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venerdì 7 settembre 2007

Tutti gli uomini e le donne del presidente
in campo contro quelli del cardinale
La grande sfida ridisegna la mappa politica

di Michele Fioraso

La contrapposizione tra Soru e Cabras nelle primarie per il Partito democratico ha sparpagliato le truppe sui due fronti, con qualche sorpresa e qualche eccezione. Il conto dei capigruppo, se si esclude il soriano di ferro Chicco Porcu di Progetto Sardegna, è pari. Col presidente va il diessino Siro Marrocu, anche ieri impegnatissimo a definire la situazione nella “sua” provincia del Medio Campidano e per questo irraggiungibile. A favore del senatore si schiera, come la grande maggioranza del gruppo consiliare diellino, il capogruppo della Margherita Antonio Biancu. Che spiega: «Sarò alla Fiera per sostenere una candidatura che non sia quella che accumula le cariche». «Da subito avevamo detto che non sarebbe stato utile che la stessa persona sommasse funzioni tanto importanti: la candidatura del presidente Soru è legittima ma rischia di compromettere la nascita del nuovo Partito», argomenta.

Il conteggio nei gruppi dà questi risultati: per i Ds, sette consiglieri con Soru e sei con Cabras (compreso il taciturno presidente del Consiglio regionale Giacomo Spissu). Nella Margherita, preponderanza degli anti-Soru, in linea col coordinatore regionale Paolo Fadda: otto contro due (tre, se si considerano Eliseo Secci, che è diventato assessore della Programmazione ma non ha ancora formalizzato le dimissioni, o Marco Espa che prenderà il suo posto tra i banchi).

Nella Quercia, in solitudine resta Silvio Lai, a lungo ritenuto un papabile, che spera in un altro scenario e lavora «fino all'ultimo minuto» perché si concretizzi. «Nella sua lettera, il senatore dice che esiste ancora la possibilità del ritiro per trovare una sintesi differente: spero che così avvenga, per evitare lo scontro tra chi ha proposto Soru come elemento di innovazione della politica e il presidente che quella novità ha saputo ben interpretare», dice. Di sicuro, una sintesi «si potrebbe trovare senza la candidatura del presidente, evitando il pericolo che il confronto sul Pd si incentri sulla giunta regionale». In un'eventuale Totocalcio, alla partita Soru-Cabras, Silvio Lai barrerebbe la X, che per lui «rappresenta la Sardegna», mentre «con l'1 o il 2 si perderebbe comunque». I soliti beninformati suggeriscono che Lai appoggerà la candidatura di Filippo Spanu, ex capo di gabinetto dell'assessore Francesco Pigliaru, sostenuto dalle Acli.

I non schierati nel gruppo Dl sono due, ma per motivi differenti. Il consigliere sassarese Gavino Manca, uno dei pochi “giovani” dell'aula di via Roma (ha 37 anni), sta riflettendo: «Avrei preferito un'alternativa che rispecchiasse meglio la volontà di apertura ai cittadini del Pd. In questo momento, anche io opterei per la X, da leggere non come neutralità di convenienza ma come incognita di elaborazione». E l'elaborazione, che si sta sviluppando nel gruppo di Manca che fa riferimento a Rosy Bindi e Arturo Parisi, potrebbe portare proprio a una candidatura del giovane diellino.

È invece indecisa Mariuccia Cocco, perplessa «sul fatto che si possano cumulare due incarichi come la segreteria del partito nuovo e la presidenza della Regione». L'assenza di una donna tra i nomi in campo la lascia «indifferente: è importante non che ci sia per forza una donna, ma che il nuovo segretario sia in grado di essere il segretario di un nuovo partito lungimirante».

La fazione soriana

Nel Risiko delle primarie, il presidente della Regione può così contare sulla nutrita pattuglia consiliare dei Ds: un appoggio forse non troppo disinteressato, ma che si inquadra nella guerra al gruppo dirigente storico che sta spaccando la Quercia negli ultimi mesi. «Ho buoni rapporti con Cabras, ma le primarie sono un altro discorso. Ci vuole un segretario che porti rinnovamento e sia capace di far rappresentare al nuovo partito uno scenario interessante e più aperto: Soru è l'uomo giusto», dice il consigliere Vincenzo Floris. La figura presidenziale «interpreta meglio la linea di rinnovamento dei gruppi dirigenti in Sardegna e di apertura verso la società che vuole caratterizzare il nuovo partito», gli fa eco il collega Alberto Sanna.

