l'altra voce.net


giovedì 30 agosto 2007

Il mio cervello funziona e scelgo Soru
Alibi e ipocrisie tra le motivazioni del no

di Antonio Piras

Chi critica la candidatura di Soru alla leadership del Partito Democratico lo fa utilizzando, prevalentemente, un martellante argomento: l'angoscia, quasi ossessiva, per l'eccessiva concentrazione di potere nelle mani dell'attuale presidente della Regione. Appare, invece, in difficoltà nel trovare ragioni convincenti sul piano del merito, che possano indurre l'elettore delle primarie a preferire un altro uomo alla guida del nuovo soggetto politico.

Si è preferito, infatti, agitare paure che confrontarsi sul terreno politico. Si sostiene che il doppio ruolo costituisca un pericolo per la democrazia; che «il presidente Soru tratterà col segretario del PD Soru le questioni di governo e poi i due Soru decideranno per noi», come afferma il professor Pubusa. E pensare che in Inghilterra il Tony Blair premier col Tony Blair leader del partito laburista hanno fatto la stessa cosa per dieci anni, e che da quelle parti si va avanti in questo modo da secoli; in Francia, il Sarkozy capo dello Stato e il Sarkozy leader del centrodestra operano alla stessa maniera; si potrebbe proseguire a lungo con gli esempi, ma quel che conta osservare è che se in Europa il problema del doppio ruolo non si pone, non si vede per quale motivo gli spettri del totalitarismo dovrebbero levarsi nella nostra piccola Regione, i cui amministratori hanno prerogative ben più modeste rispetto a quelle dei leader appena citati.

Soru non si è autoincoronato alla guida del governo della Regione. Tale carica gli è stata assegnata dal popolo sardo; gli è stato conferito un mandato quinquennale e non pare ci si possa scandalizzare per il fatto che lo porti a termine. Allo stesso modo, se in sede di elezioni primarie i simpatizzanti del PD volessero conferire alla stessa persona anche la guida del nascente partito, non si tratterebbe, anche in questo caso, di una scelta consapevole da parte dell'elettorato? A tal proposito, si è arrivati a calare la carta della demonizzazione di chi la pensa diversamente. A quanto pare, il popolo è bue solo quando fa comodo.

I consiglieri regionali in carica resteranno tali sino alla fine della legislatura, non disponendo Soru, se eletto segretario del PD, del potere di mandare a casa quelli non graditi; pertanto gli equilibri rimarranno gli stessi. Se poi, in occasione delle elezioni 2009, Soru si ripresentasse come candidato-governatore, e l'elettorato lo premiasse nuovamente, vi sarebbero due alternative: o ritenere che Soru sia talmente potente da costringere il 51% dei sardi - ritenuti privi della capacità di intendere - a riconfermarlo; oppure ammettere che il popolo, nella sua sovranità, abbia la facoltà di ritenere opportuno (accettando ogni conseguenza) o quantomeno non dannoso l'accentramento delle due cariche in capo alla stessa persona.

Si dimentica, però, che gli elettori avranno anche la possibilità di mandarlo a casa, se riterranno che l'accentramento dei poteri sia stato deleterio per il buon funzionamento delle istituzioni regionali. Questa è la democrazia: fortunatamente il Ventennio è alle nostre spalle e l'ala della Costituzione ci protegge.

E ancora: per quale arcano motivo Veltroni è idoneo alla doppia veste e Soru no? A meno che non si debba pensare che Veltroni, una volta eletto leader del PD, non possa candidarsi per diventare anche presidente del Consiglio. Alle prossime elezioni politiche si potrà misurare il grado di coerenza di chi, ora, si straccia le vesti in difesa della democrazia sarda morente (a loro dire).

Alle primarie sceglierei Soru, e non mi ritengo un rimbambito, né uno che si è bevuto il cervello. Semplicemente, credo che abbia operato bene alla guida della Giunta e che ciò rappresenti un buon curriculum per la guida del PD; che non siano in pericolo le istituzioni democratiche, per la tutela delle quali esistono garanzie costituzionali che mi paiono assolutamente affidabili; che gli altri nomi proposti per la leadership del PD non siano all'altezza di quello del presidente della Regione per livello di lungimiranza politica e di spirito innovatore; che eleggendo Soru vi sia la possibilità di rinnovare la vecchia classe dirigente sarda di centrosinistra che ormai ha fatto il suo tempo e che ha fallito sonoramente quando, negli anni '90, è stata chiamata dagli elettori a governare la nostra isola.

Ritengo, soprattutto, che la mia idea di PD somigli più a quella di Soru che a quella degli altri uomini politici che qualcuno ha proposto di candidare: penso ai temi dell'ambiente, della riduzione dei costi della politica, della gestione della sanità pubblica, delle politiche per l'istruzione e l'università.

Se qualcuno ritiene di poter contribuire al progresso della nostra terra e di essere all'altezza di guidare il Partito Democratico, presenti la propria candidatura, si confronti sui programmi e dimostri di meritare il nostro consenso più di quanto ne sia degno Soru. Sarò prontissimo a sostenerlo. Senza mettersi in gioco a propria volta, è davvero troppo semplice contestare chi ci prova.


Google
 


© 2007 Nesos Editoriale Indipendente srl - Cagliari