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sabato 15 settembre 2007

Un partito dirottato dagli apparati
per fare la guerra a Soru
Non era questo il sogno, 11 anni fa…

di Carlo Dore*

Fui il primo in Sardegna, nell'ormai lontanissimo 12 marzo del 1996, ad “abbracciare” il progetto dell'Ulivo quando, nel Consiglio comunale di Cagliari, dopo aver lasciato il Patto Segni che aveva virato a destra, fondai il gruppo consiliare de “I Democratici per l'Ulivo”. Essendo sempre stato fedele, da allora, al messaggio di Romano Prodi, contribuendo alla nascita del movimento de “I Democratici” nelle cui file venni eletto consigliere regionale nel 1999, ritengo di aver titolo per esprimere alcune considerazioni su quanto è avvenuto e sta avvenendo nella fase costitutiva del Partito democratico, che altro non avrebbe dovuto essere se non il naturale sviluppo e completamento del progetto dell'Ulivo.

Considerazioni amarissime, perché quello che doveva essere un percorso entusiasmante, guidato dai più autorevoli ed illuminati esponenti del mondo progressista, cattolico, ambientalista, aperto ai mondi della cultura, del volontariato, dei lavori, delle professioni e, in particolare, al mondo giovanile ed a quello femminile, si è invece ben presto trasformato in una lotta selvaggia condotta dagli apparati dei vecchi partiti, senza esclusione di colpi, col solo intento di accaparrare i posti di comando del nuovo partito prima ancora che lo stesso venga costituito.

Il tutto con grave sconcerto e delusione del popolo del centro sinistra. Basta pensare al documento, diffuso giorni fa da un folto gruppo di sindaci che, dall'osservatorio privilegiato di chi è ogni giorno in trincea, a contatto con le drammatiche necessità dei cittadini, che chiedono una casa, un lavoro, un'assistenza sanitaria adeguata, un controllo dei prezzi, etc., hanno espresso grave preoccupazione per come si sta costruendo quello che, nei proclami dei promotori, avrebbe dovuto essere un partito “nuovo”, il cui unico obiettivo doveva essere non la sfrenata spartizione del potere, ma quello di affrontare e risolvere in modo costruttivo e responsabile i problemi della gente.

Un partito «laico, progressista, aperto, solidale, includente, fieramente antifascista, popolare, di massa»; un partito che, ponendosi «come guida culturale e morale di questo Paese… miri a riunificate una nazione devastata dalla grande anomalia del berlusconismo e dalle forme nuove di fascismo strisciante…».

E basta pensare alle dichiarazioni contenute nell'intervista rilasciata alla Nuova il 13 settembre dall'on.le Pietrino Soddu, che per la sua autorevolezza e la sua storia politica, e perché ormai fuori dai giochi di potere avrebbe potuto essere il segretario ideale del nuovo partito. Soddu, commentando la lotta scatenatasi per la leadership fra Renato Soru e la casta dei politici di lungo corso che sostiene Antonello Cabras, dopo aver constatato che la stessa aveva creato e stava creando un gravissimo danno al nascente PD, con la conseguenza che sia l'una che l'altra candidatura avrebbero dovuto esser ritirate, ha individuato la vera ragione dello scontro nella lotta continua, spesso sotterranea, che si sta conducendo ormai da parecchio tempo da parte degli apparati dei vecchi partiti del centro sinistra contro il presidente Soru.

Lotta che, anziché sul terreno naturale rappresentato dall'aula del Consiglio regionale, si sta svolgendo con armi improprie, quali - da ultima - la richiesta di referendum sulla legge statutaria che, come dice Pietrino Soddu, «è una lotta all'ultimo sangue per far cadere Soru». Il quale, sia chiaro, non è senza peccato, non essendo stato capace né di dialogare né di mediare, né - tanto meno - di raccogliere intorno a sé, come avrebbe potuto, le forze migliori della società sarda. Ma Soru, in questa occasione, non ha fatto altro che difendersi da quello che aveva tutte le caratteristiche di un accerchiamento da parte dei partiti in vista delle prossime elezioni, sia per la spartizione degli assessorati, sia per tenere in piedi quello che si presenta ormai come un vero e proprio “cimitero degli elefanti”.

* ex consigliere regionale


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