martedì 14 agosto 2007
di Giorgio Melis
Curioso passatempo estivo, fare i conti in tasca ai potenti della terra. È venuto in mente alla Bild Allgemeine Zeitung, il giornale popolare più diffuso (e spesso più becero) della Germania, che è andato a ficcanasare negli emolumenti che le otto nazioni economicamente più forti assegnano ai loro leader. In cima alla lista dei più pagati c'è il presidente americano, George W. Bush, che guadagna 24.167 euro al mese, seguito a ruota dal primo ministro britannico, Gordon Brown (23.334 euro). Sul podio anche il premier giapponese, Shinzo Abe, con 21.910 euro.
La cancelliera Merkel, con i suoi 20.427 euro mensili, si piazza al quarto posto, davanti al presidente del Consiglio italiano che ogni mese guadagna 18.900 euro. Segue, a grande distanza, Sarkozy, che deve accontentarsi di soli 6.600 euro al mese. Al settimo posto arriva il presidente russo Vladimir Putin con 4.860 euro, in coda è il cinese Hu Jintao con appena 274 euro mensili. Naturalmente c'è la possibilità di qualche svarione nella classifica, specie per la Russia e la Cina: non esattamente un esempio di trasparenza pubblica quanto a benefici riservati ai potenti. Sugli altri si può mettere la mano sul fuoco, perché fare le pulci in tasca ai leader è la regola di giornali-mastini e di cittadini-elettori non indifferenti all'uso dei denari pubblici.
La Bild, che spesso ha elogiato la modestia della Merkel (oltre a pernottare in baite dolomitiche al prezzo di 50 euro a notte, fa acquisti di frutta e verdura al supermercato) e di recente ha attaccato il presidente francese per le lussuose vacanze americane, stavolta non ha fatto sconti a nessuno. Ma le conferme e le sorprese di quella classifica diventano mirabolanti quando si passa dal cuore del potere mondiale al potere piccolo piccolo di aree periferiche: guarda caso, la Sardegna uber alles per conoscenza ormai nazionale (anche grazie a noi, senza finta modestia).
Gli stipendi dei nostri legislatori regionali stanno alla pari con quelli dei grandi del pianeta, e in più di un caso li ridicolizzano. Sulla nostra isoletta i potenti strappano compensi da sommi statisti quali non riusciamo a vederli. Da restare incantati, strabiliati? Sarebbe assurdo. Abbiamo ricordato in due occasioni che Tony Blair, dopo dieci anni da premier di Sua Maestà Britannica, ha avuto una buonuscita di 90 mila euro. Un ottavo dei 700 mila euro di buonuscita che il nostro Consiglio ha liquidato a marzo al suo ex segretario generale. Si capisce: doveva occuparsi di 85 consiglieri e 160 dipendenti. Ben altro che fronteggiare come Blair il governo di una nazione di appena 60 milioni di abitanti (quinta potenza moniale), questioni internazionali, un paio di guerre (che avrebbe fatto meglio ad evitare), questioni economiche e politiche che spaziano su mezzo pianeta. L'isola che nel mondo c'è (la Gran Bretagna), tanto che lo ha dominato per qualche secolo, e l'isola che (quasi) non c'è: la nostra Sardegna, appunto. In fondo entrambe isole: e questo pareggia i conti.
Ora, può sembrare arbitrario confrontare i dati dei grandi del mondo con quelli relativi alla nostra Regione. Giacomo Spissu, presidente del Consiglio regionale, ripeterebbe quel che ha già detto: «Va male sommare mele e pere», i frutti che dovrebbero figurare come simbolo nei suoi prossimi manifesti elettorali. L'aveva detto, convinto, nel raffronto con le altre Regioni italiane, tutte (tranne la Sicilia) con un costo di molto inferiore a quello della Sardegna. Ma ciascuno paragona i cavoli altrui, seguendo la scia vegetale, con quelli propri. Specie se i cavolacci (accrescitivo a dismisura) stranieri sono quotati molto meno dei cavoletti di casa.
