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sabato 25 agosto 2007

La mania del partito americano
Più programmi e più donne, please

di Cristina Lavinio

Non mi piace molto questo modo “americano” di costruire partiti a partire da (e intorno a) un leader da far finta di scegliere con le primarie, mettendo in secondo piano non solo contenuti, valori e programmi, ma anche le strutture organizzative interne del “nuovo” partito. Ci dicono che su quelle si lavorerà poi, ma ci crediamo?

E intanto viene messo sotto il tappeto, tacendo, tutto ciò che può dividere, come laicismo, fecondazione assistita, legge elettorale. Del resto, le liste bloccate e senza preferenza anche per eleggere i delegati del PD non fanno certo ben sperare sulla ben più importante legge elettorale (la “porcata” di Calderoli) che aspetta ancora di essere cambiata…

E in Sardegna? Fibrillazioni varie, con i soliti mal di pancia per la disponibilità di Renato Soru a diventare segretario regionale del PD, se serve, per unire e non per dividere: così ha cautamente dichiarato martedì a Santa Cristina.

Cosa sarebbe meglio? Che, intanto, anche per la carica di segretario regionale, girassero, si proponessero e si candidassero tanti nomi, tra i quali anche qualche donna: o è osceno pensarlo e auspicarlo? O l'alternanza di genere nelle liste, prevista per regolamento, è una mera finzione e le donne saranno solo elementi decorativi?

Quante saranno veramente le delegate nazionali e regionali? E quante segretarie? Scommettiamo?


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