venerdì 20 luglio 2007
L'ufficio stampa del Consiglio contesta:
«Mai censurata l'altravoce.net
lavoriamo senze interferenze o pressioni»
In riferimento all'articolo apparso il 19 luglio 2007 su codesta pubblicazione on line, dal titolo “La sberla del consigliere ai colleghi renitenti: e ora povero Consiglio-Paperone?”, ai sensi delle normative vigenti sulla stampa si chiede la pubblicazione della seguente rettifica:
- È falso che gli articoli di codesta pubblicazione on line (l'altravoce.net) siano stati mai censurati nelle rassegne stampa redatte dall'Ufficio stampa del Consiglio regionale.
- Come è ben verificabile sul sito ufficiale del Consiglio regionale della Sardegna alle voci “Rassegna Stampa/articoli” e “Rassegna stampa/archivio”, la sopraddetta pubblicazione è presente ed i suoi articoli riprodotti (unica fra le molteplici pubblicazioni on line) fin dalla sua comparsa in rete.
- I giornalisti dell'Ufficio stampa del Consiglio regionale respingono pertanto le offese personali, infondate, gratuite e continuate, che non onorano chi le fa.
- Rivendicano a testa alta il ruolo autonomo e “super partes” svolto senza mai alcuna interferenza politica dall'Ufficio stampa del Consiglio regionale, quale strumento di informazione democratica sull'attività dell'Assemblea regionale, senza alcuna distinzione di colore politico, al solo servizio della pubblica opinione e dei cittadini.
Lucio Piga, Fiduciario di Redazione
Sospette distrazioni anche sul giornale di carta
Non è falso ma verissimo, dimostrabile a chiunque, che l'altravoce.net è spesso oscurata e ignorata. Basta dire che la giornata record - con cinque articoli segnalati - è stata quella di ieri. Mai vista tanta grazia, ma è sicuramente una coincidenza. Una ricerca degli articoli in base alla testata mostra i “buchi”: tre giorni qui, due giorni là, è capitato anche di sparire dalla sezione Politica per più di una settimana (fra il 30 maggio e il 9 giugno). Tornando indietro, è pure peggio: nemmeno un titolo fra l'11 maggio e il 27 febbraio e poi per tutto il mese di gennaio.
Spesso è difficile comprendere i criteri della selezione, visto che sono state ignorate diverse delle nostre storie in esclusiva, le notizie frutto di una selezione e di approfondimenti presenti solo nel nostro quotidiano on line e assenti frequentemente negli altri su carta: che hanno dovuto riprendere qualche nostro scoop. Sono stati ignorati alcuni fra i commenti più duri e veritieri sulla politica isolana e sull'attività del Consiglio. Basti vedere il confronto con un piccolo quotidiano di Quartu, dalle vendite minime: i suoi titoli e articoli sono spesso presenti nella rassegna in misura tripla rispetto ai nostri.
È falso che il nostro quotidiano sia stato presente nella rassegna fin dalla sua comparsa in rete. Avevo protestato più volte, come ben sanno Lucio Piga e il presidente Spissu. Mi era stato spiegato che c'era un'impossibilità tecnica, poi evidentemente superata, di ospitare i giornali on line. Il nostro, viene precisato, è l'unico quotidiano in rete presente nella rassegna. Vero. Ma perché è un quotidiano vero, di informazione, analisi e commenti autorevoli. Non lo diciamo per glorificarci ma perché lo testimoniano i consensi dei lettori e la stessa crescente, spesso irritata, attenzione anche dei consiglieri regionali e dei politici in generale.
Non è un sito con alcune notizie generali e frattaglie burocratiche più comunicati e note degli uffici stampa. È un giornale non paragonabile agli altri sardi in rete. Ma poi, è grottesco il proporci quasi come privilegiati perché - essendo solo su internet - siamo ospitati (poco e male) nella rassegna. Sveglia, gente. I quotidiani on line non sono una realtà a futura memoria. Sono già il crescente presente. Dal New York Times al Los Angeles Times, e in tutta Europa, fino al più antico quotidiano di Stoccolma (da un giorno all'altro ha eliminato l'edizione cartacea informando i lettori che l'indomani sarebbe rimasta solo quella su internet), tutti gli editori stanno concentrando gli investimenti sulla rete, dimezzando fondi e uomini per le versioni tradizionali.
