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martedì 11 settembre 2007

E-Polis, con Dell'Utri uomo forte
un network potente e temibile
A destra tre giornali sardi su quattro

di Giorgio Melis

Grauso perde, Grauso vince. Ma chi vince davvero è Marcello Dell'Utri. Nome clamoroso che entra nel nuovo consiglio di amministrazione di E-Polis e diventa presidente della collegata società PubliEpolis spa. Sarà la concessionaria della pubblicità del gruppo editoriale, che ha rimesso ieri in circolazione le sue 15 testate. Ovvero il volano decisivo per la vita e lo sviluppo dei quotidiani fondati da Nichi Grauso, destinati a espandersi in tutta Italia con nuove testate previste nel master plan dell'editore cagliaritano entrato in crisi: sarà attuato dalla nuova maggioranza.

Il nome di Dell'Utri oscura inevitabilmente quello autorevole ma meno noto nel bene e nel male di Alberto Rigotti, il finanziere-imprenditore trentino che ha trattato l'acquisto da Grauso e ieri è stato nominato presidente della nuova E-Polis spa. Ora è più chiaro, ma lo era stato dall'inizio per il nostro giornale (l'unico a seguire la vicenda, per solidarietà con gli oltre 200 dipendenti e in difesa del pluralismo) perché se Grauso doveva vendere per salvarsi dal collasso, gli acquirenti volevano fortissimamente comprare. E non solo per business, che pure finirà per esserci.

Marcello Dell'Utri, fondatore di Publitalia e poi artefice con Berlusconi di Forza Italia (ne è senatore), non è personaggio da giocarsi la faccia in una vicenda a rischio come era quella di E-Polis. Ora cambia tutto. Perché l'obbiettivo si fa strategico: non per caso nella cordata organizzata da Rigotti (con alle spalle appunto Dell'Utri e Galan, governatore forzista del Veneto) sono presenti personaggi potenti dell'economia produttiva e della finanza lombardo-veneta. Non si scomodano industriali come quelli citati nei giorni scorsi per la semplice acquisizione di un gruppo in dissesto, benché con un progetto di grande innovazione e vincente.

Il nuovo obbiettivo (era anche quello di Grauso, ma senza le finalità politiche) è la creazione di una catena di quotidiani free-pay press da un milione più copie al giorno. Diffusi in tutta Italia. Influenti politicamente ed elettoralmente. Il giornale con tante testate sarà allineato alla politiche della Casa delle libertà: magari in modo più intelligente e insinuante, più elastico e meno sguaiato o settario del Giornale di casa Berlusconi. Cidiellino sì ma forse con più misura, popolare e rivolto all'attenzione di un pubblico variegato, a-politico o anti, da mobilitare. Quelli che in prevalenza non comprano o leggono altri quotidiani e sono diventati meno permeabili e corrivi verso la tv. Uno strumento formidabile che aggiunge una grande potenza di fuoco cartacea all'artiglieria berlusconiana, prevalentemente e troppo televisiva.

Ma attenti, è possibile che non diventi da un giorno all'altro un foglio esclusivamente propagandistico. Per due ragioni. Dell'Utri pare sia in freddo e forse nel cono d'ombra del Cavaliere. Da suo braccio destro e anche più, pur mantenendo rapporti indissolubili di una vita in comune di grandi successi e di peripezie (incluse quelle processuali), oggi pare fortemente diviso dalle prospettive politiche, dalle scelte bizzarre personali del Cavaliere. Il quale - si dice - è a sua volta tentato dal desiderio di prendere maggiori distanze da Dell'Utri per le sue posizioni processuali e le acccuse di mafiosità da cui non è affatto riuscito a liberarsi.

Sia come sia, Dell'Utri - come molti altri in Forza Italia - è contrarissimo alla scelta di Berlusconi di puntare sulla rossa Michela Vittoria Brambilla per rilanciare il partito. Farne anzi uno collaterale, affidandole anche una rete televisiva, per la verità imbarazzante rispetto ai migliori standard Mediaset. Con altri esponenti di spicco di Forza Italia, Dell'Utri contrasta questa linea, entro i limiti possibili con Berlusconi. Ha in mente prospettive diverse ma anche bisogno di forza mediatica da contrapporre alla Brambilla. Di qui la scalata a E-Polis, per rilanciare un network di quotidiani con una diffusione capillare prevista, nel tempo medio, superiore a quella del Corriere della Sera e di Repubblica.

