lunedì 24 settembre 2007
di Pietro Ciarlo
Uno dei compiti principali che le istituzioni democratiche devono assolvere è la neutralizzazione dei conflitti. Le diverse parti della società competono liberamente tra loro, ma da questa competizione devono nascere soluzioni caratterizzate da una accettazione comune, in grado di assicurare a tutti noi una vita pacifica e ordinata. Detto in altro modo, dopo le competizioni elettorali e parlamentari la legge approvata si spersonalizza. La legge che viene pubblicata sulla Gazzetta ufficiale deve essere eseguita ed osservata in quanto tale, prescindendo da chi l'abbia voluta.
La lotta politica può portare al cambiamento delle leggi, ma rispetto alla legge vigente dobbiamo essere leali. Nell'interpretazione delle leggi, le amministrazioni, i giudici, i giuristi, la politica, non devono adottare argomentazioni speciose o addirittura palesemente infondate, volte a ingannare l'opinione pubblica. Quando l'inganno demagogico supera il livello di guardia e le istituzioni stesse diventano oggetto della lotta politica, perdono la capacità di neutralizzare i conflitti e le nostre democrazie entrano in crisi.
Purtroppo il nostro paese sta attraversando una fase da questo punto di vista molto critica. Le vicende relative alla legge statutaria della Sardegna ne sono un esempio. Interpretazioni pretestuose e contorte delle normative vengono utilizzate a meri fini di lotta politica. Non c'è niente di più destabilizzante per le istituzioni.
Ad esempio, alcuni sostengono che la previsione del quorum dei partecipanti al referendum sarebbe costituzionalmente illegittima e quindi non andrebbe applicata. Non credo che tale disposizione sia illegittima, ma anche se lo fosse, qualsiasi studente della facoltà di giurisprudenza sa benissimo che la legge deve essere applicata comunque, fino a che non interviene la sentenza della Corte costituzionale.
Altri affermano che la legge sarebbe incostituzionale perché alcune sue previsioni sarebbero in contrasto con la Costituzione, ma, prescindendo dalle obiezioni di merito, anche qui tutti gli addetti ai lavori sanno che l'eventuale illegittimità di qualche norma non comporta di per se stessa illegittimità dell'intera legge.
Infine veramente paradossale appare sostenere che ove non si raggiungesse il quorum nel referendum la legge non debba essere promulgata: in pratica si vorrebbe sostenere la conseguenza secondo cui la sola richiesta del referendum sarebbe in grado di impedire l'entrata in vigore della legge. Francamente mi sembra un po' troppo. Tutti questi argomenti sono talmente pretestuosi da apparire addotti solo a fini di lotta politica.
Ho già avuto modo di dire che non ritengo opportuno che un presidente di Regione si candidi alla segreteria regionale del maggior partito della coalizione che lo esprime. Voglio ribadirlo per non tradire il mio impegno di professore di diritto costituzionale e in sostanza me stesso, perché ritengo doveroso sempre distinguere le valutazioni politiche da quelle istituzionali. Diversamente le istituzioni diventano oggetto della contesa politica con danni gravi per tutti.
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