l'altra voce.net


venerdì 3 agosto 2007

Vecchie pere e nuove mele,
Giacomo Spissu alla macedonia
Ma il Consiglio dei fichidindia
è ormai squalificato in tutta Italia

di Giorgio Melis

La Sardegna ha avuto l'onore della prima pagina del maggior quotidiano italiano grazie al suo Consiglio regionale: il più costoso, principesco d'Italia. Siamo i primi della classe, non ultimi come in tante altre classifiche. Gian Antonio Stella, prima firma del Corriere della Sera (autore di molti bestseller, ultimo “La Casta”: ovvero degli sprechi colossali dei politici intoccabili) ha documentato in una paginata con tabella comparativa tutta da studiare che la nostra è davvero l'isola del tesoro. E giù sferzanti giudizi sulle follie del federalismo regionale italiano, in un'orgia di denaro dissipato allegramente.

Ce n'è per tutti, dalle Alpi all'Aspromonte. Manca solo la Sicilia: evidentemente Stella (che ha utilizzato anche i nostri dati e ha citato altravoce.net quale «combattivo sito isolano»: grazie), non è riuscito ad avere i dati ufficiali, custoditi come segreti di Stato. Nel nostro piccolo, avevamo cercato, trovato (con grande fatica) e pubblicato un mese fa anche i numeri relativi all'altra grande isola. Scoprendo in extremis che la Sicilia ci aveva inopinatamente sorpassato. L'Assemblea regionale siciliana, in cifre assolute, è quella che costa di più: 156,9 milioni di euro contro i nostri 102,9 milioni.

Siamo secondi ma è retrocessione fasulla. Perché la Sicilia ha quasi cinque milioni di abitanti contro il nostro milione e seicentomila, 90 deputati (è il titolo ufficiale) contro gli 85 consiglieri nuragici, 263 dipendenti ufficiali più tantissimi altri ufficiosi contro i nostri 160, ed uno status istituzionale che travalica la nostra autonomia di molte lunghezze. Dunque, alla faccia dei numeri ingannevoli come certa pubblicità, eravamo i primi e restiamo i peggiori: almeno sui livelli consiliari.

L'ha dovuto “scoprire” perfino L'Unione Sarda, che ha titolato a tutta prima pagina: «Abbiamo gli onorevoli più costosi d'Italia». Bonta sua, l'ha appreso dal Corriere con appena un mese di ritardo rispetto ai nostri articoli. Ma la “ripresa” del quotidiano di Cagliari si trascina la stessa lacuna del Corriere. Rilancia l'uber alles degli onorevoli-sardi, ignorando i dati siciliani, e prende per oro colato la dichiarazione di Spissu sulla quota 95 milioni di consuntivo nel 2006.

Erano e restano 102 milioni e 600 mila euro (102,9 di previsione per il 2007): come da noi pubblicato e rilanciato dieci volte negli ultimi mesi. Bastava controllare, ma dall'Everest giornalistico del Terrapieno (ha quasi ignorato la storia della parcella di 70 milioni chiesti alla Regione dall'avvocato Gianni Contu, naturalmente senza neppure nominarlo), impensabile abbassarsi ad usare e citare una fonte come la nostra. Viva la classe del Corrierone che ci indica come altra e veritiera fonte rispetto a quella ufficiale. Ma è solo il primo giornale d'Italia, mica della Sardegna.

Non per niente il presidente Spissu ha fatto una generosa concessione rispetto al suo riserbo. Il Corriere è il Corriere, ci mancherebbe. A noi che da mesi battiamo in solitudine sull'argomento, non ha mai scucito un commento. Ovvio. De minimis e de melis non curat spissus (che il praetor, anzi: procurator, ce l'ha addosso per certe inchiestucce sassaresi). Suo diritto: niente da ridire.

Però si è spiegato male, ha dato numeri e spiegazioni molto opinabili: e stavolta verba non volant perché registrate e sempre audibili sul sito Corriere.it, dove tutti possono leggerle e ascoltarle. Il presidente si è esibito da fruttivendolo istituzionale contestando garbatamente a Stella - con taglio statistico-agronomico - che «va male sommare le mele e le pere». Qui siamo alla macedonia, anzi davvero alla frutta. Perché la seconda autorità autonomistica ha contestato che si possano paragonare le regioni ordinarie che hanno 37 anni di vita (non 30 come ha detto lui) a una “speciale” come quella sarda. Che essendo funzionante da quasi sessant'anni, ha un carico di vitalizi per ex onorevoli ed eredi (276) e per ex dipendenti coperti d'oro prima e dopo: gravano per 31 milioni sulle spese annuali.

Insomma, siamo vecchi, costiamo di più per questo. Non come le giovani regioni ordinarie, con un pregresso molto più leggero. In parte vero. Ma se la fosse risparmiata, questa considerazione, Spissu avrebbe fatto miglior figura. Sai quanto gli frega agli italiani (sardi inclusi) che le mele vecchie, magari assai rinsecchite, costino molto più delle pere fresche. Siamo mica al mercato dell'antiquariato, dove la vetustà è valore aggiunto: vinceremmo a mani basse se potessimo quotare i nuraghi della terra emersa più antica del pianeta.

Ma si discorre d'altro. Qui si parla di indennità, stipendi, pensioni che erano e restano scandalose. Inclusi certi contributi dei quali bisogna parlare con corna-bicorna-tricorna da scongiuri. Come quello per i funerali degli ex (quattromila euro e spiccioli a onorevole salma): un macabro, patetico abuso che c'entra nulla con l'anzianità autonomistica: era una vergogna prima e tale è rimasta fino all'altro ieri, quando è stata abolita. Senza parlare delle inchieste penali pregresse e in atto sui concorsi per le assunzioni in Consiglio. Con figli e parenti coinvolti in atti truccati, svelati solo perché era stato segato qualche consanguineo di funzionari che hanno fatto la spia contro i parenti di colleghi più bravi nel taroccamento.