Un'altra lettura dei fatti, comunque compatibile, sostiene che Berlusconi sia perfettamente d'accordo ma alzi cortine fumogene per evitare che l'operazione sia ricondotta - almeno politicamente - a lui, che avrebbe anche problemi con l'antitrust. Il dissenso politico tra Dell'Utri e Sua Emittenza non è immaginario ma quando si tratta della causa comune, si può marciare divisi per colpire uniti. È solo un segnale ma potrebbe avere un significato rilevante: nella rassegna stampa di ieri, Canale 5 ha messo al quarto posto i quotidiani E-Polis. Perché hanno ripreso le pubblicazioni dopo il blocco scattato il 17 luglio? Sarebbe una scelta curiosa, visto che le tv Mediaset non risultano aver mai parlato della crisi del gruppo Grauso. Come mai tanta attenzione sulla rete ammiraglia per la ripartenza? Forse è stato il preludio a sponsorizzazioni frequenti: per rilanciare l'immagine e l'appetibilità pubblicitaria dei 15, presto venti, giornali ex-Grauso.

Se il segnale fosse fondato, prenderebbe corpo lo scenario che avevamo disegnato mentre i furbissimi editori e le redazioni di tanti giornali (specialmente quelli sardi) cacciavano cinicamente la testa sotto la sabbia aspettando il de profundis annunciato per E-Polis. Convinti che fosse condannato senza scampo. Si è provato a dire e ribadire che il progetto era eccellente e potenzialmente vincente. Presunti strateghi editoriali nazionali e locali volevano solo la pelle di Grauso, magari a ragione, dimenticando che nel business si ragiona con le parti nobili e alte del corpo, non con quelle basse. Mentre aspettavano il boia, altri facevano i loro conti editoriali e politici e compravano baracca e burattini: non certo per un tozzo di pane ma neanche a costi proibitivi.

Si è scritto fino alla nausea che il progetto poteva essere strategico per la Sardegna, con un suo sbarco sbalorditivo nella penisola non con formaggio e agnelli ma nel terreno dell'informazione: preludio a una presenza estensibile a livello culturale ed economico, esportandone immagine e prodotti e importando relazioni e turisti dalle aree più forti del Paese. È triste doversi citare adesso, ma era una visione concreta che avevamo più volte evocato su quei quotidiani alle prime uscite nella penisola. I soli sardi duri d'orecchio, di comprendonio e di capacità d'intraprendere e rischiare. È inevitabile che anche questa potente occasione, benché lanciata con mezzi inadeguati e mal gestita, finisca fuori controllo dei sardi.

Tra lazzi e sghignazzi di tanti increduli che non hanno alzato un dito e la voce, nelle mani dei nuovi proprietari E-Polis può davvero diventare un'impresa in grado di offrire un grosso dividendo politico ma anche economico. Ieri, nella sede di viale Trieste l'assemblea straordinaria ha approvato - informa una nota ufficiale - «il nuovo assetto societario ed una ricapitalizzazione della società PubliEpolis, concessionaria. Attraverso la società del gruppo Valore Editoriale Srl, la banca d'affari ABM Merchant è il nuovo azionista di maggioranza di E-Polis. L'assemblea ha deliberato e sottoscritto un aumento di capitale pari a 13 milioni di euro, finalizzato al rafforzamento del piano editoriale della società. Nel nuovo Cda entrano Luigi Barone, Marcello Dell'Utri, Nichi Grauso, Alberto Rigotti, Felice Emilio Santonastaso e Umberto Seregni».

Il cda ha nominato presidente Alberto Rigotti e ha infine «deliberato la convocazione dell'assemblea ordinaria e straordinaria della controllata EPM spa, concessionaria pubblicitaria, con all'ordine del giorno il cambio di ragione sociale in PubliEPolis spa e la nomina di Marcello Dell'Utri alla presidenza». Chi sono i componenti? Alcuni fin troppo noti, altri ugualmente ma in ambienti più specialistici. Luigi Barone è direttore centrale dell'Antonveneta ABN Amro SpA, direttore generale di VenetoSviluppo. Il comunicato identifica il senatore Marcello Dell'Utri quale «presidente della Fondazione Libreria via Senato, già presidente e AD di Publitalia», Nichi Grauso «imprenditore ed editore, fondatore di E-Polis», Alberto Rigotti «presidente della Banca d'affari ABM Merchant», Felice Emilio Santonastaso «titolare della cattedra di diritto commerciale, direttore dell'Istituto di diritto privato ed europeo presso la facoltà di economia e commercio dell'Università La Sapienza di Roma», Umberto Seregni «imprenditore del settore grafico, titolare del Gruppo omonimo».

Esaurita la parte burocratica, veniamo alle prospettive. Intanto un aspro contenzioso tra la proprietà uscente e la Fnsi, che denuncia Grauso per violazioni pesanti. Seguirà l'inter giudiziario o sarà composto se l'editore cagliaritano metterà freno alle sue non resistibili scalmane, gratuite quando non autolesionsitiche. Specie con la Fnsi, che attraverso il presidente Franco Siddi ha svolto un compito cruciale non in difesa di Grauso ma dei giornalisti.

