venerdì 7 settembre 2007
Se i vertici non si accorgono della china pericolosa su cui si sta avventurando il neanche nato Partito democratico, la base suona la sveglia. Un gruppo di sindaci - di ora in ora più numeroso - ha firmato un appello che chiede con forza «un'altra soluzione», con «la sospensione delle candidature in campo e la ricerca di una soluzione unitaria». L'iniziativa è partito da un coordinamento composto da Emiliano Deiana (sindaco di Bortigiadas), Marco Pisano (Siddi), Nanni Manca (Osilo), Toni Stangoni (Badesi) e Agostino Ara (Viddalba) ma ha già raccolto decine di adesioni, comprese quelle dei primi cittadini di Sassari (Gianfranco Ganau), Guspini (Francesco Marras), Porto Torres (Luciano Mura), Dolianova (Gigi Piano). Pubblichiamo integralmente il documento.
La nascita del Partito Democratico in Sardegna ha, almeno inizialmente, suscitato molte speranze e molto interesse. Tuttavia con l'approssimarsi delle elezioni primarie il dibattito si è incentrato solo ed esclusivamente sulla leadership, tralasciando quasi del tutto le ragioni ideali che avevano ispirato il progetto politico. Ad oggi grande è la confusione: i responsabili dei partiti tacciono, gli iscritti hanno pochissime possibilità di esprimersi, i possibili aderenti rivolgono altrove le loro attenzioni.
Per il ruolo di responsabilità che attualmente ricopriamo, riteniamo doveroso dar vita a una discussione pubblica di vitale importanza per il centrosinistra e di grande importanza per tutta la politica regionale e nazionale. Il nostro intervento vuole essere uno stimolo al dibattito fra tutti coloro che hanno (o che vorrebbero avere) un ruolo nella costruzione di questo progetto politico.
Il Partito Democratico non può essere solo un nuovo partito del sistema politico-istituzionale italiano, ma deve essere essenzialmente un “partito nuovo”.
A nostro parere ci sono alcuni tratti caratteristici irrinunciabili: rinnovamento, inclusione, collegialità e contaminazione.
Per essere credibili occorre attuare, non a parole ma con conseguenti atti politici, un necessario quanto benefico svecchiamento del gruppo dirigente. Il Partito Democratico deve aprirsi alla società, ai giovani, alle donne, alle professioni. È proprio in questa fase di passaggio che bisogna aprire le porte per far entrare aria nuova, idee nuove e innovative, forze ed energie che diano spinta al progetto politico.
Il partito nuovo deve essere necessariamente plurale. Un partito che si consulti di continuo sui temi grandi e piccoli che interessano la gente. Un partito che non si appiattisca sui gruppi dirigenti, ma che sia di stimolo e di proposta per essi. Un partito dove non ci sia un vertice ristretto che decide la linea, ma una base larga e popolare che porta istanze, idealità e aspirazioni che devono realizzarsi in politiche concrete.
Il Partito Democratico non deve essere identificabile come un partito di ex (ex comunisti, ex democristiani, ex socialisti) perché sarebbe percepito dalla gente come vecchio e superato. Il partito nuovo deve promuovere la contaminazione fra le diverse culture politiche. Un partito che ha bisogno come l'aria della cultura socialista, di quella laica, di quella cattolico-democratica e, in Sardegna, di quella sardista.
Un partito riformista, ma non moderato e, a seconda delle necessità e dei temi, anche radicale nelle scelte. Un partito che cerca sempre il dialogo con le diverse anime della società nazionale, ma che rifiuta sempre il compromesso. Un partito laico, progressista, aperto, solidale, etico, includente, fieramente antifascista, popolare, di massa. Un partito che non pensi che la sua unica funzione sia quella di amministrare il potere, ma quello di porsi come guida culturale e morale di questo paese.
Un partito che miri a riunificare una nazione devastata dalla grande anomalia del berlusconismo e dalle forme nuove di fascismo strisciante. Un partito che dialoghi con la Chiesa, ma che pretenda in maniera chiara e netta l'autonomia e la laicità dello Stato. Un partito nuovo che promuova forme di partecipazione aperte per la formazione dei quadri dirigenti. Un partito maggiormente colorato di rosa, con una presenza forte delle donne al proprio interno e nelle candidature alle cariche elettive.
Un partito che dia serenità e la sicurezza al cittadino elettore che il bene collettivo non si contrappone al bene personale, ma lo esalta e lo integra. Un partito che metta al centro del proprio orizzonte politico il lavoro, la sua promozione e sicurezza. Un partito che sia portatore dei valori della pace e dell'amicizia fra i popoli. Un partito che lotti realmente contro tutti i fenomeni criminali e mafiosi rifuggendo come la peste da qualsiasi ipotesi di “pacifica coesistenza”. Un partito che abbia l'Europa come centro e motore delle proprie politiche.
A coloro i quali avanzano rivendicazioni egemoniche su tale progetto suggeriamo sommessamente di smetterla.
La gente, la nostra gente, il popolo dell'Ulivo non riesce a comprendere queste diatribe sterili sull'appartenenza a questa o quella famiglia politica. La nostra gente guarda al futuro mentre questo tipo di dibattito è tutto rivolto al passato. Ognuno entrerà nel nuovo soggetto politico portando in dote la propria esperienza e la propria cultura politica.
Il Partito Democratico nascerà solo come superamento e avanzamento rispetto alle culture che l'hanno prodotto, altrimenti sarà solo e soltanto l'ennesima operazione di ingegneria politica senza un'anima e senza un cuore. Il popolo dell'Ulivo inoltre chiede a gran voce l'unità. I continui contrasti hanno come conseguenza una crescente disaffezione da parte dei militanti nei confronti della politica.
I sindaci firmatari chiedono un'altra soluzione: che anche nel dibattito sulla leadership del PD in Sardegna si tenga conto delle ragioni espresse nella premessa del presente documento; la sospensione delle candidature in campo e la conseguente ricerca di una soluzione unitaria che ponga al riparo il Partito Democratico sardo da pericolose spaccature; che nella ricerca di una soluzione unitaria ci sia uno sforzo per coinvolgere tutti gli attori in campo, compreso il sistema delle autonomie locali.
Emiliano Deiana, Bortigiadas
Marco Pisanu, Siddi
Tino Ara, Viddalba
Luigi Piano, Dolianova
Toni Stangoni, Badesi
Nanni Manca, Osilo
Roberto Luciano, Nulvi
Anna Muretti, Trinità d'Agultu
Gianfranco Satta, Tergu
Gennaro Moretta, Sedini
Antonio Perinu, Oschiri
Sisinnio Zanda, Gonnosfanadiga
Giovanni Murineddu, Benetutti
Giovanna Oggiano, Santa Maria Coghinas
Piero Solinas, Martis
Tore Terzitta, Valledoria
Alessandro Merici, Lunamatrona
Francesco Marras, Guspini
Bruno Silenu, Segariu
Alberto Pilloni, Samatzai
Daniela Figus, Villanovafranca
Cristoforo Corda, Illorai
Pasquale Lubinu, Ossi
Luciano Mura, Porto Torres
Gianfranco Ganau, Sassari
Mario Zidda, Nuoro
Dario Fenu, Bonnannaro
Gesualdo Sanna, Soleminis
Costantino Palmas, Settimo San Pietro
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