E il doppio incarico? Non c'è il pericolo che concentri in sé troppo potere rivestendo il ruolo di presidente della Regione e quello di segretario del superpartito? «È un problema che non esiste», risponde Peppino Pirisi, che al congresso regionale di aprile fece quasi da scorta a Renato Soru. «Lo stesso Walter Veltroni - che tra l'altro è contemporaneamente sindaco di Roma, candidato nazionale per il Pd e futuro candidato premier - sostiene che il capo del partito può essere il leader della coalizione. E poi il presidente Soru ha spiegato che il suo sarà un impegno temporaneo, che vuole accompagnare il partito in questa fase di transizione».

Per il presidente della prima commissione consiliare Giambattista Orrù non c'è pericolo che il confronto tra i due leader in ballo diventi incubatrice di future spaccature: «Lo vedo come un derby dove però, al fischio finale le divisioni vengono meno. Poi sarà da vedere come si ricomporrà il quadro, ma intanto le primarie sono una grande novità dal punto di vista democratico». Dice ancora Sanna: «Mi preoccupa di più cosa accadrà dal 15 ottobre, perché questo partito bisognerà gestirlo unitariamente perché altrimenti non c'è futuro per il centrosinistra». Indossano la casacca soriana anche l'ex sindaco di Baunei Angelina Corrias e gli esponenti della Margherita Marco Meloni e Francesco Sanna, promotori in Sardegna della candidatura di Enrico Letta.

Quelli che… forza Cabras

Intorno alla personalità del navigato senatore della Quercia si raduna un gruppo eterogeneo, con una maggioranza degli ex democristiani-popolari ma una significativa rappresentanza della Quercia. La sorpresa è il sindaco di Sorgono Francesca Barracciu, eletta in quota al “listino rosa” nel 2004 e ritenuta in ottimi rapporti con Soru. «L'ho spiegato anche al presidente: sono una soriana convinta ma ritengo inopportuna la sua candidatura alla segreteria perché gli ultimi due anni di legislatura richiederanno la massima concentrazione e un grande lavoro per rafforzare la coalizione», spiega. In «un momento di difficoltà del centrosinistra, il senatore Cabras consentirà di fare meno cocci».

Alla lettera firmata due giorni fa dal navigato esponente diessino fa riferimento Silvio Cherchi: «La candidatura di Soru ha modificato i termini del confronto, facendolo quasi diventare un referendum su di lui. Ma ora ci vuole qualcuno che aggreghi il fronte e presenti un'idea diversa del Pd, costruita sull'articolazione dei poteri», dichiara. Però, ammette, sarebbe stato «meglio un confronto tra due quarantenni o tra un uomo e una donna».

Dal Sulcis, terra d'origine delle fortune politiche di Antonello Cabras, arriva il “presente!” di Antonio Calledda: «È inopportuna la candidatura di qualsiasi personalità che abbia incarichi istituzionali: il partito è una cosa, il governo un'altra e sono piani che non si devono confondere, altrimenti sarebbero guai», afferma. Sulla stessa linea l'ex sindaco di Sarroch Salvatore Mattana, che però auspica ancora «una candidatura unitaria, forse terza rispetto a Soru e Cabras». Ma, a quattro giorni dalla scadenza della presentazione delle firme, «è un po' tardi: io però ci lavoravo da tempo». Si confrontano «due modelli di partito: uno organizzato sul territorio, fatti di militanti che rappresentino la società, e uno “leggero”, all'americana, una specie di partito degli eletti che non mi trova d'accordo».

Irraggiungibili il presidente della commissione Sanità Nazareno Pacifico e l'esponente del Medio Campidano Franco Sanna: ma è sicuro il loro sostegno a Cabras.

