di molti altri giornalisti in altri giornali e tv. Cooptazione familistica-corporativa, benedicente l'editore. Perciò è il caso di essere più prudenti con certe sortite e pensare più al giudizio dei lettori, che in teoria dovrebbero essere al centro dell'attenzione di giornalisti, Ordine e Associazione.
Ancora due osservazioni. Soru si lamenta di non essere intervistato ma è lo stesso presidente-editore che ci ha fatto levare e censurare a lungo dalla rassegna-stampa della Giunta, come ha fatto il Consiglio regionale. Stavamo preparando una denuncia all'Autority per l'informazione ma ci hanno reincluso: lo faremo solo per il Consiglio. Ma non si dolga Soru, gli avversari non solo politici fanno quel che lui ha lasciato che fosse fatto anche a noi.
Un piccolo appunto all'Ordine e all'Assostampa. Non hanno alzato un dito mentre Videolina escludeva ed esclude dalla rassegna stampa i giornali di E-Polis. Benché Videolina sia in qualche modo “pubblica” perché fruisce di una concessione statale per trasmettere, l'editore abbia attinto generosamente a finanziamenti di leggi nazionali e regionali, abbia preso e prenda congrui contributi per l'editoria dalla presidenza del Consiglio dei ministri. È statalizzata e regionalizzata, in qualche modo. Fruendo di soldi pubblici, non può comportarsi da privato censore, negando la visibilità un giornale concorrente, solo perché non piace a Zuncheddu: l'ho scritto più volte quando ero direttore editoriale e articolista di quel gruppo.
Il problema resta aperto: perché Ordine e Associazione non lo affrontano e stanno a guardare? Non si tocca l'editore di riferimento, anzi nessun editore e direttore? Lo stesso Soru è una tigre di carta. Non ha alzato un dito neanche su questa situazione scandalosa. Aveva il potere e il dovere di intervenire, tagliando ogni pubblicità istituzionale e promozionale a Videolina finchè non fosse e sia ristabilita la parità di trattamento per i giornali E-Polis: non si può accettare la prevaricazione di un editore privato che pretenda e ottenga concessioni e soldi pubblici. Deve rispettare le regole verso i concorrenti.
Un'ultima cosa su Soru. Ha contestato che nessun giornale sardo ma solo il Corriere della Sera abbia ripreso la sua denuncia in Consiglio sui 70 milioni di parcella chiesti dall'avvocato Gianni Contu alla Regione. Se è così disinformato da sé e dai suoi collaboratori, merita di tutto e di peggio. Le prime notizie, dell'ottobre scorso, erano state date dalla Nuova, ma con importi dimezzati rispetto a quelli poi accertati e denunciati dal presidente in aula. Ha ragione nel dire che poi erano stati riportati quasi senza rilievo dalla stessa Nuova (perché, visto che era stato un suo scoop?) e che l'Unione e Videolina avevano ignorato la notizia, tacendo perfino il nome dell'avvocato da 140 miliardi di lire. Peccato che Soru glissi sul fatto che il nostro giornale, con grandissimo successo anche fuori della Sardegna, abbia fatto una serie di servizi, commenti e approfondimenti immediati e successivi, denunciando altri episodi clamorosi riguardanti l'avvocatissimo. I materiali usati dal Corriere della Sera, sono stati richiesti a me e forniti al bravissimo collega Gianni Stella,che casualmente mi aveva prima citato nel suo best-seller “La Casta”.
Male l'informazione, l'Ordine (matrimonio incestuoso?) e l'Associazione. Ma anche questo Soru ama i giornalisti-maggiordomi, è illiberale e arrogante, censore quando può. Più o meno come l'editore-nemico che l'avversa: con le sue redazioni senza schiena, di cartapesta e televisive, disprezza e maltratta i lettori. Con la smentitina di poche righe a pagina 18 sulla gigantesca bufala sparata in prima e con paginata in grande spolvero: rettifica ridicola, incredibile mentre i quotidiani e tv nazionali (più le jene e forse ora anche Vespa o Ballarò) la trattavano con grande risalto. L'Unione e Videolina sembrano rivolgersi alla Tanzania, non ai sardi.
E peggio ancora, con le accuse di Soru e la replica di Ordine e Associazione: lettori e telespettatori non devono sapere nulla. Tanto La Nuova, semiclandestina a Cagliari e da Oristano in giù, dedicherà anch'essa un colonnino. È il pluralismo, bellezza. Somiglia al vecchio minculpop aggiornato: un unico fascio di giornalisti, direttori, editori e politici (i presidenti di Giunta e Consiglio). Con Spissu che si dice “massacrato” per un'inchiesta che lo riguarda, mortalmente lunga. Mentre il ministro Bersani è andato per le spicce: controllati i documenti contabili, ha intimato alla società cui Spissu era collegato la restituzione immediata dei miliardi incassati indebitamente dallo Stato.
Finisce mica qui, il discorso sull'informazione isolana. È la volta del valoroso braccio destro dell'eroico ministro Mastella. Sì, quello promosso al posto che fu di Giovanni Falcone alla Giustizia: dopo essere stato trombato benché passato da Forza Italia all'Udeur: l'amico Clemente l'ha risarcito dell'infortunio elettorale per le sue alte competenze giuridico-ministeriali. Parliamo del celebre Giampaolo Nuvoli, che voleva vedere Borrelli impiccato ai lampioni stradali. Altra storia tutta e solo nostra, ripresa dai giornali italiani: quelli sardi hanno preferito interviste accucciate, senza uno straccio di commento sullo scandalo, censurato perfino da Giuliano Ferrara. Bene, il Nuvoli di lotta e di governo (Grillo non lo ha ancora scoperto: bisogna rimediare), indagato per i debiti della Torres Calcio, ha annunciato che si rivolgerà al Consiglio superiore della magistratura. Dai vertici del ministero al Csm: ci mandi i carabinieri e faccia arrestare la Procura di Sassari.
I principali quotidiani sardi sono allerta: pronte altre due pagine di interviste all'intrepido martire della malagiustizia e degli ingrati elettori. Meno male che c'è Mastella: santo subito.
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