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sabato 25 agosto 2007

Soru segretario e poi candidato nel 2009
per completare l'opera di rinnovamento

di Giuseppe Macciotta

Come consigliere comunale di Cagliari che ha aderito al Gruppo dell'Ulivo, sono convinto sostenitore del Partito Democratico, che ritengo rappresenti una prospettiva irrinunziabile per una gestione politica della cosa pubblica davvero aperta alla società civile e ai suoi rappresentanti e non relegata a decisioni verticistiche di pochi, non capite nè condivise dalla base, nei tatticisimi di posizione che le caratterizzano e soprattutto di nessuna utilità per i cittadini.

Anche se, ad onor del vero, questa partenza a livello nazionale del PD mi lascia alquanto perplesso per i toni esasperatamente polemici tra i tre candidati di maggior fama, anche se tutti di grande livello morale, che riportano a livelli di “vecchia politica” correntizia un volo del nuovo partito che immaginavo, sin da principio, molto più alto nello stile e nei contenuti, e che ingenerano diffidenza nel cittadino che intenda avvicinarsi a questa nuova esperienza.

Non ho dubbi, pur apprezzando la serietà, il rigore e la profondità degli ultimi due editoriali di Giorgio Melis, e non trascurando le perplessità sollevate, che il candidato ideale alla segreteria regionale del PD sia Renato Soru.

sulla base di questi primi tre anni di esperienza di governo del presidente sono convinto più che mai che non sia possibile - per qualunque soggetto si proponga e prefigga una politica di autentico e serio rinnovamento dell'istituzione regionale quale quella perseguita tra mille difficoltà da Renato Soru e da parte della sua coalizione - dover prima di tutto fronteggiare, non soltanto l'inevitabile malcontento di ciascun rappresentante delle categorie intaccate dalla gestione di rigore della attuale Giunta regionale, ma soprattutto le costanti e strumentali polemiche di tutti quei volti noti della politica isolana dell'ultimo quindicennio di troppo recente memoria che, dietro un apparente dissenso ideologico e di merito, celano in realtà, con il loro bizzoso atteggiamento, la strenua difesa di posizioni di potere e di rapporti che il metodo Soru ha inevitabilmente loro sottratto, soprattutto in settori centrali quali la sanità e la programmazione urbanistica.

Ritengo in sostanza che l'eventuale, e da me auspicata, ricandidatura di Renato Soru, irrinunziabile per il completamento di un programma che - proprio per l'intensità, la radicalità e la durezza degli interventi realizzati e proposti - non poteva esaurirsi nel breve volgere di una legislatura, presupponga un ben differente approccio con le segreterie poliche dei maggiori partiti, e, quanto al PD, un rapporto di assoluta, leale e costruttiva collaborazione, scevra da finalità estranee all'alto profilo del progetto proposto, che potrà essere assicurato solo attraverso la coincidenza tra la figura del governatore e quella del segretario regionale del nascente Partito Democratico.

E questo non tanto in conseguenza di un giudizio negativo sulle capacità etiche e gestionali degli altri pretendenti dichiarati o aspiranti alla candidatura (qualità indiscutibilmente riconosciute), quanto perchè un certo stile di gestione della cosa pubblica, una tendenza alla mediazione a tutti i costi, non appare nè facilmente, nè tanto meno a breve tempo, scardinabile; ed il vero ed autentico rinnovamento della classe dirigente dei partiti non potrà che presupporre scelte, stili e programmi di rigore non dissimile da quelli proposti, pur con taluni eccessi - auspicabilmente eliminabili - dal presidente Soru.

Nelle considerazioni che precedono è racchiuso il mio, comunque sincero, dissenso verso gli altri pretendenti alla carica; senza alcun giudizio personale, sia chiaro, ma solo sulla base di valutazioni, ovviamente opinabili, di metodo e merito.

Anche perché il dopo Soru senza Soru, con l'impatto che la sua politica ha comunque avuto nella vita di tutti i giorni e nell'opinione della gente comune, con un programma non completato e probabilmente non più completabile da soggetti diversi ma snaturato attraverso ammorbidimenti facilmente prevedibili, sarrebbe comunque devastante nei consensi.


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