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martedì 28 agosto 2007

Ormai è sfida all'ultimo respiro
Cabras sfavorito, in forse
Soru lanciatissimo non cede
Il forno-Pd rischia di sfasciarsi

di Giorgio Melis

Non è rovente solo la temperatura di questo fine agosto. È al calor bianco anche la disfida tra Renato Soru e Antonello Cabras per la scalata alla guida del Partito democratico. Una partita tutta sotto traccia, giocata senza un confronto aperto e pubblico. Sorda e dura: all'ultimo respiro. Non coinvolge solo i due interessati. C'è una partecipazione forte e aspra tra i personaggi e gli ambienti di riferimento dei due protagonisti. Il braccio di ferro si è ridotto a tentativo dell'uno di far desistere l'altro.

Per il momento nessuno dei due pensa al passo indietro. Con grande allarme dei vertici nazionali Ds e Margherita che devono affrontare situazioni analoghe in varie regioni. Restando alla Sardegna, il timore fondatissimo è che il duello possa sfasciare il forno del Pd prima ancora che nasca, minandone le fondamenta nella prospettiva elettorale del 2009. A beneficio del centrodestra che è ugualmente combinato malissimo. Ma da tutti i sondaggi nazionali (quelli sardi sono ufficiosi e poco attendibili benché la tendenza pare sia la stessa, con numeri meno clamorosi) è di molti punti al di sopra dei consensi del centrosinistra. Vero è che le sortite fuciliere di Bossi non sono fatte per rasserenare i moderati, e che una volta decollato il Pd potrebbe rimontare. Purché non arrivi al nastro di partenza svenato dalla conflittualità interna.

In Sardegna rischia più che altrove perché la contrapposizione è frontale tra il presidente della Regione e Cabras, ormai definitivamente segnato come rappresentante delle immarcescibili nomenklature dei partiti. Una sfida che rischia di allontanare tanti elettori potenziali. Perché si svolge interamente per linee interne, senza coinvolgimento dei cittadini. Ancora una volta convitati di pietra, spettatori impotenti di uno scontro nel quale non sono minimamente coinvolti attraverso un dibattito aperto. Chiamati a ratificare o rigettare in blocco le scelte di vertice per la nomination.

Entreranno in gioco solo il 14 ottobre, il giorno delle primarie: quelli che non si saranno schifati di un gioco al massacro nel quale nessuno si occupa e si preoccupa di loro e dei loro problemi, se non per chiedere il voto in extremis. Anzi, sono in molti fra quelli più coinvolti che auspicano una conta aspra e decisiva. C'è voglia di regolamento dei conti, di chiudere disamistadi in atto da molti e pochi anni, con un ridispiegamento di truppe anche rovesciato fino a pochi mesi fa.

Per cogliere la durezza del confronto, in assenza di discussioni aperte, bisogna afferrare battute al volo. «Se Soru si presenta e vince, saremo tutti sotto padrone e sotto schiaffo: uno che comanda e gli altri obbedire, subire o essere emarginati»: è l'argomento più usato dal blocco anti-presidente. «Al contrario, se Soru si ritirasse e vincesse Cabras, avremo il trionfo definitivo delle vecchie nomenklature e addio speranza di rinnovamento: annegheremmo nella solita palude», replicano i soriani. C'è chi sta col presidente e soprattutto chi si schiera contro compagni di partito e alleati che puntano su Cabras.

Addirittura, si paventa il ritiro del “cardinale” qualora la situazione dovesse apparire compromessa: ovviamente off record, a qualcuno scappa detto: «In questo modo resterebbe in gioco, non ci sarebbe la sconfitta chiarificatrice sua e del gruppo che lo sostiene». Non solo non si vuole evitare ma anche si auspica la resa dei conti. Attorno alla leadership del Pd si gioca un match doppio o triplo. Tra Soru e Cabras, tra e nei partiti, per designare vincitori e vinti nel controllo del nuovo schieramento. Situazione pessima. La fantasmatica etica della responsabilità è bandita dall'orizzonte politico.