All'appello del senatore, il gruppo consiliare della Margherita risponde quasi come un sol uomo. «Sono un estimatore di Soru e nel mio territorio, la Gallura, lo difendo. Ma per le primarie sto con Cabras: la gestione del partito è una cosa diversa», dice Antonello Addis. Sarà una competizione serena: «Se le primarie fossero un referendum sulla Giunta regionale, avrei votato Soru».

Un altro presidente di commissione, quella del Bilancio dove si sono consumati molteplici strappi tra Soru e la sua maggioranza durante la discussione della finanziaria, si presenta come promotore della discesa in campo di Antonello Cabras. Dice infatti Luigi Cucca: «Già due mesi fa avevo detto che mi pareva la candidatura più autorevole». Ma come fa un partito nuovo a identificarsi in un politico che è stato presidente della Regione nel 1987? «È una perplessità comune a tutti: non bisogna fermarsi alla sola figura del segretario regionale, va presa in considerazione l'intera squadra che sarà nuova ma guidata da un uomo di grande esperienza», obietta Cucca.

A portare il sì quasi unanime della Margherita del Medio Campidano pensa Giuseppe Cuccu: «Mentre è positivo che il governo delle istituzioni si avvalga di tecnici, Cabras soddisfa l'esigenza di governo dei partiti che va affidato alla politica e alla sua capacità di mediazione e confronto», dice. La distinzione dei ruoli «fa parte del bagaglio culturale di noi che discendiamo dalla Dc e abbiamo sempre avuto la cultura della separazione delle responsabilità. Meglio una dialettica positiva di un ecumenismo di facciata». Il senatore raccoglie l'assenso anche di Giovanni Giagu, Franco Sabatini, Carmelo Cachia, Giommaria Uggias e Simonetta Sanna: quasi un en-plein.

La vera sorpresa, e chiudiamo così la mappatura del Consiglio regionale nell'imminente scontro tra i due concorrenti, arriva dal partito del presidente Soru. Infatti Elio Corda, eletto in Gallura con Progetto Sardegna, sta dalla parte di Antonello Cabras. Ma le comuni ascendenze socialiste «non c'entrano nulla», dice. «L'unico motivo è che trovo sbagliata la candidatura del presidente Soru, e non ho esitato a comunicarglielo perché avrà effetti negativi sulla legislatura». Corda però lamenta lo stallo del gruppo consiliare dei soriani, che, «con una presa di posizione più puntuale avrebbe aiutato il presidente in questa circostanza». Invece, «ha dimostrato debolezza». Ma l'ex sindacalista puntualizza: «Il mio appoggio e la mia lealtà al presidente rimangono immutate, il dissenso è solo su questo punto specifico».

I sindaci del “meglio un altro”

Al di fuori dei giochi delle primarie si pongono infine una trentina di sindaci di Comuni grandi e piccoli amministrati dal centrosinistra: auspicano una soluzione unitaria, anche con il coinvolgimento del sistema della autonomie locali. I promotori dell'appello sono Emiliano Deiana (Bortigiadas), Marco Pisano (Siddi), Nanni Manca (Osilo), Toni Stangoni (Badesi) e Agostino Ara (Viddalba) ma in poche ore - nonostante i richiami all'ordine giunti dalle segreterie dei partiti - hanno raccolto l'adesione di decine di colleghi, a cominciare dai primi cittadini di Sassari, Gianfranco Ganau, e di Nuoro, Mario Zidda. A nessuno piace l'attuale contrapposizione: «A coloro che avanzano rivendicazioni egemoniche sul partito nuovo suggeriamo sommessamente di smetterla».

Il documento fa notare che «il popolo dell'Ulivo non riesce a comprendere queste diatribe sterili sull'appartenenza a questa o quella famiglia politica. La nostra gente guarda al futuro, mentre questo tipo di dibattito é tutto rivolto al passato», scrivono. «Rinnovamento, inclusione, collegialità e contaminazione» devono essere le parole d'ordine del Pd aperto «alla società, ai giovani, alle donne, alle professioni», costruito su «una base larga e popolare» e si ponga come «guida culturale e morale di questo paese».


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