Quanto al futuro dei giornali, ci sono state dichiarazioni generiche: per ora non valgono la carta sulla quale sono state stampate. Si può andare per deduzioni concretissime, più che logiche. La presidenza di Marcello Dell'Utri alla PubliEpolis, ovvero il caveu del gruppo, che incassa pochissimo dalle vendite a 50 centesimi, significa l'uomo migliore nel posto cruciale. Notare che anche nel nome (PubliEpolis) Dell'Utri ha voluto come rimarcare la continuità con l'origine del successo suo e di Berlusconi: Publitalia, la travolgente concessionaria pubblicitaria che fornì anche i quadri (incluso Galan, suo vice) alla primissima Forza Italia.

Insomma il personaggio più qualificato (benché con accuse e condanne di un cursus processuale infinito, comunque al riparo dell'immunità parlamentare) nello snodo cruciale per il gruppo. Con i suoi contatti pluridecennali e a tutto campo nel settore, Dell'Utri potrà garantire budget pubblicitari in grado di trasformare un'operazione anche politica in successo commerciale. Specie se avrà, com'è probabile, molti aiutini da Mediaset per assicurare una visibilità che E-Polis non aveva mai avuto.

Insomma, comincia un'altra storia: con qualche precedente. Grauso e Dell'Utri si conoscono bene e da tempo. Nel 1994, in pieno boom di Forza Italia, l'editore ospitò nella sua villa (poi venduta e ora abitata da Giorgio Mazzella) il king maker degli azzurri. Dell'Utri faceva il giro delle principali città italiane per presentare il programma del Polo del Buon Governo, con una curatissima brochure patinata. Ora si ritrovano nella stessa barca imprenditoriale, con Dell'Utri uomo decisivo di un progetto ereditato da Grauso.

Potrebbero esserci contraccolpi a livello editoriale nazionale, nel tempo e se il progetto decollerà appieno. Sul piano regionale, le ricadute potrebbero essere le più vistose. Non solo in termini di concorrenza diffusionale e soprattutto pubblicitaria con Unione Sarda e Nuova, che avevano recuperato le molte copie perdute e si preparavano a riaumentare le tariffe, abbattute per fronteggiare l'offerta de il Sardegna versioni sud e nord. Ma ci sarà una situazione senza precedenti se i due quotidiani saranno schierati, brutalmente o blandamente, col centrodestra.

Per la prima volta ci saranno tre giornali su quattro (includendo obbligatoriamente L'Unione Sarda) allineati a destra, come Videolina, e un Tg3 incolore, inodore e insapore ma di segno più polista che sinistro. E Cagliari avrà una schiacciante informazione monodestra. Per niente controbilanciabile dalla Nuova Sardegna, quasi scomparsa da Oristano in giù e specie a Cagliari. Si barcamena col centrosinistra: con cadute rovinose pro-Pili e altri personaggi polisti coccolati negli anni precedenti. Ha perso smalto, combattività, politicamente pesa poco. Troppo ma spesso mal apppiattita su Soru, e non solo perchè il presidente è diventato socio di De Benedetti in Tiscali. Né carne né pesce, in un equilibrio dimesso, povero di qualità, posizioni e opinioni: quasi bollo senza ufficio.

Ci sarà conflitto o rispetto tra E-Polis e i due quotidiani storici della Sardegna? Videolina potrà permettersi di continuare ad ignorarli nella rassegna stampa in coda ai tg del mattino? Probabilmente ci saranno anche molti problemi politici, mentre per Soru e Spissu - presidenti di Giunta e Consiglio - e per i loro scherani il problema più sentito sembra censurare il nostro giornale sulle rassegne stampa: gestite come un affare domestico nel silenzio assoluto dei figuri che si prostituiscono per un trafiletto nei giornali e si riempiono la bocca con la libertà d'informazione.

Staremo a vedere. Potrebbe esserci una differenziazione tattico-politica. Minor aggressività verso L'Unione Sarda. Sergio Zuncheddu alla fin fine è coeditore del Foglio, il cosiddetto giornale-cognato come Giuliano Ferrara lo definisce avendo in ditta Veronica Lario, moglie del Cavaliere. E invece spinta più dura a Sassari, verso La Nuova Sardegna, giornale di Carlo De Benedetti: odiato da Berlusconi che a sua volta detesta Soru, nelle grazie dell'Ingegnere. Sono scenari futuribili, possibili, forse probabili. Di certo, alcuni o parecchi si pentiranno di essere rimasti a guardare sulla sponda del fiume, in attesa del cadavere di Grauso. Ha perso e ha vinto (pensiamo anche guadagnandoci) perché il suo progetto va avanti: ora in mani ben più forti e temibili (per altri) delle sue.


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