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sabato 29 settembre 2007

Guccini, l'organizzatore e i concerti
nell'anfiteatro da rivoltare
«Disfare è facile, riusciremo a rifare?»

di Matteo Bordiga

Ultimi preparativi per il concerto che, di lì a poco, porterà all'anfiteatro migliaia di cagliaritani. Fra nostalgici over 60, inossidabili fedelissimi della poetica gucciniana, e ragazzi non ancora intorpiditi dalle melodie facili dal contemporaneo pop italiano. E decisi a cercare un virtuoso rifugio nella canzone d'autore. «L'anfiteatro è quasi pieno», gongola Sandro Capriola, di Sardegna Concerti, ente organizzatore dell'evento. Ma lui, Francesco Guccini, uno degli ultimi totem della canzone italiana, non è ancora arrivato.

Dietro le quinte si chiacchiera fitto fitto. E il tema è sempre quello: il destino dell'anfiteatro. Nodo quantomai dibattuto negli ultimi tempi. Soprattutto dopo la presa di posizione dell'assessore regionale alla Cultura Maria Antonietta Mongiu, molto decisa nel sollecitare lo smantellamento dell'impalcatura lignea che «deturpa uno dei monumenti più importanti di Cagliari e di tutta la Sardegna, uno dei tre anfiteatri scavati nella roccia tuttora esistenti».

Ovviamente, riportando il monumento alla sua veste originaria diventerebbe difficile poter continuare a ospitare tanti spettatori. Una delle possibili soluzioni, avanzata dal movimento ecologista Gruppo di intervento giuridico e ripresa da altri, prevede la rimozione delle impalcature lignee e la ricostruzione delle tribune alle spalle dell'attuale palco, lasciando vuota la struttura romana durante gli spettacoli. Così, l'anfiteatro verrebbe preservato e farebbe da semplice sfondo ai concerti. Ma Capriola non è convinto: «Perché si dovrebbe cambiare tutto quando l'anfiteatro sta dimostrando di funzionare benissimo? Proprio adesso che è diventato un luogo di cultura e spettacolo, quale era nel remoto passato, vogliamo bloccare le esibizioni degli artisti? Rimuovere le strutture in legno e avviare l'iter per la costruzione di nuove tribune che non sappiamo quando saranno realizzate e con che soldi? Mi sembra una sciocchezza…».

Mentre il sole sta lasciando il posto alla sera e il buio inizia a calare su Cagliari, Capriola ricorda che «l'anfiteatro, prima di essere utilizzato per gli spettacoli, accoglieva solo topi, cani e gatti. Nessuno ci passava e, quel che è peggio, nessuno si ricordava della sua esistenza. Poi, negli anni Ottanta sono cominciati i primi spettacoli e, nel 2000, gli spalti sono stati integrati con le strutture amovibili in legno e metallo che osserviamo ancora oggi. Questo non è stato fatto per deturpare il luogo o per insultarne la “sacralità” e il valore storico, ma per una ragione ben precisa. Prima del 2000 si allestiva ogni estate una tribuna da duemila posti in tubi Innocenti, da montare e giugno e smontare a settembre, dietro l'attuale palco», spiega Capriola. «Ora, compiere quel lavoro tutti gli anni, praticamente costruendo e poi smantellando le tribune per gli spettatori secondo il calendario della stagione artistica, costava un sacco di soldi. Molto più funzionale, quindi, costruire delle strutture fisse, anche se amovibili, in legno. All'interno dell'anfiteatro».

Per Capriola, «se c'era da criticare le impalcature perché offendevano il patrimonio storico-culturale rappresentato dal monumento bisognava farlo nel 2000. Ora è troppo tardi per rifare nuovamente questo benedetto anfiteatro. Quanti soldi ci vogliono per togliere il legno? Quanti milioni si dovranno spendere per costruire le nuove tribune lontano dalle gradinate?».

Ma gli ambientalisti sostengono che si potrebbe sfruttare l'anfiteatro “nudo” per organizzare delle visite guidate e far scoprire ai cagliaritani il vero volto di questo straordinario monumento di epoca romana: «Gli ambientalisti sono poche persone, non certamente la maggioranza dei cagliaritani, che esprimono le loro opinioni. Se facessimo un referendum popolare, i cittadini voterebbero per mantenere l'attuale configurazione dell'anfiteatro, al quale ormai si sono affezionati». Semmai, per Capriola si dovrebbe «prima trovare i fondi per edificare le nuove tribune e togliere le attuali impalcature, e solo dopo avviare il progetto. Ma, siccome è facile immaginare che ci vorrà parecchio tempo, nel frattempo è fondamentale che gli spettacoli proseguano. E che non si fermino in attesa di reperire questi fantomatici finanziamenti. Altrimenti Cagliari tornerà a spegnersi. E nessun artista vorrà più venire in città a esibirsi alla Fiera campionaria…».

Intanto, il guru è arrivato. La macchina con a bordo Guccini è entrata dall'ingresso carraio e si è fermata davanti ai camerini. Alcuni giovani fans urlano a perdifiato dallo strapiombo di viale fra' Ignazio: “Guccio! Guccio!” Lui tira dritto e non si gira per ricambiare. Non è nel suo stile. Alto, un po' caracollante ma sorridente, il Maestrone ha la sua solita aria informale e casereccia. Sembra ti stia per invitare a cena, per fare quattro chiacchiere davanti a un po' di formaggio, qualche fetta di prosciutto e un buon bicchiere di vino.

In camerino, in effetti, il lungo tavolo che gli hanno preparato si presenta proprio così. E lui, fra l'annoiato e il divertito, non disdegna di intervenire sulla querelle-anfiteatro. Che, seppure con prudenza e un certo distacco, difende la struttura dagli attacchi tout-court degli ambientalisti: «Pur non conoscendo a fondo i dettagli della questione fra Regione e Comune, trovo che questo spazio sia bello anche così come è adesso. Togliere il legno? Il vero problema è che siamo in Italia», sottolinea Guccini, «e che l'iniziativa in sé può pure essere lodevole, ma poi bisognerebbe vedere quanti anni trascorrerebbero fra la rimozione delle strutture e il ritorno alla piena funzionalità dell'anfiteatro».

Che, per il cantautore di Pàvana, «rimane un luogo di incredibile fascino già così com'è. E se poi, una volta liberatici del legno, si bloccasse tutto? Ci rimetterebbero gli artisti e i cagliaritani».


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