lunedì 23 luglio 2007
di Giorgio Melis
Niki Grauso getta la spugna: o così sembra. Chiede la cassa integrazione per i dipendenti, comunica di non poter pagare gli stipendi di luglio. Non regge più, vuole e deve mollare: «anche regalando il gruppo» a qualunque imprenditore che garantisca la sopravvivenza del suo progetto e, per quanto possibile, il futuro del dipendenti: se un futuro c'è. Siamo alla bandiera bianca, all'affondamento possibile di una nave con oltre 200 persone a bordo. Da dove si levano urla disperate senza eco. C'è un silenzio assordante, abnorme rispetto al rumore che si leva spesso per il collasso di più modeste realtà imprenditoriali e occupative.
Non una parola nell'informazione scritta, radiofonica e televisiva sarda: mentre giornali nazionali e consigli comunali delle città della penisola dove si pubblicano gli altri quotidiani E-Polis ne trattano da giorni. Sasso in bocca attorno alla chiusura di 15 testate e all'angoscia senza prospettive di duecento persone. Nessuno ha spiegato alle decine di migliaia di lettori sardi che leggevano le due edizioni isolane che cosa sta accadendo e accadrà. Un vuoto allucinante, allarmante. Preludio al soddisfatto ripristino di uno statu quo che aveva favorito il deragliamento dell'informazione e della politica assediata o all'incanto. È una storiaccia insieme sconcertante ed emblematica, molto cinica e alquanto indecente.
Ci sono obblighi democratici dell'informazione che non possono essere violati per convenienze e per reazione a pessime scelte dai vertici di E-Polis: soprattutto la gravissima rottura del fronte sindacale nello sciopero nazionale per una vertenza epocale e decisiva per i giornalisti. Ma non si può rispondere col silenzio ritorsivo a colpe gravi quando è gioco la sorte di 200 lavoratori.
Sembra l'attesa di un parce sepulto che disonora un'intera categoria e chi ne governa, anzi cancella, il dovere di cronaca. Nessuno, tranne il nostro giornale, ha parlato di questa crisi devastante. Un silenzio che può apparire come appagata attesa di mettere la pietra tombale a una storia drammatica. È senza precedenti un'indifferenza tanto grossolana, brutale e volgare. Con un'insensibilità corporativa, sociale, sindacale e politica che grida vendetta e fa apparire ipocrite le denunce e i titoli a scatola con servizi e interviste a raffica per le proteste (giuste) della formazione professionale, del personale di pulizia della Regione o di tante microrealtà economiche.
E cosa sono, di diverso, forse disuguali o inferiore agli altri disgraziati che perdono il lavoro in ogni settore, i 200 dipendenti di E-Polis? I paria e desaparecidos della questione sociale? I lebbrosi inavvicinabili delle crisi aziendali? I naufraghi innominabili, le non-persone da lasciar affogare voltando la faccia, senza il salvagente almeno di una cronaca della loro odissea? E conta nulla che due giornali chiudano nella Sardegna fresca reduce e a rischio di riprecipitare in un duopolio soffocante, sinergicamente estorsivo nei confronti delle casse della Regione, al servizio attivo o con l'oscuramento della peggior malapolitica?
Il dramma di Epolis si accompagna ad uno scandalo che discredita il resto dell'informazione e della cosiddetta società incivile. Lo posso dire perché da quei giornali sono uscito sbattendo la porta per questioni morali, ignorate allora dalla politica sarda (Soru e Spissu per primi, tranne alcune belle eccezioni): politica che ora se ne strafotte dei disgraziati che vanno verso il baratro della disoccupazione senza speranze. Ne sono uscito mandando a quel paese due meschini, sedicenti direttori signor-Sismi miracolati da Grauso: gli piacevano gli Antonangeli Liori e degni compari, ha perseverato con i Cipriani-brothers contigui ai Pollari eversivi.
Con tutto ciò, ho mantenuto e mantengo una solidarietà totale, manifestata fin dall'inizio della crisi, verso colleghi (molti non stimati né stimabili), tecnici, amministrativi e i tanti produttori pubblicitari (mi hanno scritto giustamente protestando per non essere stati citati) che finiranno sulla strada: senza ammortizzatori socialì né indennità di disoccupazione. L'ostracismo verso gli agonizzanti è maramaldesca, oscena: una vergogna regionale. Troppo facile e comodo mobilitarsi per i compagni di lavoro, partito, gruppo. La vera solidarietà è quella che si manifesta verso chiunque, anche e soprattuto se ci sta sullo stomaco in conto proprio o per farla pagare ad uno solo (Grauso), quando gli si spalanca il vuoto della perdita del lavoro e del reddito. Anche questi sono mariti e moglii, padri e madri con figli e famiglie da mantenere. Ma che schifo, questa Sardegna del disonore.