Dal 27 ottobre abbiamo dato vita a un'iniziativa faticosa fino a essere sfibrante. Senza fine di lucro (l'opposto), non selettiva, senza obbiettivi di servizio pro o contro forze politiche e interessi costituiti. In quattro gatti e con quattro soldi: frutto della disponibilità di un imprenditore e contribuzioni volontarie di professionisti e uomini di cultura (tutti anche nostri collaboratori a titolo gratuito e amici), che ancora credono e sono disposti a pagare qualche prezzo materiale per la libertà e il pluralismo di un'informazione senza condizionamenti, padrini e padroni. Con consensi crescenti per le battaglie che stiamo conducendo e continueremo a promuovere: in solitudine assoluta.
Apprendiamo oggi di una generosa concessione, quasi un privilegio, la sporadica nostra presenza, con discriminazione che ci pare ritorsiva per la nostra linea, nelle rassegne stampa del Consiglio e della Giunta: pagate con i soldi dei contribuenti, anche nostri. Un dovere elementare e un obbligo democratico spacciato come benevola concessione! Ma guardatevi intorno! Il mondo cammina e voi ragionate come fossili dei quotidiani di piombo, nei quali ho lavorato per trent'anni. Aggiornatevi.
La nota dell'ufficio stampa consiliare sorvola poi su una delle principali contestazioni. Una settimana fa abbiamo stampato, diffuso gratuitamente per una parte e per l'altra venduto in edicola 35 mila copie di un giornale di otto pagine in quadricromia. Seimila copie saranno da oggi in vendita solo nelle edicole del Nord Sardegna. È un giornale di carta, non nell'immaterialità di internet. Non è stato citato, né incluso con un titolo o una riga nelle rassegne regionali: per una settimana.
Non l'avranno visto? Solo se fossero orbi. Ne abbiamo recapitato 500 copie al Consiglio e duemila alla Regione: andate a ruba. Perché avevamo un dossier completo sulle spese del Consiglio-Paperone, con tabelle, cifre, raffronti con le altre regioni, interviste e commenti, più articoli e toste analisi critiche (ma alcune fortemente schierate a favore) sulle scelte e i comportamenti di Renato Soru. Naturalmente neanche osiamo sospettare che proprio per questo siano state cassate dalle rassegne regionali. È solo il primo numero, seguiranno gli altri dall'autunno: chissà se saranno avvistati nei palazzi di via Roma e viale Trento.
Infine, i colleghi dell'ufficio stampa si dichiarano superpartes, mai sfiorati da interferenze politiche. Indubitabile. Notoriamente nessuno di loro è stato assunto in Consiglio per scelta partitica, in quote e lottizzazioni varie, per chiamata diretta o per selezione con foto e didascalia di pre-scelti/e: come nei concorsi truccati sub-judice del Consiglio.
Ci sono state alcune scelte personali che ancora gridano vendetta per l'immoralità di situazione indecenti, specie sotto il regno di Moro Seduto Efisio Serrenti. Ma anche dopo. Come quella di un collega per due anni in aspettativa “per aggiornamento” che sotto gli occhi di tutti lavorava e firmava in un quotidiano e dirigeva corsi per aspiranti giornalisti.
Nessuno lede l'onorabilità di altri colleghi. Proclamano di fare il loro lavoro “a testa alta”. Di alto, anzi altissimo, conosciamo e abbiamo documentato intanto il costo dell'ufficio stampa: 810 mila euro all'anno per cinque persone. Manco fossero tutti Eugenio Scalfari o Gian Antonio Stella. E poi, tacessero, per pudore avendo beneficato (tranne due) di una promozione sul campo: tutti capiredattori per decisione in extremis di Serrenti, che per premiarne pochi li gratificò tutti di una qualifica che nei giornali hanno in pochissimi dopo 10-20 anni di lavoro duro e selezione durissima.
A testa alta? Non scherziamo. Alcuni dovrebbero tenerla bassa, un poco vergognandosi d'aver partecipato al Grande Scialo del dominio di Serrenti. Sotto la sua guida illuminata e generosa, il bilancio del Consiglio, ereditato da Gian Mario Selis a 59 milioni di euro, esplose letteralmente a 101 milioni: una pioggia d'oro che ha beneficato, oltre gli onorevoli, i dipendenti strapagati e strapensionati: giornalisti inclusi. Basta così?
Giorgio Melis