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domenica 19 agosto 2007

Duro scontro Grauso-giornalisti:
rottura e poi intesa notturna
Rigotti: «è un progetto editoriale»
ma resta lo scenario berlusconiano

di Giorgio Melis

Un dannato sabato di tensione e accese dispute, tra conferme, smentite, un accenno di giallo sulla vendita che forse deriva da una manovra ritardante: senza poter ancora escludere complicazioni autentiche. C'è stato uno showdown di otto ore, con coda drammatica ed epilogo tormentato, tra Nichi Grauso e i giornalisti. Il giorno dopo l'annuncio del salvataggio-cessione di E-Polis (al manager - finanziere - imprenditore trentino Alberto Rigotti al 52 per cento, il resto alla casa editrice Laterza di Bari), s'è registrato un susseguirsi di piccoli e grandi colpi di scena anche sull'esito della vendita.

Umberto Seregni, lo stampatore che è anche il maggior creditore del gruppo, si è detto all'oscuro, tendenzialmente contrario all'accordo raggiunto tra Grauso e Rigotti. Affermava e ribadisce che sono in corso altre trattative con importanti imprenditori, sottolineando di non sapere niente dell'accordo con Rigotti che neanche conosce. Ma lo stesso Grauso ha confermato tutto (secondo la prima ricostruzione pubblicata dal nostro giornale) nell'incontro in due tempi con la redazione, nella sede di viale Trieste a Cagliari. La prima parte, presente Franco Siddi presidente della Fnsi, pareva conclusa positivamente, dopo le comunicazioni al comitato di redazione. Ma alla ripresa, seguita all'assemblea dei giornalisti, ci sono state lunghe ore di tensione e si è arrivati alla rottura. Grauso aveva cambiato piglio e perso la precedente tranquillità, passando ai toni aggressivi e ultimativi. Fino ad annunciare che, senza l'intesa sui punti ritenuti irrinunciabili e contestati nelle parti più dure dalla redazione, lunedì avrebbe portato i libri in Tribunale: perché sarebbero venute meno le pre-condizioni concordate con Rigotti.

Solo a notte inoltrata, con decisione sofferta e amara, il cdr ha accettato di inserire nel proprio documento le specifiche clausole chieste dall'editore uscente (ma anche da quello subentrante, bisogna pensare). Un passaggio altamente drammatico e doloroso che comunque dovrebbe preludere al passaggio di consegne entro la prossima settimana: ancora aperta e decisiva secondo Seregni, mentre per Grauso e Rigotti l'accordo raggiunto sarà operante dopo la verifica contabile. Sulla quale l'imprenditore trentino impegnerà uno staff di collaboratori, al fianco di quelli dell'editore cagliaritano: il meccanismo della due diligence con doppia verifica dei conti.

In attesa del suggello definitivo, si sono meglio precisati alcuni retroscena ufficiosi e le prospettive del gruppo quando, come sembra probabile, sarà operante la vendita a Rigotti. Filtra apertamente una spiegazione (smentita dall'interessato) sull'opposizione di Seregni. Lo stampatore vorrebbe privilegiare l'inteso con il gruppo Class (Milano Finanza e altri periodici) perché ne avrebbe ottenuto la conferma dell'appalto di stampa dei 15 quotidiani, per gli attuali 20 milioni di euro l'anno. Il gruppo fa capo al giornalista-editore Paolo Panerai, pare sostenuto dal finanziere Francesco Micheli, uno dei re della Borsa milanese. Ma la sua proposta non è stata apprezzata da Grauso, che ha preferito quella di Rigotti. Questi sarebbe in trattative per affidare la stampa alla famiglia Farina (il padre Vittorio e i figli Maurizio e Mario), che controllano una grande società del settore: pare abbia proposto un ribasso da 20 a 15 milioni di euro.

Se questa versione fosse corretta, la contrarietà di Seregni sarebbe facilmente comprensibile: perderebbe un appalto di grande importanza per la sua azeinda, già duramente provata dalla vicenda E-Polis e da altre pregresse. Resta da vedere se Seregni sia davvero in grado di contrastare la conclusione dell'intesa Grauso-Rigotti.

