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sabato 25 agosto 2007

I Movimenti, sedotti e abbandonati
Soru vorrebbe riprovarci? Troppo tardi

di Barbara Fois

Ho letto della autocandidatura di Soru alla guida del PD e con la memoria sono tornata indietro di qualche anno. All'agosto del 2003, quando Soru - con una lettera aperta sui quotidiani locali - si propose come candidato alla presidenza della Regione sarda. Si propose, ma i partiti del CS lasciarono cadere la sua lettera nel più assoluto silenzio. Fummo noi della Rete dei Movimenti a rispondergli pubblicamente e a indicarlo come nostro candidato, contro tutto e tutti.

Allora veniva chiamato con ironico disprezzo “Mister Tiscali” e molti che oggi gli reggono lo strascico erano tra i suoi più fieri antagonisti. Allora Soru si presentava come un uomo semplice, un po' timido e impacciato, tormentato da momenti di silenzio imbarazzato e imbarazzante, ma - quando poi carburava - pieno di una passione civile che pareva assolutamente disinteressata e sincera.

Che la sua fosse (o no) una opportunistica interpretazione da Oscar, nessuno oggi può affermarlo in modo categorico: ognuno di coloro che lo hanno conosciuto da vicino s'è fatto una propria idea, e potrebbe difenderla con eguale possibilità di essere creduto. Certo è che nel momento in cui si propose, sono ormai 4 anni, nessuno avrebbe mai dubitato che fosse il candidato migliore che potessimo avere. Era proprio l'homo novus che cercavamo e di cui la politica aveva bisogno.

La Rete dei Movimenti difese la sua candidatura contro il parere contrario dei partiti: della coalizione di centro sinistra “Sardegna Libera” che il 18 luglio 2003 aveva presentato il suo programma, facevano parte anche i movimenti e a gran voce ora chiedevano di essere ascoltati e proponevano Soru come loro candidato. Ma i partiti non ne volevano sapere: lo scontro durò diversi mesi, arrivendo a spaccare i DS al loro interno e portando la Margherita sull'orlo di una scissione.

Ebbe pazienza Soru: voleva essere accettato dai partiti ed era disposto anche a farsi prendere a calci. Ce lo disse lui stesso in una delle nostre riunioni, con quella che noi pensammo essere una disarmante ingenuità. Allora sosteneva: «Spesso i partiti confondono coalizione con lottizzazione, ma io non faccio trattative col centrosinistra per un posto in più nel listino o in Giunta, non siamo al mercato delle vacche. Troveremo l'accordo solo se ci sarà il reciproco riconoscimento di tutte le parti in causa, dai partiti alle associazioni e ai movimenti e se ci sarà condivisione, se avremo le stesse idee sulle cose da fare per cambiare la Sardegna».

E alla fine i partiti del centrosinistra capitolarono, davanti al suo crescente e inarrestabile successo popolare.

Fu allora che si dimenticò di quanto detto e dei Movimenti, suoi primi amici e alleati. No, non è esatto: non si dimenticò soltanto, fece anche di tutto per toglierseli dai piedi. Forse gli ricordavano da dove era partito, forse non gli piace essere in debito, o forse indebolire il movimento spontaneo e autonomo dei cittadini e rimetterlo sotto l'egida dei partiti faceva parte di un accordo con loro. Chissà.

Forse questa è solo una opinione personale sbagliata, e tuttavia la sua decisione unilaterale di sciogliere il gruppo consiliare di Progetto Sardegna per far confluire i consiglieri nei diversi partiti della coalizione credo che sia un fatto che oggettivamente porta a credere come verosimile questa possibilità.

In quel momento Soru si giocò quel che restava della sua credibilità presso i suoi primi alleati, una credibilità che si era già logorata durante una campagna elettorale non priva di attriti e di decisioni autoritarie e personalistiche. Iniziava così una curiosa escalation: più saliva nella carriera politica e più scendeva nel gradimento e nella stima di molti che erano stati con lui dalla prima ora.

In questi anni al governo regionale alcuni suoi stretti collaboratori sono stati allontanati, dimissionati, suicidati in varie forme e modi, dopo essere stati umiliati ed esautorati pubblicamente in ogni modo possibile. Tanti hanno scelto la propria dignità e se ne sono andati prima di essere svuotati, come uova à la coque.

E adesso Soru - dimentico di aver giurato che dopo i 5 anni di mandato si sarebbe ritirato dalla politica e sarebbe tornato a casa, come un novello Cincinnato - si ripropone, si autoricandida pubblicamente, questa volta alla guida del futuro PD. Forse pensando che, visto che gli è andata bene una volta, gli andrà bene anche adesso.

Una bella prova di autostima, non c'è che dire! Peccato che in questi anni abbia fatto di tutto per distruggere ogni cosa intorno a sé e a rispondergli non sia rimasto nessuno.


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