Comunque il presunto decisivo richiamo all'antichità della nostra autonomia non regge proprio. Indennità e accessori per onorevoli e personale superprivilegiato sono lievitati vertiginosamente (più 40 per cento rispetto all'ultima gestione di Gian Mario Selis) non nel secolo scorso, ma dal 1994 al 2004. Presidente per il Polo Efisio Serrenti Moro Seduto, ma vicepresidente anche e proprio Spissu. È un'aggravante, mica un'attenuante. Il grande balzo è avvenuto in cinque degli ultimi otto anni. Spissu c'era, con tanti altri.

Gli va riconosciuto, come ha precisato, che dal 2004 il bilancio del Consiglio è rimasto stabile. Ma certo che farlo crescere ancora sarebbe stato uno scandalo non più occultabile: le finanze regionali erano talmente stremate da un debito colossale, fino a indurre anche i più spericolati a darsi una calmata con le spese pazze. Che comunque continuano alla grande: c'è da tagliare per molti milioni di euro e moralizzare situazioni al limite del codice. Come gli appalti a sospetta trattativa privata per tantissimi soldi. Si è cominciato a dare qualche sforbiciatina: ne abbiamo dato notizia proprio ieri, solo noi.

Oltretutto Spissu dev'essersi emozionato e confuso al microfono del Corriere. Come esempio di nuova virtuosità risparmiosa, ha detto che le previsioni di spesa di 102 milioni erano state “contenute” nel consuntivo a 94 milioni. La cifra che Stella ha riportato gli era stata fornita dalla Conferenza delle Regioni. Ma l'articolo sul Corriere avvertiva che proprio il nostro giornale (grazie ancora) la fissava a parecchi milioni in più. Ed è così, carta canta. La relazione del collegio dei questori - approvata il 12 aprile 2007 - indica per il 2006 appunto un consuntivo di 102,6 milioni, non 94. Forse quisquilie per il presidente: benché informato dei fatti e dei numeri, li ha dati al ribasso. Eppure non aveva rettificato quelli da noi pubblicati in una dozzina di articoli, con tabelle ricavate dai tabulati ufficiali.

Ma questo è ancora poco. Tornando alla spiegazione ortofrutticola sulle «differenze macroscopiche» delle vecchie mele (regioni) “speciali” e delle meno anziane pere (regioni) “ordinarie” che è male sommare, la macedonia di Spissu è proprio indigesta. Non ha esteso il confronto col Friuli-Venezia Giulia (autonomia speciale dal 1963: 44 anni di vita, mica giovinetta) che con un milione200 mila abitanti spende solo 29,6 milioni per il Consiglio, più il costo del personale. E ha saltato il raffronto quasi automatico con la Sicilia, prima Regione specialissima, istituita un anno prima di quella sarda.

Urge spiegazione. Nella tabella del Corriere, i dati siciliani non c'erano. Quindi Spissu ha potuto glissare alla grande perché il raffronto sarebbe stato rovinoso: la Sicilia borbonico-faraonica spende solo il 50 per cento in più della Sardegna benché abbia cinque milioni di abitanti, più onorevoli e dipendenti. Quindi, in proporzione, molto, molto meno del nostro parlamentino. A Spissu questo dato era ignoto? Ma quando mai. Lo abbiamo pubblicato un mese fa con tabella e vari articoli. Che oltretutto sono stati ospitati (ora siamo di nuovo esclusi, o ripescati in qualche modo solo dopo due o tre giorni) nella rassegna stampa del Consiglio. Insomma, una difesa-autogol su tutta la linea.

Peggio ancora quando il distaccato Spissu ha attribuito all'antichità della nostra autonomia l'effetto al rialzo degli stipendi, indennità e pensioni del personale. Che svista madornale! Lo sanno anche le pietre che c'entra nulla l'equiparazione (parziale) con gli stipendi che corrono in Parlamento. Ci sono state, negli anni, decisioni davvero speciali dell'Ufficio di presidenza: con norme scandalose e talora ad personas che portano non pochi funzionari a stipendi mensili di 14 mila euro e l'ex segretario generale Lorenzo Pirina alla buonuscita di 700 mila euro.

Perché c'è stata, specie nell'ultimo decennio, una sinergia perversa tra politici e burocrati, in un rapporto di connivente commistione: più soldi agli onorevoli, aumenti in proporzione, sproporzionati, al personale più corrivo, a disposizione e disponibile. Cosa c'entrano l'anzianità dell'autonomia con delibere di sette-tre anni fa? È frutta avvelenata ma fresca. Non come le pere e le mele care a Spissu. La sua macedonia l'avrebbe dovuta combinare con frutta più consona al caso: le banane delle repubblichette sudamericane d'antan.

Ma la più appropriata, anche indigena, sarebbe un'altra. Abbiamo il Consiglio dei fichidindia. Spissu ne ha dato pubblica conferma. E ora lo sa tutta l'Italia. Anche se ieri, forse stimolato dall'ondata polemica sui costi, si è prodotto in una performance rara e positiva. Ha approvato in poche ore, all'unanimità, tre leggi davvero importanti e di grande significato sociale, culturale e politico. Un evento raro che è giusto sottolineare, nel giorno in cui merita tutte le censure per la munificenza verso se stesso con i soldi nostri.


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