Quanto alle prospettive, ci sono due aspetti distinti. Il primo riguarda il programma dell'imprenditore trentino. Lo abbiamo raggiunto in serata al telefono (era in Sicilia) e ha ribadito con molta convinzione che l'obbiettivo è il business: lo sviluppo di un'iniziativa in cui crede fortemente, dimostrandolo con un investimento di oltre 50 milioni di euro per risanare E-Polis e rilanciarlo. Parla di «un progetto industrial-editoriale» da portare a profitto con un'espansione in tutta Italia. Nuove testate, una catena nazionale delle cento città.

Ma come già detto ieri, il personaggio ha anche legami politici forti e palesi. Trasversali per via dei variegati impegni professionali e culturali. Ma indubitabilmente molto stretti col grande giro berlusconiano. Molto legato a Marcello Dell'Utri, fondatore di Publitalia e vero architetto col Cavaliere della creazione di Forza Italia: con gli uomini, le risorse e i metodi di management della concessionaria pubblicitaria di Fininvest-Mediaset. Oltre alla stretta amicizia con Stefania Craxi, Rigotti è in eccellenti rapporti con il Galan grande (secondo Gian Antonio Stella), il governatore del Veneto: anche lui proveniente da Publitalia sotto Dell'Utri.

Al dunque, oltre l'operazione economica, si può ipotizzare e non solo sospettare per E-Polis uno scenario politico-editoriale in salsa berlusconiana? Una catena di giornali popolari da un milione di copie, con forte propulsione pubblicitaria nell'entroterra Mediaset, sarebbe insieme un affare e un investimento politico: con una linea mirata. Berlusconi non può permettersela direttamente né crearla dal nulla, per i vincoli dell'antitrust. Mentre Epolis è bell'e pronta, da risanare e rilanciare.

Insomma, c'è (anche, almeno) l'ombra del Cavaliere, ispiratrice o gravante a futura memoria? «Noi interveniamo su un progetto editoriale interessante. Questo è l'obbiettivo prioritario. Poi si vedrà», replica Rigotti. Cordialmente, senza imbarazzi. Evasivamente ma forse non troppo. Quindici anni fa, Carlo De Benedetti entrò nell'editoria proclamando: «L'informazione è strategica». Un motto fatto proprio da tutti. Anche per E-Polis? «De Benedetti aggiungeva che l'informazione è politica, potere e denaro. In generale e per tutti, lo scenario non credo sia cambiato», taglia corto Rigotti.

Né smentita né conferma: una qualche vaghezza solo da interpretare, in attesa del riscontro sul campo. Non subito, chiaramente. Diciamo fra sei-dieci mesi, dopo la ristrutturazione e l'avvio del rilancio del gruppo. D'altro canto gli editori, tutti, sanno benissimo che oggi non c'è bisogno di imporre niente. Ci sono tanti volontari - direttori, redattori, giovani alle prime armi - che per cupidigia di servilismo, imbullonamento alla poltrona o debolezza contrattuale, anticipano le volontà anche inespresse dei padroni del vapore di turno. Le interpretano e le applicano anche oltre le più spinte attese di chi detiene la cassa e il potere di dimissionamento. S'è già visto e si vedrà: alla faccia della deontologia professionale e della minima coerenza anche morale con le storie di ciascuno.

È duro trovare case da locare. Ma l'offerta travolge la domanda quando si tratta di affittare, anche a vil prezzo, le teste e le schiene: nell'informazione e in ogni campo, magari pugnalando alle spalle colleghi e amici. Tutto all'incanto del migliore o peggior offerente: i servizi segreti come i partiti, il potere economico e quello politico-affaristico. Non c'è limite, specie nel tradimento dei chierici di ogni chiesa, credo laico e pregressa militanza. Abitualmente sono i più cinici, beceri e aggressivi nel razzolare all'opposto di quanto predicavano ipocritamente: in attesa del momento migliore per vendersi senza decenza senza conversioni sulla ignota strada di Damasco.