Bisogna gridarlo, chiunque abbia voce e cuore, ora che i 15 quotidiani del gruppo sono e rischiano di restare chiusi. Se non si troverà una soluzione. Comunque al drastico ribasso. O portando i registri in Tribunale, per un fallimento che, paradossalmente, potrebbe favorire in prospettiva una ripresa. Gruppi interessati, e ce n'è più di uno, potrebbero entrare in campo per acquisire nell'asta fallimentare o da un'eventuale amministrazione controllata (dovrebbe chiederla lo stesso Grauso), gli asset del gruppo: il progetto, innanzitutto, e l'esperienza maturata in quasi tre anni in tutta Italia. Puntando a un concordato il più basso possibile (20-30 per cento) con i creditori. Poi, con potature drastiche sul personale e le spese, rilanciare il progetto con un gruppo acquisito e risanato al costo minimo, ricapitalizzandolo senza svenarsi e puntando a un breck-even possibile con risorse pubblicitarie più larghe di quelle ottenute da Grauso.
È un'ipotesi fra le più praticabili e probabili. Forse quella che potrebbe avere in testa Paolo Panerai, l'editore di “Class” e “Milano Finanza”, quotato in Borsa. Se n'era parlato due mesi fa e ora la possibilità di un interesse di Panerai è stata rilanciata da Libero, ben informato su questi movimenti e molto vicino a Grauso. Panerai affiderebbe la direzione a Pierluigi Magnaschi, ex direttore dell'Ansa. Ma attenti: in caso di fallimento, altri editori, con strategia analoga, potrebbero scendere in campo a disputarsi un osso spolpato ma che ancora potrebbe far gola a molti con ben altre risorse finanziarie dell'avventuroso imprenditore cagliaritano.
L'alternativa, finora fallita, è l'acquisto da parte di un imprenditore o di un gruppo che non aspetti il passaggio del cadavere (fallimento) sulla sponda del fiume. Ma per questa ipotesi ci sono condizioni ostative che ora sembrano anche proibitive. Posto che Grauso possa cedere a un prezzo minimo (o a zero) la proprietà, l'acquirente dovrebbe farsi carico dell'imponente mole di debiti. Verso privati. Prima di tutti lo stampatore Seregni: pare che avanzi 21 milioni di euro, con rischio di collasso per la sua azienda. E fornitori vari: un commerciante cagliaritano alla disperazione perché deve recuperare un milione di euro per gli arredi e ancora altri creditori.
In più c'è il buco con le banche. In Sardegna, E-Polis dovrebbe essere debitrice di una decina di milioni alla Sfirs, la collegata Sardafactoring e il Cis. Ignoto se ci siano scoperti rilevanti nella penisola. Insomma, un buco complessivo piuttosto imponente a fronte di garanzie materiali quasi inesistenti. Si troverà qualcuno disposto a un impegno così rilevante? Si parla ancora di interventi possibili o solo sperati ma non c'è nulla di concreto. Contatti e trattative risolutive sono anche ostacolati da agosto alle porte, con sparizione vacanziera di tanti possibili interlocutori.
Grauso ha incontrato ieri il presidente della Federazione della stampa, Franco Siddi, con quello dell'Assostampa regionale Francesco Birocchi e componenti dei cdr interno e di altri giornali sardi. Infine, l'ammissione sofferta di non poter più andare avanti, d'aver incaricato l'avvocato Persico di chiedere la cassa integrazione o altri ammortizzatori sociali per chi è possibile. Niente liquidatà per pagare gli stipendi di luglio, fumose ipotesi di salvataggio poco credibili anche per lui: comunque senza di lui.
La redazione era vuota e chiusa. Mentre sabato era affollata da un'assemblea sempre con Siddi, Birocchi e altri. In precedenza Siddi aveva contestato al direttore Cipriani alcune sue affermazioni circa un ruolo ambiguo della Fnsi. Dichiarazioni temerarie, se si ricorda che proprio Siddi, assieme a chi scrive, aveva fatto il massimo possibile e con successo, per la riapertura dei giornali dopo lo stop conseguente a un verdetto poi cassato in appello per il ricorso degli edicolanti contro la vendita e la distribuzione gratuita.
Oggi la redazione di viale Trieste sarà di nuovo affollata. Con l'arrivo dei rappresentanti delle Associazioni stampa delle varie regioni dove si stampano i quotidiani E-Polis (Lombardia, Veneto, Toscana, Emilia, Lazio, Campania). Vengono a Cagliari per provare a difendere il loro lavoro in 15 quotidiani che stampavano 650 mila copie giorno, con pubblicità purtroppo insufficiente (Grauso afferma che la Publikompass gli aveva garantito 73 milioni di euro e ne ha raccolto solo 30). A loro e a tutti, in viale Trieste, diamo il solidale benvenuto e gli prestiamo la nostra voce in questo deserto di cinico silenzio.
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