domenica 17 giugno 2007
di Sergio Ravaioli
Faccio mia, con piccoli aggiustamenti, la parola d'ordine in questi giorni lanciata da Federico Palomba: non basta governare CONTRO, bisogna anche governare PER.
Il problema è che, se si vuole governare PER bisogna avere un progetto. Ed un progetto di sviluppo non può essere il collage di 14.000 piani aziendali (tanto meno di tre o quattro piani aziendali). È un'operazione di grande respiro che richiede tempo, competenze tecniche, amministrative, capacità di mobilitare e indirizzare gli investimenti privati, oltre che capacità politica di aggregare il consenso attorno alle proposte che si vanno a costruire: “Nella RINASCITA c'è posto anche per te”, recitava un fortunato slogan di 50 anni fa rivolto al Sardo che emigrava con la valigia di cartone sulle spalle.
Ritorno a quello che forse è un mio chiodo fisso: trent'anni fa la Sardegna imbroccò la strada giusta, erroneamente abbandonata in seguito ad una diagnosi sbagliata, cancellando alcune delle strutture a supporto della programmazione definite con la legge regionale 33 del 1975 e congelandone altre. Ricordo brevemente che le strutture cancellate nel 1993 con la legge regionale 25 furono il Comitato per la programmazione ed i 24 Organismi comprensoriali. Tra le strutture congelate (facilmente riutilizzabili, se si volesse) i progetti di sviluppo ed in particolare lo schema di assetto del territorio. Riassumo brevemente di che cosa si tratta.
I progetti settoriali di sviluppo (originati dall'art. 6 della legge 268 del 1974: “Rifinanziamento del Piano di rinascita”) devono rispondere a obiettivi programmatici organici e si raccordano al programma pluriennale della Regione che stabilisce localizzazione degli interventi, priorità, vincoli, spesa complessiva e criteri di verifica dei risultati. Progetti, appunto, e non chiacchiere salottiere!
Lo Schema di Assetto del Territorio è una sorta di super progetto perché intersettoriale e deputato, in stretta connessione con il Piano Generale di Sviluppo, a stabilire le direttrici dello sviluppo per territorio e per settori.
In presenza di una strumentazione di questo tipo potrebbe cessare il tormentone che da due anni attraversa la Sardegna: il Piano Paesaggistico Regionale è, come sostengono i Guelfi, l'arma per evitare la distruzione del territorio ad opera di barbari pronti a razziare identità e qualità; oppure come affermano i Ghibellini, lo strumento per impoverire i Sardi bloccando l'unica attività che porta reddito e occupazione, costringendoli ad emigrare per fare i camerieri a Londra o i gelatai in Germania?
Entrambe le posizioni estreme rappresentano una quota del monte verità. Sarà mai possibile lavorare non sulle posizioni estreme ma su quelle porzioni di verità per le quali è facile mettersi d'accordo? E cioè cominciare col convenire che i turisti vengono in Sardegna perché trovano un ambiente diverso da Rimini e da Viareggio (e per questo sono disposti a spendere di più), che tutte le attività umane impattano sul territorio (la pastorizia e l'industria, i termovalorizzatori e gli aquafun), che il disoccupato, come anche il male occupato, è poco propenso ad apprezzare le bellezze del paesaggio e molto attento ai propri problemi di sbarcare il lunario!
Lo schema di assetto del territorio può essere lo strumento che mette insieme tutela e sviluppo, che individua le modalità d'uso del territorio compatibili con una prosecuzione di tale uso anche per le generazioni successive, che definisce le regole per lo sviluppo di servizi capaci di creare reddito e migliorare la qualità della vita anche per i residenti, che fa leva sulla qualità dell'ambiente (e dei servizi) per attirare in Sardegna imprese del terziario avanzato capaci di creare alto valore aggiunto con bassissimo impatto sul territorio.
Può essere lo strumento che ottimizza la relazione tra domanda turistica, produzioni locali e offerta di servizi: trasporti per primi, ma anche tempo libero, istruzione, convegni, manifestazioni internazionali, etc. Gli imprenditori troverebbero occasioni di investimento, i giovani occasioni di lavoro e tutti potrebbero godere di una rete di servizi più ricca e diffusa.
Per attivare lo Schema di Assetto del Territorio è sufficiente un atto amministrativo: una delibera di Giunta regionale e nel giro di un paio di mesi si avviano i lavori. Nel giro di un paio di anni si potrebbero cominciare a vedere i primi risultati.
E magari si potrebbe arrivare alla campagna elettorale del 2009 parlando di programmi, di cose da fare, e non solo di bandiere sotto le quali schierarsi, con elmetto e moschetto pronti a far fuoco contro l'altra parte. E chiunque vincerà la competizione elettorale, dovrà sentirsi impegnato a realizzare quelle proposte che saranno riuscite a costruire un diffuso consenso.
Possiamo sperare in una prossima Rinascita nella quale ci sia posto per il Sardo che ancora oggi deve emigrare? Magari con il notebook e non più con la valigia di cartone…
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