sabato 18 agosto 2007
di Giorgio Melis
Una storia editoriale che di questi tempi non finisce a rotoli, specie per i lavoratori. È una buona giornata per sorridere. Perciò, perdonate una debolezza umana: personale e a nome della nostra minuscola redazione. L'altra voce è stato l'unico giornale schierato, con determinazione e vera solidarietà, a fianco di tutti i lavoratori di E-Polis: benché fossi uscito tempestosamente da quel gruppo, con pessimi ricordi, e nonostante il recente scippo plurirecidivo dei nostri scoop, senza la dovuta citazione. Oggi siamo felici con loro, anche partecipi orgogliosamente per lo scampato pericolo: contro prefiche, corvi e avvoltoi.
Una coincidenza personale. L'altra notte, il 17, avevo deciso di scrivere un articolo per ricordare che i 15 quotidiani erano chiusi esattamente da un mese. Le redazioni oscurate luttuosamente, come sempre nella tragedia, stavolta plurima, di 15 quotidiani a picco. Immote le rotative. Centinaia di persone nell'angoscia silenziosa. L'intenzione dell'articolo era richiamare ancora l'attenzione, cancellare il torvo silenzio dei troppi indifferenti a tanti drammi umani. Per ripartire col nostro appello e impegno a tener viva la speranza e sollecitare un salvataggio ritenuto impossibile.
Ora va detto. Di quell'appello è stato ispiratore Nanni Spissu, gran gentiluomo, nostro valoroso, amato collaboratore e fratello. Per cinque anni Nanni Spissu, braccio destro del suo amico di sempre Federico Palomba, patì alla Regione sotto Grauso e il suo tristo direttore Liori, rovinoso anche per l'editore oltre che per la legalità. Quando ci sono persone - come Spissu e altre - capaci di superare un giusto risentimento per vili oltraggi a mezzo stampa e nello stesso gruppo, anteponendo la solidarietà generosa nell'impegno pieno e disinteressato, questo mondo pieno di miserie talvolta si illumina per un raggio di nobiltà raro e bellissimo: perché senz'altra motivazione oltre una sensibilità alta.
Avevamo cominciato subito e continuato da soli a sollevare l'enome problema di 15 quotidiani che si spegnevano. Spegnendo, specie in Sardegna ma non solo, il pluralismo realizzato, benché molto imperfettamente. Non riuscivamo a credere che non si levasse una parola contro un disastro gravissimo, anche e soprattutto per tante persone travolte nel dissesto. Va reso merito a Sandro Frau, presidente della commissione consiliare per l'informazione, di aver ascoltato il comitato di redazione, aver ottenuto un differimento dei lavori assembleari, riuscendo (saltando l'inizio delle vacanze) a far approvare un documento inviato alle neo-assessore Romina Congera e Maria Antonietta Mongiu. Almeno uno straccio di solidarietà politico-istituzionale in un silenzio ermetico e ambiguo di altri.
Ma prima di tutti, i colleghi di E-Polis devono ringraziare l'impegno militante del presidente della Fnsi, Franco Siddi. È stato il suo fortissimo slancio a ottenere in tempi record la cassa integrazione per i colleghi, stimolando la disponibilità del ministero del lavoro, a Roma: dove si muove con rara capacità di relazione anche ad altissimi livelli. Eppure è stato malripagato e offeso da qualche cialtrone ben noto, che in E-polis ha rovesciato i suoi meriti in miserabili sospetti e dicerie presso gli altri colleghi: alcuni dei quali dovrebbero vergognarsi molto per aver prestato ascolto a lingue subdole e maligne. Miserie umane inqualificabili. Ma da richiamare mentre la barca va. Riprende una navigazione che speriamo lunga, larga e feconda. Questa nave appruata aveva comunque ottenuto un parziale ma importante salvagente grazie a Franco Siddi, almeno per i giornalisti: nessuno lo dimentichi, adesso.
Vanno ricordate le ottocento persone, prevalentemente dalla Sardegna e il resto da mezza Italia, che ci hanno inviato altrettante e-mail per rispondere al nostro appello nelle settimane prima di Ferragosto: quando tanti pc sono spenti nelle case e negli uffici. Ne abbiamo pubblicato e manteniamo l'elenco nome per nome, perché a loro va un particolare ringraziamento. Erano e sono la dimostrazione (l'avevamo colta trovandovi conferma) che i giornali si erano radicati, erano diventati abitudine di moltissimi che compravano e non compravano altri quotidiani, molti avevano smesso di farlo.
Decine di migliaia di sardi (come nelle altre regione di diffusione) si erano comunque abituati alla lettura grazie a quei fogli distribuiti gratis e anche venduti: purtroppo al di sotto del livello di qualità che potevano avere e avevano anche avuto. C'è la controprova del successo: i due quotidiani sardi hanno potuto subito rialzare, anche di molto, tiratura e vendite. Grazie, Nichi Grauso, hanno pensato altri editori e direttori. Ai quali il genialoide costruttore-distruttore di imprese d'avanguardia, troppo in anticipo e/o troppo indietro per mezzi finanziari, ha fatto evidentemente da apripista per rilanciare vendite statiche o declinanti.