A oggi, Cabras - per impressioni diffuse e note anche a lui - non passa, sembra perdente e perduto se arriverà fino in fondo nella disputa con Soru. Il pregiudizio e giudizio sfavorevoli al presidente, assai diffusi, restano inferiore a quelli contro i partiti: anche tra molti dei militanti. Avversi al Soru-pigliatutto ma non per questo disponibili a una nuova apertura di credito verso i signori delle tessere e del potere metastatico, che ancora controllano.

C'è un nuovo segnale indiretto ma chiaro, oltre le intenzioni. Paolo Fadda, segretario della Margherita e uomo di punta contro il governatore, in un'intervista a L'Unione Sarda - quotidiano di riferimento del centrodestra e degli anti-Soru di ogni colore - ha annunciato che gli iscritti avranno piena libertà di voto. Non sono cioè vincolati o quanto meno chiamati dal partito a votare per Cabras. Eppure lo stesso Fadda sostiene che è la mitica “base” a chiederne l'investitura. Quale base, chi l'ha sondata e misurata, se non c'è stata alcuna occasione di confronto aperto e libero? Certo, molti segretari di sezione e uomini di controllo: ma la loro opinione, per fedeltà ai capi, è in gran parte scontata. Resta da verificare se siano ufficiali e graduati senza truppe, uno stato maggiore periclitante senza battaglioni e reggimenti.

La base evocata potrebbe essere orizzontale: senza altezza e spessore di consenso. Perché Fadda avrebbe lasciato liberi i suoi di esprimersi senza vincoli? Non certo perché siano in campo questioni di coscienza da rispettare. Potrebbe aver intercettato umori dal basso più favorevoli a Soru e indocili ad appelli contro. Oppure contrari alla nomination di un diessino: meglio Soru, che almeno nominalmente non ferisce l'orgoglio di partito come il leader della Quercia. Oppure, né con Soru né con Cabras: ma comunque contro quelli che «hanno sempre comandato e non mollano la presa». Questa è una posizione che si sente ripetere frequentemente, senza poter dire come poi si esprimerà nel voto e senza poter prevedere se si tramuterà in diserzione dalle urne.

Non possiamo certo assumere come tendenza il piccolo ma significativo, motivato e determinato “campione” delle e-mail che ci sono state inviate. Tutte rigorosamente firmate e controllate: quelle non verificabili rinviate al mittente per averne le generalità. Quasi tutte molto interessanti per lo spettro di posizioni e argomentazioni espresse. Bene, una buona metà sono per Soru, con forza. Anche superando le perplessità o giudicandole non rilevanti sulla concentrazione di potere nelle sue mani. Con una peculiarità: alcune vengono da noti esponenti o dirigenti dei Ds, schierati apertamente e anzi rudemente a favore del presidente. Un quarto delle opinioni espresse sono decisamente contro Soru, in ragione delle considerazioni manifestate dal nostro giornale. Il resto si divide tra Tore Cherchi (altri lo sceglierebbero ma danno per scontato che sarebbe trombato dal suo partito) e posizioni di dissenso verso tutti i candidati.

Sono emersi anche nomi imprevisti: in particolare quello, imprevedibile, di Franco Siddi, presidente della Federazione nazionale della stampa. Di Siddi è noto l'impegno politico (da ragazzo nelle Acli e poi tra i popolari), la grande capacità di relazione che lo ha portato ai vertici nazionali del sindacato dei giornalisti, personaggio di attività a tutto campo e ben conosciuto in Sardegna e nella penisola. Quanto meno si è fatto uno sforzo di fantasia concreta per uscire dal recinto chiuso dei partiti e del Soru-sì Soru-no: le forze politiche e il governatore non hanno saputo farlo nella loro ossessione autoreferenziale.