Anche perché, a livello nazionale, non si contesta, semmai si precisa con atteggiamento quasi di scusa. Prodi, al quale la Bild ha attribuito quasi 19mila euro di guadagno mensile, non ha protestato contro la somma arbitraria di mele e pere o banane e fichidindia. Ha subito fatto precisare che quella somma si riferiva a un anno fa: andava rivista al ribasso perché nel frattempo l'aveva tagliata del 30 per cento, come le indennità dei ministri. Dunque ora guadagna 16.371 euro lordi mensili, sommando (sempre euro, non melanzane e peperoni) gli 11.269 euro dell'indennità da deputato e i 5.201 euro e 23 centesimi di quella da capo del governo. Come si vede, basta restare in Italia, senza neppure guardare all'estero, i conti vanno squadernati in pubblico senza attendere che li tiri fuori qualche testardo rompiscatole.
Perché i raffronti sono a dir poco sensazionali. Bush, Brown, Merkel e gli alti: chi sono costoro? Carneadi dell'indennità, proletari degli stipenti pubblici. George W. Bush, ovvero il monarca dell'unica superpotenza mondiale, guadagna quanto e forse meno di Giacomo Spissu. Che supera i 24 mila euro mensili lordi, con i 12 mila euro di indennità da consigliere, i cinquemila per la presidenza (quanto Prodi per combattere ogni giorno da palazzo Chigi), più svariate somme a vario titolo. In più, è titolare di altri 2.300 euro spettanti a ogni consigliere come contributo per le spese del suo gruppo. Ancora, come tutti i colleghi, incassa 30 mila euro all'anno: tredicesima, quattordicesima e quindicesima degli onorevoli.
Bella gente, qui sfidiamo e umiliamo non le altre regioni ma il mondo intero: primi sul podio internazionale. Come lo è il nostro parlamentino rispetto a quello di Regioni (basti ricordare la Lombardia: dieci milioni di abitanti e 90 consiglieri, un reddito venti o trenta volte quello della Sardegna) e con tutti gli altri, tranne la Sicilia (cinque milioni di abitanti contro il nostro milione 600mila). Questo non è accanimento, che peraltro ci starebbe tutto. È solo aggiornamento nella graduatoria internazionale.
L'Unione Sarda ha quasi ignorato la nostra battaglia solitaria, ripresa marginalmente e con schifiltosità solo dopo che l'aveva citata anche il Corriere della Sera: quotidiano provinciale, per altro, non d'avanguardia mondiale come quello di Cagliari. Che più di recente ha esaltato in un editoriale da antologia la megaevasione di Valentino Rossi, dando in testa ai moralisti e sostenendo il turbo-Vale nazionale, costretto a rubare le tasse altrui non pagando le proprie perché - argomento supremo - bisogna pur difendersi dal fisco occhiuto: come fanno gli impiegati, gli operai, i braccianti a reddito fisso che non possono evadere un euro e infatti pagano i due terzi del gettito fiscale italiano.
Bene, dicevamo, la gloriosa testata di viale Terrapieno ha surrogato l'omissione o indifferenza sul Consiglio pubblicando la tabella dei compensi della Giunta, peraltro da tempo apparsi sul Buras, come ogni anno. Dalla tabella si evince (per chi lo ignorava) che gli assessori guadagnano ben 11 mila euro al mese e il presidente Renato Soru settemila in più. Belle sommette, non c'è che dire. Ma gli assessori non possono essere consiglieri, non hanno le indennità degli onorevoli (incluse quelle di reinserimento) e possono invece perdere l'incarico da un giorno all'altro, com'è accaduto già a cinque di loro in questa legislatura. Senza la certezza di avere comunque per cinque anni quei 14 mila euro mensili, più vitalizi e quant'altro.
Chissà perché non si è messo a fronte il trattamento della Giunta con quello del Consiglio: roba da abc del giornalismo. Casualmente, solo per una svista, si è dimenticato poi che un tale Soru, con qualche responsabilità in più, intasca diverse migliaia di euro in meno del presidente del Consiglio. Al villano (cioè il popolo bue) non far sapere quanto è buono il formaggio consiliare con le pere: molto più nutriente di quello con le mele, che Spissu non digerisce.
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