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venerdì 28 settembre 2007

Esclusivo: la terribile avventura in diretta
raccontata dal pacco di pasta scampato
al violento spaghetti-western dell'Unione

di Andrea Pusceddu

Lo scoop del giornale dei Sardi a proposito del pensionato cagliaritano sorpreso a rubare un pacco di pasta ha fatto rapidamente il giro dei mezzi di comunicazione italiani, che hanno rimbalzato la notizia con grande risalto, alzando poi la posta con interviste e virgolettati di tutti i protagonisti della toccante vicenda.

Va bene, c'è il dettaglio che la notizia fosse falsa e che la foto a corredo ritraesse un market valdostano.

Ma del resto abbiamo avuto ex presidenti della Giunta regionale che volevano che la Sardegna si aprisse alle Alpi: non siamo quindi nella posizione di fare inutili sofismi geografici.

Comunque sia, anche l'Altra Voce ha deciso di non stare alla finestra, ed è orgogliosa di presentare ai propri lettori una clamorosa esclusiva: l'intervista al pacco di pasta trafugato dallo sfortunato vegliardo.

Rintracciarlo ha richiesto poco tempo: recatici in zona Is Mirrionis, grazie al nostro acume investigativo trovavamo quasi subito il negozio in questione. È una piccola bottega che vende soprattutto prodotti tipici sardi: polenta e capriolo, pizzoccheri e speck, grappe alle erbe alpine.

Là dentro, abbiamo trovato il pacco di spaghetti, piuttosto acciaccato, che ci ha volentieri raccontato i fatti dal suo punto di vista. Lasciamo quindi parlare il protagonista di questa incredibile vicenda. Naturalmente, per proteggerne l'identità e la privacy, non renderemo pubblici marca e tempo di cottura.

- Iniziamo con la sua versione dei fatti.

«Guardi, è successo tutto molto in fretta, io ero lì come al solito sul mio scaffale, quando arriva questo signore che mi mette sotto la giacca. Poi ricordo solo il buio, ed una gran botta quando sono precipitato per terra, proprio davanti alla cassa. Devo aver perso conoscenza, e quando sono rivenuto c'era un tizio con matita e bloc notes che prendeva appunti. Una esperienza terribile, mi creda. Non l'augurerei a nessuno».

- Non si lamenti troppo, tutto sommato lei è diventato una celebrità.

«Trova? Forse di certa popolarità ne avrei pure fatto a meno. Noi spaghetti siamo abituati a stare sulla bocca di tutti, ma in questi giorni ne stiamo subendo davvero troppe».

- Si riferisce al “No Pasta Day” recentemente indetto dalle associazioni dei consumatori?

«Anche, ma non solo. Noi derivati del grano duro siamo continuamente sotto attacco, e nessuno ci tutela. Ogni giorno c'è qualcuno che se la prende con noi. Basta che un dietologo in cerca di visibilità si metta a dire che troppi carboidrati fanno male, e le conseguenze le paghiamo noi. Non parliamo poi di quelli che insinuano dubbi su OGM e pesticidi. Ma non è tutto, ne vuol sapere un'altra?»

- Prego, ci dica.

«Ecco, pare che sia in preparazione una proposta di legge da parte dei parlamentari di area cattolica per mettere al bando gli strozzapreti. E tutto questo solo perché la CEI non li vede di buon occhio. Ma le pare giusto?»

- Cosa vuole, del resto i nostri politici sono noti per avere sempre le mani in pasta…

«Può dirlo forte. Certo che però se un Ministro della Giustizia fa da testimonial per una campagna contro di noi, rischiamo di cadere dalla padella alla brace».

- Il cronista che l'ha reso famoso è nell'occhio del ciclone, e pare che rischi anche una sanzione disciplinare. Cosa vorrebbe dirgli?

«Forse gli direi che anche a noi spaghetti ogni tanto capita di andare in bianco, ma che questo non è comunque un buon motivo per inventarsi le cose. Comunque, c'è un filo conduttore: prima hanno pensato ai secondi con il gatto al cognac, ed ora hanno fatto la pasta alla puttanata. A questo punto è evidente, sono alla frutta».


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