Questo è il tempo sbandato che ci è dato da vivere: male, in attesa di un cambiamento che non arriva mai. La madre non dei cretini, bensì degli scodinzolanti cani a due gambe da presa e riporto, è sempre gravida, prolifica fino alla nausea. Da questa razza di serpi e domestici dovranno guardarsi i migliori e più affidabili colleghi delle 15 testate: se potranno.

Giusto avvertire chi vuole vedere e capire i possibili e probabili scenari a breve e certo prossimi venturi anche a E-Polis, prima di tornare alla giornata dei rumors e dichiarazioni contrastanti. Aveva iniziato, interpellato dall'agenzia Italia, lo stampatore Umberto Seregni. «Non sono a conoscenza di queste trattative e Alberto Rigotti non so chi sia. Titolare del mandato irrevocabile a vendere, firmato sia da me che da Nicola Grauso, è la società “Lucciola and Partners”, nostro advisor, che non mi ha comunicato alcunché». Lo stampatore ha anche messo in chiaro d'essere stato ignorato: «Grauso non l'ho sentito e questo Alberto Rigotti non so chi sia. È chiaro che essendo io il maggior portatore di pegno nei confronti del gruppo E-Polis, nulla si può fare senza di me».

Seregni ribadisce che il suo gruppo è «pronto ad aiutare qualsiasi editore disponibile a rilevare il gruppo con un progetto serio, anche convertendo una parte del proprio credito in azioni. Senza richiedere maggioranze né presenze attive nei nuovi assetti che si verrebbero a creare, sperando anzi che il nuovo editore possa rilanciare il giornale in modo da poter riacquistare poi le nostre quote. Non vogliamo diventare editori, insomma, ma E-Polis è un cliente che ci interessa. “Lucciola and Partners” mi ha informato dell'esistenza di quattro importanti trattative in corso, con nomi di imprenditori seri e conosciuti: ma questo signor Rigotti io non lo conosco».

Però nel pomeriggio, risentito dall'Agi, Seregni ha un poco rettificato il tiro. Precisando di non poter escludere che tra i quattro imprenditori interessati nelle trattative dell'advisor (era di sua fiducia, ora pare che abbia Grauso come principale referente) possa esserci anche il signor Rigotti. In serata, rispondendo alle nostre domande, ha poi chiarito di aver apprezzato molto l'iniziativa di Grauso: «la più innovativa nell'editoria italiana dopo la nascita di Repubblica, fondata da Scalfari, Caracciolo e Formenton». Ma di non aver gradito affatto «il comportamento da padrone delle ferriere editoriali» che Grauso ha tenuto in questa fase. Per Seregni non è conclusa né segnata: «La prossima settimana sarà decisiva, ogni scelta dovrà essere valutata insieme».

Alberto Rigotti non è perentorio ma appare sicuro come Grauso. Interpellato dall'Agi, ha confermato «l'esistenza delle trattative e la firma di un impegno ad acquistare, mediante verifica dei conti della società, attraverso il meccanismo della “due diligence”. Le trattative sono in corso - ha spiegato - e siamo dunque sottoposti all'obbligo della riservatezza. Non nascondo che siamo in un fase di analisi dei conti. Ci siamo impegnati a ultimare le verifiche in tempi ristretti e proseguiremo la fase di analisi, con un organico più ampio, in modo da far sì che ai primi di settembre possano riprendere le pubblicazioni. Il nostro interesse è quello di consolidare un'idea progettuale che riteniamo valida. E in questo ce la metteremo tutta».

Successivamente, Rigotti ha esposto al nostro giornale il quadro intenzionale riportato all'inizio. Si concretizzerà martedì col suo arrivo a Cagliari assieme a un manager trentenne, esperto di contabilità aziendale per la verifica dei conti di E-Polis. Entro le ore o il giorno successivo, dovrebbe esserci la firma definitiva, superando le resistenze di Seregni. Il tutto, come si scrive nei certificati del pronto soccorso, “salvo complicazioni”: ritenute tuttavia improbabili.


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