domenica 2 settembre 2007
di Filippo Spanu
Perché ancora nessuna faccia nuova per la segreteria nel Partito Democratico?
L'interrogativo, paradossale se posto dagli attuali dirigenti, evidenzia un grave disagio. Tale disagio accomuna sia coloro che lo esprimono apertamente sia quelli, la maggior parte, che non intervengono per mancanza di spazi, per disillusione, o peggio, perché oggi nell'area del Partito Democratico in Sardegna il clima è oggettivamente pesante.
Proverò quindi ad offrire una spiegazione, ma anche una risposta positiva.
La domanda vera intanto è: perché siamo a questo punto, con due possibili candidati e nessuna faccia nuova?
Le elezioni del 2004 avevano portato un vento di speranza nel centrosinistra sardo.
Il presidente designato fu il simbolo di questa speranza perché incarnava una novità, e su di lui si concentrò una voglia di partecipazione nuova che investì tutti i partiti.
A rileggerlo oggi, il programma di “Sardegna Insieme” (non il programma di Soru) non è solo un insieme di proposte innovative per la sostenibilità, l'istruzione, le riforme, l'identità, l'innovazione, lo sviluppo locale, o l'apertura ai mercati, ma soprattutto uno stimolo al rinnovamento della politica, secondo principi basati su regole, ascolto, dialogo, partecipazione, coinvolgimento, delega.
Concetti che hanno anticipato la nascita del Partito Democratico e che oggi sarebbero un ottimo manifesto del Partito democratico sardo.
Molti vi hanno creduto, ma in tre anni si è lentamente persa traccia di quello spirito.
Un percorso, in questo periodo, fatto di scelte importanti, fatte spesso in solitudine dal presidente, quindi dal Consiglio regionale, e sovente validate dai quadri dirigenti dei partiti: «Come fai a sconfessare il presidente? Perdiamo voti…».
Un misto di accentramento, sordità, frammentazione dei rapporti, stizza nei confronti delle opinioni altrui, difficoltà di dialogo con la società civile.
Un esempio?
Nel programma del 2004 la partecipazione era affidata al confronto, al lavoro comune. Negli ultimi documenti di governo la partecipazione è tutt'al più informazione per via telematica; informazione, appunto, non confronto.
Siamo arrivati a questo punto in una colpevole indifferenza dei quadri dirigenti dei partiti e del Consiglio. Le voci alternative, coerenti con lo spirito del 2004, sono state sepolte in un commiserevole silenzio.
Questa situazione peraltro danneggia anche le tante politiche avviate ma inevitabilmente in mezzo al guado. Si pensi alla progettazione integrata, al turismo sostenibile, alla promozione della Sardegna, all'istruzione, alla formazione ed alla riorganizzazione del mercato del lavoro.
Il dirigismo economico, normativo, amministrativo è l'opposto dello spirito del 2004; eppure sta lentamente diventando la vera cifra di questo centrosinistra.
Come ci si può stupire quindi se esiste la perplessità, non solo il timore, a farsi avanti?
Tuttavia, ripartendo dallo spirito di quel programma, recuperandone i concetti fondanti di partecipazione (e non brandendoli strumentalmente salvo averli distrutti) si può costruire un nuovo Partito Democratico. Un nuovo partito aperto alla società e stimolo critico dell'esecutivo.
Questo faticoso lavoro non può essere credibilmente guidato né dal presidente della Giunta, né da coloro che, pur avendone la responsabilità, poco hanno fatto per evitare questa pericolosa deriva.
Il presidente capisca: chi è abituato a fare vita associativa sa che si può vivere pienamente una esperienza di gruppo anche senza comandarla.
Allora da chi deve essere guidato il Partito Democratico: da un giovane, da una donna, o comunque da un volto nuovo?
Le persone adatte ci sono e sono in movimento. Se ci crediamo veramente questa sfida sarà raccolta e vinta.
© 2007 Nesos Editoriale Indipendente srl - Cagliari