Qualunque giornalista augura sempre, se crede nel ruolo civile di questa professione sotto attacco devastante, che tutti i quotidiani debbano vivere e migliorarsi. Oltre i condizionamenti grevi di editori-padroni, il servilismo auto-censorio (pronto anche al killeraggio su commissione) di tanti giornalisti. Non solo quelli senza potere contrattuale, esposti a ogni ricatto. Ma anche i tanti stabilizzati, potenti-prepotenti non sempre dignitosi, che non hanno mai risposto all'appello vibrante rivolto tante volte dal nostro grande ex presidente Ciampi: tenete la schiena dritta. E invece, quante spine dorsali frollate.
È stata una pagina nera, il silenzio assordante di un mese nelle altre redazioni per i colleghi senza lavoro e le voci che si spegnevano. Tutto più comodo, liscio, sul velluto, senza competizione, anche parziale. Meglio il duopolio sinergico e complice in manipolazioni, sparate e silenzi, illuminazione clamorosa di amici e oscuramento trucido degli avversari: trasmettendo solo la voce del padrone e larghi dintorni. In copertura - accettata in ginocchio - di interessi improprii e talora sporchi, con omissioni gravi e stravolgimenti, contro il diritto dei cittadini a essere correttamente infomati.
Non è che i giornalisti di E-Polis abbiano fornito sempre un'informazione attenta, rigorosa, di qualità. Non sono stati competitori in grado di stimolare il meglio dagli altri. Ma questo è dipeso talvolta da limiti professionali e culturali, oltreché dell'inesperienza di tantissimi giovani. Soprattutto c'è stata una grave mancanza di guida, con alcune eccezioni di grande passione, amore per la Sardegna, estro professionale e alacrità eroica. C'è stata capacità tecnica - ma solo fotocopia piatta del modello imposto anche nei dettagli da Grauso - in vertici senza alcuna volontà di integrarsi nel nostro territorio. Vivendolo anzi nell'estraneità totale e nell'assenza di rispetto per l'ambiente e per le persone (collaboratori per primi) di livello e stile infinitamente sovrastanti quegli interlocutori ipocriti che li hanno quasi banditi dal giornale. Ci sono stati comportamenti da mercenari professionali: da sbarco, con esperta e subdola capacità e volonta ossessiva di controllo sindacal-politico-militare degli “indigeni”, molti insipienti e impotenti.
Questo va detto ora, mentre il gruppo affronta una svolta radicale. Cambiando editore, che speriamo coltivi il corretto business editoriale e non giochi politici pericolosi con intrecci ambigui. Al Grauso che lascia, niente da dire. Ci ha tentato, non è andata bene ma neanche male come in passato. Si salva salvando il gruppo e il progetto: non con la sua distruzione e crollo occupativo come con Video-on-line, la fortuna di Tin.it e Tiscali. Pasticcia nella gestione concentrando tutto su di sè. Motore frenetico che ammette solo satelliti docili: per ipertrofia dell'ego e ossessiva e diffidenza patologica, soprattutto verso le persone per bene: con quelle per male e ovviamente servili è a proprio agio, perché le plasma come cera, anche a costi da liquidazione.
Però. A differenza di quasi tutti gli editori (a partire da molti cosiddetti progressisti, di sinistra), non mette becco, neanche se richiesto e specie quando dovrebbe farlo, nei contenuti, nella famigerata “linea” del giornale. È sconcertante, perfino imbarazzante da sostenere la sua totale indifferenza (tranne gli anni più bui con Liori) a quel che si scrive e si pubblica sui giornali e tv che ha governato senza controllarli. Li guarda poco, legge quel che gli interessa ma senza quasi mai dare a vedere d'averlo fatto. Insomma, non può essere definito padrone delle ferriere editoriale, censore, lecchino d'oro per interesse o armatore di sicari per inimicizie. Non gli è estraneo alcun altro difetto e di quelli belli grossi, anche sgradevoli: con erratiche generosità mirate di ugual spessore. Ma almeno non ha mai imposto (tranne gli anni ricordati e rovinosi) il menu del giornale e portate immangiabili. Insomma, stavolta l'ha scappottata senza rovinare nessuno, guarderà da lontano il suo progetto: si riposi.
Comunque resta il punto essenziale. Si dice che la concorrenza è l'anima del commercio e lo proclamano soprattutto quelli che pensano: ma vuoi mettere un bel monopolio, tutto mio? La concorrenza, ovvero il pluralismo delle voci, anche stonate e malcerte, è l'essenza della libertà di stampa della democrazia. Con un forno solo, il cittadino-lettore può essere manipolato, ingannato, anche corrotto. Con più bocche da fuoco mediatico, è almeno più difficile: l'alternativa può essere inadeguata ma sempre preferibile al monologo esposto a tutte le tentazioni e a tutte le angherie.
Alla fin della troppo lunga licenza, non tocco ma stappo: una bottiglia per il brindisi con spumante nostrano assieme ai colleghi, sommersi e salvati, quelli belli e quelli brutti. Sgradevoli esclusi: si contentino dì essere sopportati e di partecipare al salvataggio nel quale non c'entrano e non c'escono. Ha fatto tutto Grauso, nel bene e nel male. E c'è un'ultima novità scaramatica: il 17, pure di venerdì, può anche portare fortuna. Si consoli chi già brindava al caro felicemente estinto: dovrà sopportare una qualche concorrenza. Il trigesimo ha visto una resurrezione.
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