Ma il dato più singicativo è che non c'è stato un solo pronunciamento per Cabras, sia dalla sinistra, sia da chi si dichiara nostro lettore ma non elettore del Pd. Stiamo parlando di manifestazioni di interesse limitatissime ma, ripetiamo, qualificate: come si può constatare dalla qualità delle motivazioni che le accompagnano o dagli interventi che sono stati inviati. Può darsi che tutto dipenda dalla limitatezza del “campione” e dal fatto che si esprime soprattutto chi ha idee chiare e ricorre al computer per manifestarle. Entro questi limiti da ribadire, si deve comunque rilevare l'assenza di appeal di un personaggio notissimo come Antonello Cabras.

Fine del richiamo alla tribuna aperta dal nostro giornale, che in pochi giorni potrebbe mutare di segno per nuove prese di posizione. E integrandole con la percezione diffusa (si coglie in ogni incontro anche occasionale) di una forte ostilità per Soru: spesso più dura da parte di molti che ne avevano salutato e sostenuto con slancio l'ingresso in politica. Se ne dicono o fortemente delusi o allarmati che gli si consegni in mano tutto il potere politico e istituzionale, rifiutando questa prospettiva per una preoccupazione di carattere democratico. È anche la nostra posizione, che confermiamo senza esitazioni: ovviamente dando pieno e doveroso spazio e visibilità a quanti sono di diverso parere.

Come andrà a finire? Non dovremo aspettare più di una settimana o dieci giorni: le liste per le primarie vanno presentate entro il 14 settembre ma prima, con un certo anticipo, dev'essere definito il quadro dei partecipanti al rush finale. In vista del quale, Soru si sta movendo con la solita mobilità a tutto campo, da una parte all'altra della Sardegna: per incontri mirati, poco rumorosi ma decisi. È in piena campagna elettorale, molto più attivo, almeno per quel che si vede, di Cabras.

Il “cardinale” resta un po' nell'ombra, forse davvero dubbioso. L'uomo è scaltro: scenderà in lizza solo se riterrà di avere buone chances. Altrimenti passerà la mano: una sconfitta contro Soru sarebbe la fine della sua carriera politica, benché rischi d'essere anche una vittoria di Pirro per il governatore. Davanti a uno scenario di possibili e probabili macerie per il Pd e per la maggioranza in Consiglio regionale, buon senso e responsabilità vorrebbero che i due concorrenti si ritirassero e individuassero un candidato capace di raccogliere un consenso condiviso.

Abbiamo indicato Tore Cherchi come soluzione non di ripiego ma di piena credibilità per una possibile conquista di consenso anche popolare. Resta un'indicazione valida, come altre se saranno prese in considerazione immediatamente. Spetta ad altri, possibilmente a molti, scegliere tra il bagno di sangue e una soluzione di garanzia per tutti. Qualcuno ha ipotizzato una soluzione con Soru presidente e un esponente autorevole come segretario del Pd: richiederà un impegno, mediazioni e una presenza sul territorio che continuano ad apparirci incompatibili con quelle del presidente della Regione.

Non pare poi che Soru gradisca questa ipotesi. Se così fosse, significa che vuole far saltare il banco e assumerne il controllo senza alcun condizionamento. In questo caso, lo scontro andrà fino in fondo. Forse sarà rilanciato Giulio Calvisi o un'altra figura come competitore del presidente. Con esito scontato a favore di Soru nelle primarie. Ma anche possibile boomerang per il Pd nella fase successiva e, soprattutto, alle elezioni. Mai visto un partito nuovo che poggi su basi tanto traballanti, malcerte e a rischio di crollo. Più di quelli per pane e pizze, i forni politici richiedono sapienza costruttiva, equilibrio nel sistemare i mattoni della volta, preveggenza perché non si sfascino prima ancora dell'uso. Ci vorrebbero politica e regolatori qualificati ed equilibrati: chi li ha più visti?


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